I Ds a Cofferati: ora dacci una mano

20/01/2003





(Del 18/1/2003 Sezione: interni Pag. 4)
Maria Teresa Meli
I Ds a Cofferati: ora dacci una mano
Dalla Quercia attacchi a Rutelli sullo Statuto dei lavoratori

ROMA
Margherita e Sdi non forniscono appiglio alcuno ai Ds. Francesco Rutelli definisce «controproducente»
l´idea di fare una legge per un referendum, quello sull´articolo 18, che interessa solo «comunisti e trozkisti».
Enrico Boselli è dello stesso avviso: niente ddl, «sarebbe un errore». Come se non bastasse, ci si è messo
anche Silvio Berlusconi: alle urne, alle urne, dice il premier. Dunque, diventa difficile per la Quercia e per
il resto della sinistra dell´Ulivo (verdi e comunisti italiani) posizionarsi sulla linea attendista, chiedendo
ancora che il Parlamento vari una legge. E´ una richiesta, tra l´altro, che comporta una contraddizione,
come rivelano inconsapevolmente le affermazioni di Oliviero Dilberto. Il leader del Pdci, infatti, da una
parte, sollecita un ddl, che, ovviamente, visti i numeri in Parlamento, dovrebbe essere fatto con il centrodestra,
dall´altra ribadisce che la coalizione, sulle riforme, «non può sedersi al tavolo» con una maggioranza inaffidabile.
Per fortuna, dall´altro ieri, nella polemica è intervenuto Sergio Cofferati, che si è detto contrario al referendum.
Così adesso i Ds possono schierarsi dietro il suo "no" senza troppa paura di tagliare i ponti con una parte del
loro elettorato. Che poi questo equivalga anche a un "no" nell´urna, quando sarà il momento, è presto per dirlo.
Persino Rutelli non ha ancora deciso che fare, se votare contro o astenersi. Comunque, le difficoltà in cui versa
la Quercia sono tali che anche illustri esponenti della maggioranza diessina, dalemiani addirittura, utilizzano l´ex
leader della Cgil a sostegno dello loro tesi. E´ il caso del capogruppo ds al Senato, il dalemiano Gavino Angius,
il quale chiede aiuto a Cofferati perchè il partito possa dire di "no" a questo referendum. Infatti, il timore di una
parte della dirigenza diessina – quella dalemiana innanzitutto – è che a furia di attendere si arrivi al voto senza una
linea, e che magari vincano i "sì", facendo la felicità di Fausto Bertinotti. Non solo: non sfugge ai vertici della
Quercia – al suo presidente e al suo segretario – il fatto che alla Margherita possa convenire schiacciare i ds su
una posizione di sinistra. Perciò Angius vorrebbe che il suo partito si affrettasse a prendere una decisione.
«A Sergio Cofferati – dice il presidente dei senatori ds – chiedo oggi di darci una mano. Se ci sono le condizioni,
per me scarse, per una legge, avanti, ma se non ci sono impegnamoci tutti insieme contro un referendum sbagliato,
inutile e dannoso e diciamo forte il nostro "no"». E Angius, nel merito, dà ragione a Rutelli: «Varare una legge –
è il suo ragionamento – che va in direzione del referendum equivarrebbe a condividerne il quesito». Le parole
del capogruppo della Quercia a palazzo Madama sono rappresentative dello stato d´animo della maggioranza ds.
E lasciano bene intendere quali siano i ragionamenti che in queste ora va facendo il presidente ds, preoccupato
che di questa storia faccia le spese il suo partito, che l´incertezza di linea possa finire per attirare sulla Quercia
l´accusa di esser poco riformista, di essere ancora troppo interna a vecchie logiche della sinistra. In poche parole,
D´Alema vorrebbe evitare che possa accadere, sull´articolo 18, qualcosa di molto simile alla vicenda degli alpini
in Afghanistan. Comunque, al Botteghino non hanno gradito l´intervista che Rutelli ha rilasciato a "La Repubblica"
sparando contro la proposta di Fassino di tentare la strada legislativa. «La nettezza di quell´intervista – dice ancora
Angius – non aiuta a cercare un minimo comun denominatore nel centrosinistra, ma rischia di dilatare differenze e
divisioni che non aiutano l´Ulivo». Già, queste continue prese di posizione del presidente della Margherita che
gioca ormai apertamente il ruolo di leader moderato impensieriscono i vertici della Quercia. Nemmeno la minoranza,
a dire il vero, ha digerito le espressioni usate dall´ex sindaco di Roma. Dice il vicepresidente del Senato Cesare
Salvi: «Rutelli rischia di usare gli stessi argomenti demagogici e infondati e gli stessi toni offensivi di Berlusconi».
Toni che non sono piaciuti neanche a Fausto Bertinotti, che replica così al presidente della Margherita: «Meglio
Democrazia proletaria che la Democrazia cristiana». E a proposito di Bertinotti: il leader del Prc, che si sentiva
minacciato dal Cofferati incombente grazie a questo referendum prende una bella boccata d´ossigeno. Che gli
consente di ironizzare nei confronti dell´Ulivo «che vorrebbe convertire Berlusconi a una legge sull´articolo 18»,
ma soprattutto di criticare il Cinese: «L´atteggiamento di Cofferati – osserva il segretario di Rifondazione – è
contraddittorio rispetto alle modalità di rapportarsi positivamente con i movimenti».

Maria Teresa Meli