I conti: riforme Irpef a confronto

09/07/2004




venerdì 9 luglio 2004

I CALCOLI

Un impiegato con 20 mila euro
di reddito ne risparmia 161
Se si prendono per buone le indiscrezioni sulle nuove aliquote (23% fino a 33 mila
euro; 33% da 33 mila a 80 mila euro e 40% per i redditi più alti) si possono utilizzare le simulazioni effettuate dalla Cgia di Mestre. L’ufficio studi dell’associazione artigiana ha ipotizzato così due soluzioni: la prima con nessuna detrazione; la seconda con detrazioni del 30%.
Un operaio medio, con 16.000 euro di reddito e con un figlio a carico, potrebbe risparmiare 113 euro. Per redditi molto più alti, ad esempio un dirigente d’azienda con 120.000 euro di reddito moglie e due figli a carico, i vantaggi sono di oltre 7.770 euro. Un impiegato con un reddito di 20.000 euro e un figlio a carico l’alleggerimento fiscale sarebbe di 161 euro.
L’imposta non è dovuta se il reddito complessivo, al netto degli oneri deducibili, non è superiore: a 7.800 euro nel caso di lavoro dipendente; 4.500 euro nel caso di lavoro autonomo; a 3.000 euro negli altri casi. Dall’ammontare corrispondente al reddito complessivo sono poi previste importi decrescenti di deduzioni in rapporto al livello di reddito in maniera da garantire la progressività dell’imposta.
A partire dal 1° gennaio 2005, ogni nato da cittadino italiano o bambino adottato da cittadini italiani, il cui reddito complessivo, sommato a quello dell’altro genitore, non sia superiore nell’anno antecedente a quello di nascita 45.000 euro, potrebbe avere diritto inoltre ad un contributo di 2.500 euro. Il contributo, a decorrere dalla data di nascita o di adozione e fino al termine del primo ciclo di istruzione, matura interessi in misura pari al rendimento netto dei BTP a 5 anni maggiorato di 0,30 punti percentuali .