I contratti a termine hanno più chance

18/11/2002



            18 novembre 2002

            1- I contratti a termine hanno più chance

            2- Il bonus raddoppia
            3- Premi a chi ritarda il ritiro

            4- LA NORMATIVA
            5- IL «CAMBIO»

            Lavoro & Previdenza
            Le novità sul lavoro a tempo determinato e le conseguenze previdenziali – Salvate dalle riforme le vecchie agevolazioni contributive
            I contratti a termine hanno più chance
            Sono già in vigore o sono in arrivo nuove opportunità per la trasformazione del rapporto

            Il contratto a tempo determinato, anche
            alla luce delle novità inserite nella riforma
            del mercato del lavoro, resta uno degli
            strumenti contrattuali più flessibili e più
            rispondenti a particolari necessità.
            L’apposizione di un termine alla durata
            del contratto di lavoro subordinato è
            consentito per ragioni di carattere tecnico,
            produttivo, organizzativo e sostitutivo,
            così come disposto dal Dlgs 368/2001.
            Il contratto a termine, come si legge nella
            recente circolare del ministero del Lavoro
            42/2002, deve essere considerato lecito in
            tutte le circostanze individuate dal datore di
            lavoro sulla base di criteri di normalità tecni-
            co organizzativa ovvero per ipotesi sostituti-
            ve, nelle quali non si può esigere necessaria-
            mente un’assunzione a tempo indeterminato
            e sempre che l’assunzione a termine non
            assuma una finalità chiaramente fraudolenta.
            Dopo necessarie puntualizzazioni fornite an-
            che dall’Inail (lettera del 6 novembre 2002)
            e dopo il decreto legge 108/2002 (convertito
            dalla legge 172/2002), sono in dirittura
            d’arrivo ulteriori novità in materia,
            inserite sia nel collegato al lavoro che nella
            riforma del collocamento.
            Sia il testo licenziato dalla Camera, sia lo
            stralcio su articolo 18 e ammortizzatori
            sociali richiamano in più parti il contratto a
            tempo determinato. Sul tema degli incentivi
            all’occupazione, dalla versione iniziale del
            decreto e poi stralciata si legge che allo scopo
            di realizzare un sistema organico di misure
            volte a favorire l’inserimento stabile nel mondo
            del lavoro di soggetti privi di occupazione
            o con attività precarie il Governo è delegato
            a emanare disposizioni finalizzate ad articolare
            misure di incentivazione finanziaria — anche
            in relazione alla natura a tempo determinato o
            indeterminato del rapporto di lavoro — che
            agevolino la stabilizzazione del rapporto
            attraverso la trasformazione delle assunzioni
            a termine in occupazioni stabili.
            Ancora, in materia di riforma della disci-
            plina del lavoro part-time, al fine di rendere
            più elastiche alcune clausole (in particolare
            la possibilità di modificare le fasce orarie e
            l’utilizzo del lavoro supplementare), la nor-
            ma prevede un’estensione delle forme flessi-
            bili anche ai contratti part-time a tempo deter-
            minato.
            Il Dlgs approvato il 24 ottobre 2002 dal
            Consiglio dei ministri, atto a modificare il
            Dlgs 181/2000, modifica in maniera sostan-
            ziale alcuni adempimenti amministrativi. I
            datori di lavoro procederanno all’assunzione
            diretta del lavoratore e saranno contestual-
            mente tenuti a comunicare al centro per l’im-
            piego competente l’assunzione del lavorato-
            re. Con l’apposita comunicazione dovranno
            segnalare la data di cessazione qualora il
            rapporto non sia a tempo indeterminato. Il
            decreto legislativo precisa, inoltre, che le
            comunicazioni devono essere fatte entro cin-
            que giorni al servizio competente nel cui
            ambito territoriale è ubicata la sede di lavoro
            per le variazioni che possono sorgere durante
            il rapporto di lavoro. Fra queste, anche la
            trasformazione del rapporto di lavoro da tem-
            po determinato a indeterminato. Infine, sof-
            fermandosi sul riconoscimento dello stato di
            disoccupazione, il Dlgs delega le Regioni a
            stabilire i criteri per l’adozione da parte dei
            Centri per l’impiego di procedure uniformi
            in materia di accertamento di questa condi-
            zione. Viene puntualizzato che lo status di
            disoccupato si perde in caso di rifiuto da
            parte del lavoratore, e senza giustificato motivo,
            di una congrua offerta di lavoro a tempo pieno,
            determinato o indeterminato, o di lavoro
            temporaneo superiore agli otto mesi.
            Il periodo si riduce a quattro mesi ove il rifiuto è
            posto in essere da giovani.
            Inoltre, si prevede la sospensione dello stato di
            disoccupazione in caso di accettazione di
            un’offerta di lavoro a tempo determinato o di
            lavoro temporaneo di durata inferiore a otto mesi,
            ovvero di quattro mesi se si tratta di giovani.
            Nonostante i numerosi cambiamenti normativi
            già in atto e altri in cantiere, il legislatore ha
            lasciato inalterate, con il Dlgs 368/2001, alcune
            precedenti norme legate a particolari agevolazioni
            contributive. Oltre alle assunzioni per i disabili,
            che comunque rientrano in una specifica disciplina
            regolamentata dalla legge 68/1999 (circolare Inps
            203/2001) e per le quali non è prevista né la
            sussistenza di specifiche ragioni né la relativa
            indicazione sul contratto, ci riferiamo alle
            assunzioni dalle liste di mobilità, all’assunzione
            per sostituzione di dipendenti in maternità, con
            la quale si ha diritto ad uno sgravio
            contributivo pari al 50% della quota a carico
            del datore di lavoro, nonché alla possibilità
            per un lavoratore che ha raggiunto il diritto
            alla pensione di proseguire l’attività lavorativa
            per almeno due anni.

