I dipendenti McDonald’s: Inchiesta sugli iper-flessibili

02/05/2007
    martedì 1 maggio 2007

      Pagina 7 – CAPITALE & LAVORO

      I dipendenti McDonald’s
      Inchiesta sugli iper-flessibili

        Filcams Cgil e la Sapienza di Roma presentano un dvd sul lavoro. Strumenti per un attivo dei delegati

        An. Sci.

        Un bravo sindacalista deve conoscere i «ferri del mestiere»: il contesto in cui opera, l’azienda e le possibilità concrete di raccogliere gli altri lavoratori intorno alle rivendicazioni comuni. Il dvd Fabbriche di fast food vuole fornire questi strumenti ai delegati di una delle multinazionali più potenti del mondo, un gruppo noto anche per la sua allergia ai sindacati: la McDonald’s. Si tratta di una videoinchiesta realizzata dai giovani ricercatori di LabLav, Laboratorio sul lavoro e l’impresa della Sapienza di Roma: verrà presentato dopodomani, 3 maggio, nel corso dell’attivo dei delegati McDonald’s della Filcams, presso la Sala Di Vittorio della Cgil nazionale. Il contenuto si focalizza sul lavoro che la Filcams Cgil fa da diversi anni sul campo, nei circa 300 McDonald’s italiani. Nel video principale, dipendenti e sindacalisti Cgil spiegano «il sistema McDonald’s»; un altro breve filmato contiene una riflessione del segretario generale Filcams Ivano Corraini; infine c’è un ipertesto (per Pc e Mac) che presenta i «McTools» (Mc-Strumenti), dai contratti alla celebre inchiesta di Greenpeace, che negli anni Ottanta a Londra avviò gli attivisti mondiali. Il tutto, non a caso, è in tre lingue (italiano, spagnolo e inglese): perché vuole essere un contributo alla comunità internazionale dei lavoratori McDonald’s.

        D’altra parte, i dipendenti italiani della multinazionale dell’hamburger vantano un invidiabile primato: sono i più sindacalizzati in Europa. Un’interessante tabella mostrata nel video spiega che nel nostro paese il tasso di sindacalizzazione raggiunge il 20%, a fronte dell’1% spagnolo, dell’1,5% francese, del 4% tedesco e addirittura dello 0% britannico. Soltanto gli svedesi, con un 15% tondo, possono ambire a tenerci testa. E prima di passare alla voce diretta dei lavoratori, completiamo i numeri: la McDonald’s ha 31 mila ristoranti in 121 paesi nel mondo, l’80% dei quali in franchising (la Company statunitense, cioè, affitta il marchio a degli imprenditori, che devono applicare standard di «produzione» uguali e inderogabili in tutto il pianeta). Il ramo italiano, come si è detto, è costituito da circa 300 fast food, fattura 455 milioni di euro annui e dà lavoro a 16 mila persone.

        Il lavoro alla McDonald’s non si caratterizza per forme di precarietà contrattuale, dato che gli addetti accedono facilmente al tempo indeterminato: piuttosto la difficoltà di lavorare consiste negli orari e nei ritmi. La gran parte dei dipendenti ha contratti part time di 4 ore giornaliere, che però l’azienda utilizza con estrema flessibilità: Gianluca, un ex dipendente, racconta che ha dovuto lasciare perché quegli orari «alla fine mi stavano facendo uscire fuori di testa: un giorno ti alzi alle quattro, un altro ti corichi all’una, perché prima fai la mattina e il giorno dopo la notte». Se dunque il part time attira gli studenti, questi presto scoprono che nonostante avanzino tante ore libere nella giornata, studiare è pressoché impossibile: così, se continui non ti laurei e magari speri di fare carriere interna (ma pochi riescono), mentre se vuoi finire gli studi è meglio dimettersi (ben il 40% degli assunti non dura più di un anno).

        La formazione del personale avviene in soli tre giorni, senza soffermarsi troppo sul tema della sicurezza: il primo osservi, il secondo sei affiancato da un tutor e già il terzo sei buttato nella mischia, sebbene i primi tempi un «anziano» ti tenga sempre d’occhio, mentre la direzione può in ogni momento sottoporti al Lop («Lista di osservazione delle procedure»): ogni movimento è standardizzato e cronometrato, e non puoi sgarrare. La preparazione del panino ne è un esempio: «Prima metti il pane nel tostatore, in 20 secondi è "caramellato" e lo passi a chi fa i condimenti; ma intanto devi aver dato il via a chi sta al grill della carne. L’hamburger cuoce mentre il "conditore" mette i cetriolini l’uno accanto all’altro (non si possono sovrapporre) e il formaggio a stella (cioè di traverso). Al suono del campanello della carne puoi chiudere il panino e passarlo alla "produzione", cioè ai tunnel da cui pesca il banconista».

        «E’ una catena di montaggio, con circa 20 mila movimenti e regole standardizzate – spiega Gabriele Guglielmi, della Filcams – A dettare i tempi però non è la produzione della merce, ma i flussi della clientela». Ecco perché i turni devono essere iper-flessibili: ai panini negli orari di punta, alle pulizie quando c’è poca gente. L’importante è non sprecare neppure un momento delle 4 ore di lavoro. Luciana, delegata a Roma, spiega che molti lavoratori si rivolgono alle Rsu solo quando hanno bisogno: il sindacato è come la «mamma chioccia», manca ancora la capacità di responsabilizzarsi, anche perché McDonald’s – in tipico stile Usa – tende a inculcare l’idea che se competi con gli altri e contratti individualmente te la passi meglio, puoi diventare il «dipendente del mese» o, domani, un manager.

        Sarà per queste somiglianze con le fabbriche classiche che il dvd si conclude con uno spezzone cult di Elio Petri, 1971, «La classe operaia va in paradiso». Ma oggi la porta del paradiso sono due archi dorati. E san Pietro profuma di ketchup.