I dubbi di Berlusconi: «Cofferati in sella e Claudio a casa? Non ci sto»

03/07/2002

3 luglio 2002



Sostenerlo e scusarsi, tutti i dubbi di Berlusconi «Cofferati in sella e Claudio a casa? Non ci sto»
      ROMA – «Scajola ha sbagliato, la sua frase è indifendibile. Ma non è stato l’unico a sbagliare. E non si può far pagare tutto il costo del caso Biagi solo a lui. Non è ammissibile che da questo scontro tra maggioranza e opposizione se ne esca con Cofferati che resta alla guida della Cgil e Scajola che lascia il Viminale. Sarebbe un segnale di debolezza che non possiamo concedere al centrosinistra, sarebbe un’ammissione di colpevolezza». Raccontano che così Silvio Berlusconi avesse accolto i suoi ministri e i leader dell’opposizione nel vertice a pranzo che ufficialmente doveva essere incentrato sul Dpef e che naturalmente finiva per essere dedicato quasi interamente al caso Scajola. Raccontano che, in un clima di tensione in cui tutti spendevano poche parole – circospetti e scontenti, preoccupati e amareggiati – il premier fosse stato deciso nel ribadire la linea già tracciata quella maledetta domenica in cui le frasi del ministro contro Marco Biagi sono state pubblicate da Corriere della Sera e da Il Sole 24 Ore : «Non possiamo fare marce indietro, non possiamo avere ripensamenti: Scajola ha sbagliato, ma è anche vero che le sue frasi sono state isolate da un contesto. E, comunque, dobbiamo difenderlo, non abbiamo alternative: perché altrimenti offriremmo solo il fianco agli attacchi dell’opposizione».
      Questa era la linea ufficiale che Berlusconi aveva illustrato agli alleati e che loro, tra molti mugugni e mal di pancia, avevano mostrato di accettare perché «certo, è giusto, forse è l’unica via. Però…». Ma sono stati quei «però» – di Fini in un colloquio a due con Berlusconi alla fine del vertice, di un Follini che fin dall’inizio ha scelto la linea dura, dello stesso Bossi, perfino del più conciliante Buttiglione – che nelle ultime ore hanno indebolito le certezze di Berlusconi. Quei però, e le tante telefonate ricevute dai maggiorenti di Forza Italia da tempo o da poco avversari di Scajola che gli consigliavano di «seguire la linea di Giuliano Ferrara, di mollare Claudio perché è indifendibile», quei sondaggi secondo i quali il 62% degli italiani chiedono le dimissioni del ministro, tutto ciò ha portato berlusconi a dubitare che la strada della difesa ad oltranza forse non era l’unica percorribile.
      Di questo il premier ha a lungo parlato con Scajola ieri notte, nel suo ufficio di via del Plebiscito, in un drammatico incontro di quasi tre ore in cui gli ha prospettato quanto la situazione fosse difficile. Gli ha detto delle difficoltà e dei dubbi sempre più forti che Fini, e con lui i centristi di Follini, avevano nel difenderlo; di Forza Italia in rivolta; della complicazione che c’è nel far digerire all’opinione pubblica una gaffe così terribile. Lo ha fatto assieme a Gianni Letta e Paolo Bonaiuti, ai fedelissimi del ministro Antonione e Schifani, e certo con il suo ministro Berlusconi ha esaminato tutte le possibili vie d’uscita: resistere al proprio posto nonostante il malumore degli alleati e magari (come assicuravano fonti governative azzurre ieri notte) con l’appoggio esplicito che sarebbe arrivato proprio in serata del presidente della Repubblica Ciampi e di quello del Senato Pera? O dimettersi, anche se questo significa dare il via a quel rimpasto che Berlusconi vede come la peste?
      Insomma, la situazione è apertissima, e se vere è chiaro che le indicazioni istituzionali conterebbero parecchio. Ma una cosa è certa: comunque vada, Berlusconi non molla brutalmente il suo ministro. Se Scajola dopo il dibattito di oggi darà le sue dimissioni perché magari l’appoggio ricevuto dagli alleati non sarà stato sufficiente per impedirle, è certo che questo succederà dopo che Berlusconi avrà pubblicamente preso le sue difese, facendo proprie le scuse alla famiglia Biagi e ammettendo che errore c’è stato ma rivendicando che Scajola è stato un bravo ministro, e comunque non è stato certo l’unico a sbagliare in questa tormentata e drammatica vicenda Biagi in cui molti, a partire da Cofferati, dovrebbero fare mea culpa. E se, infine, Scajola resterà al suo posto, una cosa è certa: sarà stato Berlusconi – magari non da solo, ma più di tutti – a deciderlo.
Paola Di Caro


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