I contratti superano i tassi programmati

04/07/2003



        Venerdí 04 Luglio 2003
        I contratti superano i tassi programmati

        Trattative per 5 milioni di lavoratori pubblici e privati – Confronti condizionati dai ritardi rispetto alle scadenze

        ALESSANDRO BALISTRI
        SERENA UCCELLO


        MILANO – Le piattaforme dei sindacati ignorano l’inflazione programmata, non la considerano attendibile. Così le richieste di rinnovo dei contratti presentate negli ultimi mesi rivendicano aumenti superiori al dato fornito dal Governo.
        Già prima dell’inizio del 2003 le organizzazioni andavano oltre la previsione ufficiale dell’1,4% per quest’anno e quella dell’1,7% dell’anno prossimo. Sono i punti di riferimento del sistema contrattuale creato con l’accordo del ’93 sulla politica dei redditi. Secondo l’intesa, la base di calcolo dei rinnovi economici è l’inflazione programmata: la differenza con l’inflazione reale si recupera nel rinnovo successivo.
        Ma i sindacati non ritengono realistici i due tassi programmati dal Governo, denunciano un’erosione del potere d’acquisto degli stipendi.
        Una situazione complicata dai ritardi in molti rinnovi (nel complesso sono interessati cinque milioni di lavoratori).
        Così le piattaforme hanno spesso superato il 7% di aumento e qualche volta sono arrivate al dieci per cento. In più, alcune categorie ha chiesto di arricchire l’incremento con premi di produttività o con la riparametrazione dei livelli di inquadramento. A fare chiarezza non sono serviti i contratti pubblici: in quelli rinnovati finora il Governo avrebbe sfondato il tetto che aveva fissato. Proprio ieri, il Consiglio dei ministri, all’indomani della diffida dei sindacati, ha sbloccato il contratto della scuola, approvato a maggio, che passa ora alla Corte dei Conti. Un’operazione necessaria per l’erogazione di aumenti medi pari a 147 euro. Ma il primo banco di prova per i rinnovi pubblici è stato lo scorso marzo con il contratto dei 62mila ministeriali, chiuso con un aumento di 106 euro, a oltre un anno e mezzo dalla scadenza. Un tira e molla tra sindacati e Governo che era però partito almeno un anno prima, esattamente nel febbraio del 2002. Allora fu firmato un accordo, tra il vicepresidente Gianfranco Fini e i sindacati, per fissare i paletti per i contratti di tre milioni di statali. L’intesa stabiliva incrementi di 101 euro, con un tetto di inflazione dell’1,7% per il 2002 e dell’1,3% per il 2003, poi portato all’1,4% nel Dpef. Nel complesso, un 5,66%, compresi due punti di recupero del biennio precedente e una quota di produttività. In seguito i sindacati hanno chiesto di aggiungere un ulteriore 0,30 come anticipazione per il 2003 del saldo tra l’inflazione programmata e quella reale. E così ai 101 euro iniziali per i ministeriali, ne sono stati aggiunti altri cinque, che sono diventati otto per il sesto livello. Dopo i ministeriali a firmare, poco meno di un mese fa, sono stati i dipendenti del parastato che hanno ottenuto un aumento di 128 euro.
        Resta, invece, ancora aperta la partita per gli enti locali, la presidenza del Consiglio, le agenzie non economiche e la sanità. In quest’ultimo caso l’Aran ha già fatto sapere che per i medici dipendenti gli aumenti non supereranno il 4,62% e per quelli convenzionati il 4,8 per cento.
        Dal pubblico al privato. La piattaforma delle Poste è una di quelle presentate dopo la scadenza del contratto. L’obiettivo di aziende e sindacati è chiudere entro questo mese l’accordo che vale per il 2002-2003 e il punto di partenza è una richiesta del 10,2%: il 7,2 di inflazione e un altro 3 per cento che dovrebbe premiare i lavoratori per la crescita della produttività. Una richiesta simile è stata fatta dalla Fabi per le banche (si veda l’articolo accanto).

        Il terziario è il settore più coinvolto nei rinnovi: il tavolo del turismo è aperto ormai da un anno e le distanze tra le parti si sono accorciate, ma restano. Adesso si è aggiunto il tavolo del commercio, con 1,6 milioni di lavoratori: i sindacati hanno chiesto cento euro, il 7% in più per i prossimi due anni e regole e stipendi più rigidi per i co.co.co. Le trattative degli alimentaristi si sono interrotte per 30 euro di differenza tra le due parti: i sindacati rivendicano il 6,7% nei prossimi due anni. Mentre per il rinnovo degli assicurativi la partita si gioca tra un aumento del 7,03%, chiesto dei sindacati e il 6,31% proposto dall’Ania.