I diesse si scoprono sconcertati da Consorte

12/12/2005
    venerdì 9 dicembre 2005

      Pagina 7 – Politica

      FINANZA A SINISTRA NEL PARTITO L’INIZIATIVA DELLA COOPERATIVA STA DIVENTANDO ARGOMENTO TABÙ

        E i diesse si scoprono sconcertati da Consorte

          Turci: cose al di là di ogni immaginazione

            retroscena
            Antonella Rampino

              ROMA
              Noi accomunati ai furbetti del quartierino? Noi figli di Berlinguer, noi che scagliavamo la questione morale contro il partito-Stato, contro la Dc e i suoi tentacolari faccendieri, noi oggi sbattuti oggi in prima pagina assieme a Ricucci, Fiorani, Gnutti e compagnia bella?

              L’orgoglio e la rabbia diessina erano a scena aperta, per chi l’altro giorno fosse passato in Senato e avesse osservato i capannelli di senatores della Quercia messi di fronte alla notizia: non solo la magistratura che indaga per aggiotaggio Giovanni Consorte di Unipol, ma lo stesso che pare abbia operato «di concerto» con i furbetti del quartierino, appunto, godendo pure di favori che normalmente, come ogni cittadino italiano ben sa, difficilmente le banche italiane accordano. «Cose al di là di ogni peggior immaginazione», scuote la testa Lanfranco Turci, che è per l’appunto un senatore diessino, e per giunta salito agli alti ranghi istituzionali dopo una carriera tutta nel mondo delle cooperative rosse, di cui diventò famoso e stimatissimo presidente. «Separare, separare, separare sempre gli affari dalla politica» fa Cesare Salvi, che con Massimo Villone ha scritto pure un recentissimo saggio sui «Costi della politica». Turci dice che il partito vive «nello sconcerto», e sottolinea che esso «potrebbe diventare grave disagio, anche se per ora quelle sui conti correnti di Consorte presso la Popolare di Fiorani sono solo indiscrezioni giornalistiche».

                E insomma quel che preoccupa non è tanto l’indagine della magistratura, che anzitutto «dobbiamo rispettare» come dice il leader dei liberal Enrico Morando, indagine che ha poi «connotazioni fumose», aggiunge Turci che non crede che i quattro fascicoli aperti dalla magistratura a Roma e Milano possano chiudersi con esiti negativi per Consorte. No, lo sconcerto vero, l’allarme che potrebbe trasformarsi in disagio ma che è già concretissimo imbarazzo, sta tutto nel crollo del mito: il mondo cooperativo, il Mulino Bianco della sinistra, infangato e confuso con quelli lì, con i faccendieri del terzo millennio, con gente che parla alla Ricucci, specula alla Gnutti, e olia gli ingranaggi alla Fiorani. Quel mondo cooperativo che quando l’estate scorsa l’Unipol lanciò la scalata alla Bnl fu scosso da un moto di grande orgoglio, facciamo i banchieri, saliamo ai piani alti. E invece oggi rapida discesa nel sottosuolo, «noi, con i furbetti del quartierino».

                  Ma via, ma no, ribatte un dalemiano doc come Nicola Latorre: «Il fatto è che contro l’operazione Unipol sono partiti gli F-104. Il bombardamento è in corso, e noi dobbiamo schivarlo». Certo, tanti nemici molto onore, «ma perché far felici i nemici? La magistratura accerterà, le regole ci sono, e certamente sia la Banca d’Italia che la Consob hanno gli strumenti per dare se credono il via libera all’Opa di Unipol su Bnl».

                  Perché nessuno poi, non Latorre ma nemmeno il «sinistro» Salvi o il liberal Morando vuol credere che l’operazione venga stoppata: in quel caso la caduta d’immagine che oggi affligge il mondo cooperativo investirebbe tutta la Quercia, scuotendone vigorosamente ogni ramo. Per questo, anche se Latorre non lo dice esplicitamente, oggi Fassino e D’Alema tacciono: «E’ bene che non riparta la polemica politica: la politica deve stare lontana da queste questioni, e meno ne parla meglio è». E’ abbastanza annoiato, Latorre, e annoiato al punto da lanciare un messaggio ad uso interno: «Questa questione è ormai una linea del Piave: le prese di posizione, e i comportamenti su di essa tenuti lasciano il segno». Comprare la Bnl usando i soldi della Bnl, così come ai tempi del D’Alema di Palazzo Chigi fu possibile ai nuovi «capitani coraggiosi» comprare la Telecom con i soldi di Telecom: questo è il nodo, la questione morale che ha spinto la Quercia nella bufera quest’estate. E ci fu, nell’opinione di Cesare Salvi, «di certo un eccesso di difesa e anche un eccesso di esposizione da parte di D’Alema e Fassino, i quali mi pare però che qualcosa da quell’esperienza abbiano appreso: ci sono le regole di sistema, e la politica deve fare un passo indietro». «Ne eravamo usciti bene» è l’opinione di Morando «anche perché il punto tra noi condiviso era appunto quello delle regole e del suo gestore», che è poi come dire Antonio Fazio. Adesso, la preoccupazione si riapre: dalle parti di Nens, epicentro politico-economico dato che si tratta del centro studi di Pierluigi Bersani e Vincenzo Visco, ci si rammarica appunto di un «eccesso di prudenza» usato a suo tempo nei confronti del governatore della Banca d’Italia, che si sapeva avrebbe dovuto esprimere il proprio monocratico parere anche sull’opa di Unipol.

                    Come finirà, naturalmente nessuno può dirlo. Ma certo il sogno di potenza di Giovanni Consorte «non farà bene al sistema cooperativo, ma neanche alla Bnl», avverte Nerio Nesi che di quella banca, quand’era la prima in Italia, fu presidente, oggi responsabile della politica economica per lo Sdi. Anche perché, raccontano alcune indiscrezioni, i dirigenti della Bnl sarebbero tutti contrari. Inutile dire cosa giri ai piani alti di Via Veneto: «Noi, scalati dai cooperativi furbetti del quartierino?».