I conti non tornano in busta-paga

20/11/2007
    martedì 20 novembre 2007

      Pagina 2 – Economia

      I conti non tornano in busta-paga

        1900 euro in meno, tra perdita del potere d’acquisto e mancata restituzione del fiscal drag

          di Laura Matteucci / Milano

          LA PERDITAIn cinque anni, tra il 2002 e il 2007, i lavoratori dipendenti hanno perso in media 1.896 euro, 1.210 per le retribuzioni reali cui si aggiunge la perdita della mancata restituzione del fiscal drag. E la forbice tra i lavoratori continua ad ampliarsi: le famiglie di operai perdono nello stesso periodo circa 2.600 euro, gli impiegati circa 3mila, mentre professionisti e imprenditori guadagnano 12mila euro. Svantaggiati anche immigrati e giovani: tutti sotto i 900 euro. Tra le cause: ritardi nel rinnovo dei contratti, scarto tra inflazione programmata (sulla cui base si rinnovano i contratti) ed effettiva, inadeguata redistribuzione della produttività e mancata restituzione del fiscal drag. È questa la fotografia scattata dall’Ires-Cgil nel suo rapporto su salari e produttività in Italia e in Europa.

          Agostino Megale, il presidente dell’Ires che ha elaborato l’analisi insieme ad alcuni economisti e che l’ha presentata con il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, ripropone la «questione salariale» e l’esigenza di «una nuova e forte politica dei redditi». Come anche Epifani: «Da tempo diciamo che i salari perdono potere d’acquisto – ricorda – Abbiamo una crescita bassa, produttività bassa e salari bassi. Il Paese si deve porre il problema di una nuova politica dei redditi».

          Per la Cgil «c’è bisogno di un nuovo patto di concertazione – dice Megale – fondato sulla chiusura dei contratti, la redistribuzione della produttività al lavoro e un patto fiscale per ridurre le tasse sul lavoro, utilizzando parte delle entrate derivate dalla lotta all’evasione». Anche il viceministro all’Economia Vincenzo Visco parla di un problema, quello della perdita d’acquisto dei salari, che «va affrontato», anche se nel 2007 «i dipendenti con reddito basso hanno avuto un guadagno fiscale».

          L’analisi, che prende come riferimento la retribuzione media annua di un lavoratore dipendente al 2007 (25.890 euro), regsitra una «questione salariale» che ha raggiunto il suo picco nel 2003, per poi ridimensionarsi.

          Impietoso il confronto con l’Europa, dove tra il 1998 e il 2006 si registravano tassi di crescita delle retribuzioni nettamente superiori, del 10% in media nell’area euro.

          Se si considera invece il periodo tra il ‘93 e il 2006 si vede che le retribuzioni di fatto hanno mantenuto il potere d’acquisto rispetto all’inflazione, registrando una crescita annua del 3,4% a fronte del 3,2% medio nel periodo. Se non si è perso terreno sull’inflazione, non c’è stata però una distribuzione dei guadagni di produttività.

          Ad aggravare ulteriormente la situazione e ad abbassare il livello delle retribuzioni medie e del loro tasso di crescita c’è la questione giovanile. Un apprendista tra i 15 ed i 24 anni guadagna infatti mediamente 736,85 euro netti al mese, un collaboratore occasionale, tra i 15 ed i 34 anni, non va oltre i 768,80 euro, così come un co.co.co o un co.co.pro, della stessa età, guadagna circa 899,04 euro.

          Un giovane tra i 15 ed i 34 anni guadagna in media circa il 27% in meno di un dipendente standard il cui salario si attesta intorno ai 1.171 euro. Ma non solo.

          Oltre ai giovani, in fondo alla classifica delle nuove diseguaglianze si trovano gli immigrati, che percepiscono il 26,9% in meno di un dipendente standard, in compagnia dei lavoratori di piccola impresa (il 26,2% in meno).

          Ma anche le donne registrano forti diseguaglianze con un salario del 17,9% in meno di quello standard, poco sotto ai lavoratori del mezzogiorno che registrano una differenza del 13,4%.

          L’andamento non è omogeneo in tutti i settori. Se infatti i lavoratori delle amministrazioni pubbliche hanno registrato un lieve aumento dei salari reali rispetto all’inflazione (+3,6% medio annuo rispetto al 3,2% dell’aumento dei prezzi), le retribuzioni dei metalmeccanici hanno a malapena mantenuto il potere d’acquisto (3,2% annuo come l’inflazione), mentre le retribuzioni del credito e delle costruzioni hanno perso terreno rispetto al costo della vita (3,1% anno il credito e 3% le costruzioni).

          Un’ultima annotazione riguarda la produttività che, nella media impresa, registra performance migliori che in Gran Bretagna, Germania, Francia e Spagna, nonostante retribuzioni peggiori. Del resto: nel periodo 1993-2006 la produttività in Italia è cresciuta di 16,7 punti percentuali, ma di questi al lavoro ne sono andati solo 2,2, mentre i restanti 14,5 punti hanno fatto guadagnare solo le imprese.