            TEMISTOCLE BUSSINO

            IL COLLOCAMENTO

            Il bonus raddoppia


            Con l’assunzione dalle liste di mobilità, cinque giorni di tempo per comunicare la trasformazione del rapporto. In base alla legge 223/91 (articolo 8, comma 2) i lavoratori iscritti nelle liste di mobilità possono essere assunti con contratto a termine per una durata complessiva non superiore a 12 mesi (circolare Inps 50/1997). L’azienda, per ogni lavoratore, può usufruire di un costo contributivo pari a quello previsto per gli apprendisti dipendenti da aziende non artigiane, e questo indipendentemente se il rapporto stipulato sia a tempo parziale che a tempo pieno. Quest’anno la quota contributiva relativa agli apprendisti è pari a 2,65 euro settimanali senza assicurazione Inail e a 2,75 euro con assicurazione (tuttavia è da ricordare che lo sgravio, dopo le disposizioni contenute nella legge 388/2000, non si applica ai premi Inail). Nell’ipotesi, dunque, che le aziende non obbligate ad assumere lavoratori in mobilità decidano – prima della scadenza del contratto – di trasformare il rapporto da tempo determinato a indeterminato, il beneficio contributivo spetta per ulteriori 12 mesi, a decorrere dal periodo di paga nel quale il contratto ha subito la trasformazione. Unitamente a questa agevolazione, è previsto che al datore di lavoro venga riconosciuto anche un importo mensile pari al 50% dell’indennità di mobilità eventualmente spettante al lavoratore, sempre per 12 mesi. Questo periodo temporale slitta a 24 mesi, o a 36 mesi per le aree del mezzogiorno, se il lavoratore è ultracinquantenne. Ai fini del riconoscimento del beneficio per ulteriori 12 mesi è necessario l’invio della comunicazione di avvenuta trasformazione del rapporto, entro cinque giorni ai Centri per l’impiego. L’Inps (circolare 134/1999) ha tra l’altro illustrato che le agevolazioni sono concesse anche se la comunicazione viene effettuata oltre i cinque giorni purché non oltre i termini di slittamento previsti dalla legge 196/97 (nella sostanza non modificati dal Dlgs 368/2001), e cioè non oltre il ventesimo giorno o non oltre il trentesimo a seconda che il contratto abbia una durata inferiore o superiore a sei mesi. Sul tema dei cinque giorni è ritornato, anche se in un contesto più generale, il recente decreto legislativo recante le disposizioni modificative sul collocamento. Infatti, mentre l’obbligo di comunicazione ai servizi per l’impiego diventa, con le nuove disposizioni, contestuale all’assunzione del lavoratore subordinato (vale anche per i collaboratori coordinati e continuativi e per i soci lavoratori di cooperative), resta invariato nel termine dei cinque giorni per quanto concerne la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo determinato a quello indeterminato. Così viene meno ogni obbligo di versamento contributivo da parte del datore di lavoro all’Inps (in media complessivamente pari al 32,70%). La delega in materia previdenziale, non ancora approvata, prevede ulteriori incentivazioni in materia. Garantendo la pensione maturata tramite una apposita certificazione, la delega conferma l’esenzione totale dei contributi, aggiungendo che devono essere destinati al lavoratore in misura non inferiore al 50% mentre la parte rimanente è destinata alla riduzione del costo del lavoro.
            LA PENSIONE
            Premi a chi ritarda il ritiro


