I Ds aprono la «vertenza lavoro»

15/09/2003

      domenica 14 settembre 2003
      I Ds aprono la «vertenza lavoro»
      Salari, welfare, diritti, occupazione: la Quercia mette a punto l’offensiva d’autunno

      Gigi Marcucci

      BOLOGNA I Ds aprono il fronte del lavoro e dell’emergenza sociale, una campagna d’autunno che chiama a raccolta tutto il centrosinistra, da Rifondazione comunista all’Italia dei Valori, passando ovviamente per l’Ulivo.
      L’economia italiana ha toccato livelli dall’allarme, vede lo scivolamento verso la povertà
      di strati sociali sempre più ampi. Ed ecco la scaletta della Quercia per i mesi che potrebbero essere tra i più caldi dell’anno: politica industriale e settori in crisi,
      occupazione e mercato del lavoro, stato sociale, la rappresentatività e la democrazia sindacale, il potere d’acquisto di salari e pensioni, anche attraverso una revisione
      dell’istituto dell’inflazione programmata. «Il rinnovo dei contratti di categoria non può più basarsi sul principio dell’inflazione programmata, che il governo fissa a metà dell’inflazione reale, ma sull’inflazione attesa, che è un criterio di stampo europeo vicino all’inflazione reale», spiega Cesare Damiano, capo del dipartimento Lavoro della Quercia, che ieri ha aperto l’attivo nazionale del partito sui problemi del lavoro svoltosi a Bologna, alla Festa nazionale dell’Unità. Il confronto nel centrosinistra è già stato avviato
      e per la prossima settimana è prevista una riunione di tutti i responsabili Lavoro dei partiti. E Donata Lenzi, coordinatrice degli assessori provinciali al Lavoro annuncia
      un’iniziativa per organizzare in tutti i consigli una giornata di discussione sulla legge 30 che ha trasformato il mercato del lavoro in una giungla che offre alle imprese la possibilità di sfruttare legalmente migliaia di lavoratori. La riunione ha sancito il riavvicinamento tra Democratici di sinistra e Cgil, dopo il grande freddo degli ultimi anni. «È importante il lavoro che Damiano ha fatto in questi dodici mesi – ha detto Achille Passoni, della segreteria nazionale del sindacato – la linea di marcia che riposiziona il lavoro all’interno della politica dei Ds ha dato dei risultati». Un anno di lavoro, 400
      incontri territoriali e nazionali, per una media di 20 riunioni al mese. «L’obiettivo – dice Damiano – è connettere l’attività del partito a quella che si scolge in Parlamento
      e alla discussione con Cgil, Cisl e Uil».
      Altro tassello fondamentale della nuova strategia dei Ds, è il coordinamento degli assessori al Lavoro, affidato a Carla Monachesi, che spiega: «Per rispondere alla
      precarizzazione del lavoro e alla destrutturazione delle aziende, dove governiamo dobbiamo produrre leggi che permettano di invertire la rotta e soprattutto mettere gli
      enti locali nelle condizioni di riprendere la barra del collocamento, anche in sinergia col privato».
      La nuova attenzione della Quercia per le tematiche del lavoro, afferma Damiano, non prelude a forme di neocollateralismo coi sindacati, ma a una «cooperazione senza primati».
      L’obiettivo dei Ds è «ricostruire oggettivamente una politica che non c’era. Nessuna delega al sindacato per poi giudicare, ma definizione di un punto di vista autonomo del partito, che coi tre sindacati può scontare convergenze o divergenze, ma seguendo una logica che punta alla modernizzazione del Paese a partire dai diritti dei cittadini e dei lavoratori». Insomma, ripartendo dal lavoro, la Quercia non intende costruire «un partito
      della protesta» – «Ce ne sono già altri», spiega Damiano – ma intende rappresentare «un vasto arco di interessi che vanno dal lavoro all’impresa».
      L’unità sindacale sui temi che saranno oggetto di scontro in autunno viene definita come
      «fatto politico indispensabile se si vogliono ottenere risultati a favore dei lavoratori».
      Che la svolta nelle politiche del lavoro dei Ds fosse necessaria lo testimonia, tra gli altri, Deanna Lambertini, delegata Fiom della Magneti Marelli di Bologna (gruppo Fiat), esponente di una sezione Ds di fabbrica che ha il 100% del tesseramento. «A lungo ci siamo sentiti soli e isolati.
      Ci sono state aziende fatte a pezzi senza che nessuno se ne accorgesse. Abbiamo venduto progetti come “Common rail” senza che nessuno dicesse niente, e adesso Mirafiori Chiude.
      Alla Magneti Marelli di Bologna c’erano 800 operai e circa 300 tra tecnici e impiegati. oggi ci troviamo con 300 operai e 600 tra impiegati, tecnici e ingegneri. A molti di loro non sappiamo cosa proporre e, anche se sono di sinistra, seguono per la loro carriera le linee tracciate dall’azienda».
      Grande attenzione anche per i rapporti tra sindacati e partito, una nota dolente quando si parlava in particolare di diritti e difesa dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
      Per Aldo Moretti, della Cgil , bisogna definitivamente abbandonare forme di collateralismo. «Abbiamo spesso vissuto le divergenze tra partito e sindacato come patologia. Eppure il partito non è più il partito della classe operaia e anche il sindacato non è più sindacato di classe. La diversità non è una patologia: è in parte inevitabile, in parte persino desiderabile. La radicalità del sindacato è nella sua stessa natura».