I fischi a Pezzotta e i rischi di Epifani – di D.Di Vico

12/05/2003





      sabato 10 maggio 2003

      L’ATTACCO ALLA CISL

      I fischi a Pezzotta e i rischi di Epifani

      di DARIO DI VICO

          Si è ampiamente passato il segno. Ormai con cadenza quasi quotidiana la Cisl e il suo leader Savino Pezzotta sono oggetto di contestazioni, scritte intimidatorie e altre manifestazioni di ostilità. Di volta in volta gli autori cambiano. Il 25 aprile a Milano sono stati settori di Rifondazione a far partire i fischi, il 1° maggio ad Assisi l’iniziativa l’ha presa un gruppo di militanti della Cgil, a Lucca giovedì scorso è stata la volta degli operai metalmeccanici che avevano aderito a uno sciopero della Fiom- Cgil.
          Le scritte sui muri della sede torinese della Cisl sono state firmate con la stella a cinque punte mentre l’ultima prodezza spray di ieri a Rimini («Pezzotta vai in fonderia») sembra essere stata opera di qualche delegato dei Cub presente in riviera per l’assemblea nazionale. Mettendo insieme questi semplici dati è facile concludere che non c’è un’unica regia, non c’è un luogo dove è stato deciso il varo di una campagna anti-Cisl, ma non per questo le preoccupazioni scemano. Anche perché le parole usate («Pezzotta venduto») sono le stesse gridate in piazza e vergate sui muri di Torino. Delegittimare il leader cislino è quindi un’operazione ad alto rischio, crea un bersaglio. Non basta che ci sia un capro espiatorio per scatenare la violenza ma per tutto quello che abbiamo studiato e appreso negli anni del terrorismo, sappiamo che non bisogna concedere spazi e alibi a nessuno.
          Le intimidazioni contro Pezzotta accadono «dentro» una vicenda sindacale delle più complesse. Per la seconda volta è stato firmato un contratto separato dei metalmeccanici ed è alle viste il referendum sull’articolo 18. Le due questioni teoricamente sono indipendenti l’una dall’altra, ma nella realtà non è così. Sarà un caso eppure la decisione del governo Berlusconi di mettere mano allo Statuto dei lavoratori cadde proprio nel giorno (il 16 novembre 2001) in cui la Fiom-Cgil organizzava una manifestazione nazionale contro l’accordo separato del 2001. E oggi il sì al referendum appare l’unico sbocco politico, l’unica chance di rivincita che i metalmeccanici della Cgil hanno dopo il nuovo accordo separato. Insomma se c’è qualcuno che si illude di poter mettere tra parentesi il referendum – nel cui comitato promotore c’è, oltre a Fausto Bertinotti, anche la Fiom – si illude. La radicalizzazione del conflitto sindacale parte dalle fabbriche, si intreccia con la vicenda referendaria e rischia di fare prigioniero Guglielmo Epifani. Il segretario della Cgil ha scelto la logica dei due tempi: oggi mi divido dalla Cisl sull’articolo 18 e domani, dopo il responso delle urne, torno all’unità sindacale.
          Ammesso che una manovra così spericolata sia possibile, un consiglio a Epifani lo si può dare. Per farla riuscire abbia, adesso e non dopo, la pazienza di spiegare ai suoi chi è davvero Savino Pezzotta. Tra gli ultimi segretari generali della Cisl il sindacalista bergamasco appare sicuramente il meno legato al Palazzo. Non è un animale politico come lo sono stati, invece, i suoi predecessori Franco Marini e Sergio D’Antoni. Chi conosce la storia della Cisl accosta la figura di Pezzotta a quella di Eraldo Crea, uno dei dirigenti degli anni di Pierre Carniti, personaggio al di fuori degli schemi. Figlio di un alpino che rifiutò di arruolarsi con i repubblichini, Pezzotta ha iniziato a lavorare a 12 anni e la sua militanza nella Cisl si è inserita in un mondo fatto di oratorio, Azione Cattolica, parroci antifascisti e vita spartana. Raccontano i suoi amici come il giovane Savino nei primi anni ’60 fosse persino incuriosito dal comunismo, andò a un comizio di Palmiro Togliatti e si sottopose persino alla lettura de «Il Capitale». Nel ’72 si è addirittura candidato con il Mpl di Livio Labor e oggi è impegnato attivamente nella promozione delle Ong, le organizzazioni non governative che si battono per la pace. Lo scorso autunno durante un incontro sindacale con il governo a Palazzo Chigi il segretario della Cisl si alzò in piedi e sillabò: «Sono contro la guerra. Per ragioni di principio e perché sarebbe un disastro economico». Silvio Berlusconi rimase di sale.
          Questo, dunque, è Savino Pezzotta. Un sindacalista che, come sintetizza il suo amico Luigi Bobba che dirige le Acli, «si batte per evitare che il bipolarismo sgangherato della politica italiana si trasformi in un bipolarismo sociale». Più che riempito di fischi, forse andrebbe aiutato.
      Dario Di Vico
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