«I contratti prima del voto? Non scherziamo»

26/04/2001
La Stampa web

 


Giovedì 26 Aprile 2001

Il presidente degli industriali: «Niente trucchi, in campagna elettorale c’è un limite a tutto»
«I contratti prima del voto? Non scherziamo»
D’Amato stoppa il governo. Salvi convoca le parti sociali
Roberto Ippolito
inviato a MOSCA
Sbotta il presidente della Confindustria Antonio D’Amato: «C’è un limite a tutto…». D’Amato si trova in Russia per un’offensiva di diplomazia economica nella stagione di Vladimir Putin: guida una delegazione di imprese che cercano spazio. Ma non si fa pregare a parlare di Italia; da Roma arriva prima l’annuncio di un intervento del presidente del Consiglio Giuliano Amato per sbloccare le trattative dei contratti di lavoro e poi una convocazione del governo per Confindustria e sindacati.
Per D’Amato si tratta di iniziative strumentali dettate dall’imminenza del voto: «E’ vero che siamo in campagna elettorale, ma mi sembra che non si debba esagerare». Per D’Amato si tratta di un’interferenza non accettabile: «Le parti sociali hanno una loro autonomia. Ognuno deve fare il suo mestiere». E l’invito a presentarsi davanti al governo non verrà respinto quasi solo per educazione: «Quando siamo convocati, come parte sociale responsabile, noi andiamo. Ma consideriamo questo intervento inopportuno».
Insomma, la Confindustria è convinta che Amato sia sceso in campo per sollecitare la chiusura dei contratti soltanto per inseguire il consenso. Ma il presidente del Consiglio è accusato di essere andato al di là dei suoi compiti, invadendo un campo che non è di pertinenza della politica ma delle parti sociali. «Mi sembra del tutto fuori luogo»: la mossa di Amato è bollata così. Secondo la Confindustria il premier si è quindi sbilanciato andando a caccia di consensi: «La campagna elettorale accende i toni, ma dobbiamo riportarci tutti a un clima di attenzione e di responsabilità, di rigore e di coerenza».
Ma la Confindustria è pronta a impegnarsi per chiudere le trattative contrattuali? «I contratti devono essere definiti il più presto possibile, rispettando i limiti dell’inflazione programmata così come d’altra parte è previsto dall’accordo del 1993» risponde D’Amato. Restare sotto il tetto dell’inflazione programmata significa contribuire a «raffreddare la ventata inflattiva» provocata anche «dalla manovra espansiva della legge finanziaria con il bonus fiscale».
D’Amato vede poi nelle parole del ministro del Lavoro Cesare Salvi una forte tentazione verso il ripristino di strumenti come la scala mobile tesi al recupero automatico dell’aumento del costo della vita e quindi causa del moltiplicarsi delle spinte inflazionistiche: «Ci abbiamo messo tanti anni per superare un meccanismo che aveva posto l’Italia non solo fuori dal mercato ma l’aveva addirittura paralizzata. Non mi sembra il caso di rimettere in mezzo i vecchi miti del passato. Queste nostalgie sono del tutto fuori luogo e irresponsabili». Per il leader degli industriali, comunque, «correttamente il presidente Amato ha richiamato il limite dell’inflazione programmata» e ora «spetta all’autonomia delle parti» individuare le soluzioni concrete. A questo punto secondo la Confindustria servono «nervi saldi, grande attenzione e grande fermezza». D’Amato dice poi di non essere irritato, ma «semplicemente sconcertato di fronte a interventi di questo tipo nel nuovo millennio». Per lui l’unico problema reale è l’esistenza di piattaforme con richieste «eccedenti».
La questione dei contratti di lavoro di categoria non complica, secondo D’Amato, il confronto in corso per i contratti a tempo determinato: «Sono due cose completamente distinte e separate». Il confronto sui contratti a termine «va avanti». Si «continua a lavorare come al solito, non ci sono porte chiuse per nessuno ma non c’è neppure la voglia di fermarsi per nessuna ragione». Ma è il caso di tentare di chiudere questa partita prima delle elezioni? «Mi pare – risponde D’Amato – che siamo a un livello molto approfondito e maturo del dibattito. Non vedo perché si debba consentire alle tensioni politiche già molto presenti in alcuni schieramenti sindacali di rendere ulteriormente complicata una trattativa che ha già ha avuto un lungo percorso».
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