            La legge 388/2000 ha dettato una disciplina intesa a favorire l’occupabilità dei lavoratori anziani dipendenti del settore privato. A decorrere dal 1º aprile 2001 ai lavoratori dipendenti del settore privato che abbiano maturato i requisiti minimi per la pensione di anzianità è attribuita la facoltà di rinunciare momentaneamente alla pensione maturata e continuare a lavorare. Tale facoltà è esercitabile a condizione che il lavoratore si impegni a posticipare di almeno due anni l’accesso al pensionamento e che si impegni, unitamente al datore di lavoro, a stipulare un contratto a tempo determinato di durata pari al posticipo del pensionamento. La facoltà di rinuncia può essere esercitata più volte e, dopo il primo periodo, anche per una durata inferiore ai due anni e comunque non oltre il compimento dell’età prevista per il pensionamento di vecchiaia. Deve essere compilato un apposito modulo ed occorre consegnare copia del contratto all’Inps (circolare 118/2001). Il contratto a tempo determinato, ancora, può essere stipulato quando è necessario sostituire lavoratrici o lavoratori in astensione obbligatoria e facoltativa (congedi parentali ai sensi dell’articolo 4 del Dlgs 151/2002). Alle aziende con meno di 20 dipendenti viene concesso uno sgravio del 50% dei contributi a carico del datore di lavoro. I benefici trovano applicazione sino al compimento di un anno di età del bambino e, per un anno, dall’accoglienza del minore adottato o in affidamento (circolare Inps 117/2000).

            LA NORMATIVA
            Gli elementi salienti del contratto a tempo determinato – Dlgs 368/2001

            -Le ragioni per stipulare il contratto
            sono di carattere tecnico, produttivo,
            organizzativo e sostitutivo
            -La durata del contratto non è predefinita
            dal legislatore
            -Il termine deve formalizzarsi con atto
            scritto, pena la sua efficacia e deve
            indicare le motivazioni
            -Non deve essere scritto per periodi
            non superiori a 12 giorni e per i
            dirigenti
            -Copia del contratto deve essere consegnata
            al lavoratore entro cinque
            giorni da inizio lavoro
            -La stipula del contratto è vietata per
            sostituire lavoratori in sciopero e per
            altri casi prestabiliti
            -Il contratto può essere prorogato solo
            se la durata del primo è inferiore a
            tre anni. La durata complessiva fra
            primo contratto e proroga non può
            eccedere i tre anni
            -L’onere dell’esigenza della proroga
            spetta al datore di lavoro
            -La proroga è possibile solo una volta,
            con il consenso del lavoratore, e
            deve riferirsi alla medesima attività
            lavorativa
            -È possibile, rispettando alcune clausole
            temporali, riassumere lo stesso
            lavoratore per un nuovo contratto
            -Se, fra proroghe e rinnovi, non vengono
            rispettate particolari scadenze
            temporali, il contratto si trasforma a
            tempo indeterminato. Sono previste,
            in caso di proroghe brevi, maggiorazioni
            retributive
            -Se il contratto supera i nove mesi il
            lavoratore deve essere computato per
            l’applicazione dei diritti sindacali
            -I Ccnl dovranno individuare i limiti
            quantitativi per l’utilizzo dei contratti
            e i diritti di precedenza per le assunzioni.
            Ci sono casi in cui non c’è il
            vincolo del limite numerico
            -Al lavoratore spetta la giusta retribuzione
            contrattuale e il periodo formativo
            -Sono esclusi dalla normativa una serie
            di contratti (apprendistato, Cfl, tirocini,
            stage, temporaneo eccetera

            IL «CAMBIO»
            La documentazione da presentare
            all’Inps

            -Copia del contratto di lavoro a
            tempo determinato di durata almeno
            biennale a decorrere dalla prima
            "finestra" di pensionamento utile
            prevista dalla normativa vigente;
            qualora prima della scadenza dei
            due anni intervenga il compimento
            dell’età pensionabile di vecchiaia,
            il contratto deve durare fino a tale data.

            -Apposita dichiarazione, da presentare
            contemporaneamente anche al datore di
            lavoro, di rinuncia alla copertura
            contributiva per il periodo corrispondente
            alla durata del contratto, e impegno a
            posticipare l’accesso al pensionamento
            per il medesimo periodo.