I conti non tornano, Tremonti pensa ai condoni

28/03/2003

            28 marzo 2003

            I conti non tornano,
            Tremonti pensa ai condoni
            Con la trimestrale di cassa revisione delle stime del governo. La crisi colpisce industria e commercio

            Bianca Di Giovanni

            ROMA Sono due le voci che si rincorrono sui
            conti pubblici alla vigilia della trimestrale di
            cassa che arriverà in aprile. Prima: è probabi-le
            che il termine per l’adesione al condono
            venga posticipato. Seconda: è quasi certo che
            la stima sulla crescita del 2003 verrà rivista.
            Due indicazioni che aumentano il senso di
            incertezza già prodotto dalla guerra in Iraq.
            L’altro ieri è stato lo stesso sottosegretario
            all’Economia Vito Tanzi a confermare che il
            Pil dell’anno in corso sarebbe in via di revisione.
            L’ultimo documento ufficiale varato dal
            governo parla di una crescita del 2,3%. Poi il
            silenzio: solo indiscrezioni. L’ultima dava i
            tecnici dell’Economia orientati verso l’1,2%,
            peggio di quanto ha di recente stimato l’Fmi
            (1,3%). Che quella stima vada riconsiderata
            l’ha scritto a chiare lettere anche la Corte dei
            Conti, che giudica ottimistiche le previsioni
            dell’esecutivo. La Banca d’Italia fa anche di
            più: indica nell’1,3% lo scenario positivo. Come
            dire: potrà andare anche peggio.
            Ma non è solo la crescita a preoccupare il
            Tesoro. Le solite indiscrezioni parlano di un
            deficit quasi fuori controllo. Attualmente il
            disavanzo starebbe galoppando sui 40 miliardi
            di euro, il doppio di quanto scritto nel
            Dpef. Buona parte del peggioramento è dovuto
            alla minore crescita. Ma qualcosa non funziona
            anche sul fronte dell’avanzo primario
            (entrate meno spese al netto degli interessi)
            che è peggiorato di oltre un punto dal 2000
            ad oggi. Le misure attivate da Tremonti per
            far tornare i conti sono già note. Uno è il
            blocca-spese, che ha contribuito a contenere
            il deficit del 2002 per circa 10 miliardi di
            cassa. Una somma enorme, che contiene molti
            rinvii di pagamenti. Difficile dire se la «forbice»
            sulle spese ministeriali (già ridotte all’osso)
            avrà gli stessi effetti per quest’anno. Il
            resto è composto soltanto da una tantum.
            Tra queste, la riapertura dei termini del rientro
            dei capitali illegalmente esportati e nuove
            cartolarizzazioni. Anche in questo caso, l’effetto
            è ancora molto incerto.
            Per queste ragioni Bruxelles ha più volte
            chiesto di vederci chiaro nei conti, ricordando
            che tutte le misure di risanamento devono
            essere strutturali. Ma intanto a Roma si pensa
            a quello slogan «meno tasse per tutti», declamato
            in campagna elettorale e oggi trasfigura-
            to nei condoni. Con il risultato che meno
            tasse ci saranno solo per gli evasori. Per di più
            anche l’incasso di questa gigantesca operazione
            (dopo tre circolari chilometriche, sarà spiegata
            oggi in vidoconferenza) sono tutt’altro
            che certi. A quegli otto miliardi indicati in
            Finanziaria sono in pochi a credere, e così
            l’incertezza sale. Di qui il tamtam su un ulte-riore
            prolungamento dei termini (già si è spostato
            dal 16 marzo al 16 aprile). A chiederlo
            sono alcune frange parlamentari della maggioranza,
            ed anche alcuni commercialisti, costretti
            ad orientarsi nella giungla di nuove
            norme in poco tempo. Tremonti ancora nicchia:
            nessun commento alle voci, nessuna indicazione
            sugli ultimi orientamenti. Ma c’è
            chi giura che allungherà i tempi all’ultimo
            momento utile: a ridosso della scadenza.