I conti non tornano, il premier si arrabbia

16/11/2004

    martedì 16 novembre 2004

    retroscena

    IL CAVALIERE: CONTROLLERÒ TUTTO TAGLIO PER TAGLIO, PUNTO PER PUNTO. ASPRO CONFRONTO CON IL MINISTRO DELL’ECONOMIA
    I conti non tornano, il premier si arrabbia
    «Trovate i soldi per le tasse o ne trarrò le conseguenze»

    Augusto Minzolini


    ROMA
    NON ho nessuna intenzione di dimettermi»: quella «excusatio non petita» del ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco, che ieri le agenzie di stampa hanno rilanciato da Bruxelles, è un po’ lo specchio del disorientamento che c’è nella maggioranza e nel governo. Com’era naturale il personaggio che tiene stretti i cordoni della borsa è diventato il pro espiatorio per chi aveva riposto molte delle sue fortune politiche future sul taglio delle tasse, cioè Silvio Berlusconi e il suo partito. E in fondo, a guardarla bene, il Cavaliere qualche ragione per arrabbiarsi sia con il successore di Tremonti, sia con il ragioniere dello Stato, Vittorio Grilli, sia con i tecnici del Tesoro ce l’ha: a luglio gli avevano promesso 6 miliardi per gli sgravi fiscali e, dopo averlo indotto a fare per tutta l’estate promesse agli italiani, la settimana scorsa gli hanno comunicato che c’erano 3 miliardi e mezzo meno i seicento milioni da dare a Letizia Moratti per la scuola.


    Insomma, lo hanno indotto a fare una frittata che, a stare ai sondaggi, ha mandato giù, in picchiata, i consensi di Forza Italia. Una frittata che il premier non ha digerito e, secondo una vulgata piena di riscontri che è circolata ieri nei Palazzi che contano, lo avrebbe fatto notare a brutto muso domenica scorsa al suo ministro del Tesoro. Il ragionamento del premier sarebbe stato più o meno questo anche nelle parole: «A giugno c’erano dei soldi nelle casse dello Stato che ora non ci sono più. Perché quelle risorse sono sparite? O qualcuno ha sbagliato a scrivere il Dpef, o c’è qualcosa che non va». E, a sentire i bene informati la conclusione del ragionamento del premier, anche nei toni, sarebbe stata questa: «O entro mercoledì lei trova queste risorse, oppure ne trae le conseguenze».


    Sempre secondo questi racconti, l’insofferenza del Cavaliere nei confronti dei personaggi che avrebbero dovuto offrirgli su un piatto d’argento la riforma fiscale sarebbe cresciuta in termini esponenziali nelle ultime settimane con qualche diverbio sia con Grilli, sia con Siniscalco. I maligni, che come si sa in questi casi sono tanti, addirittura narrano aneddoti che, se fossero confermati dagli interessati, potrebbero tranquillamente trovare un posto di rilievo nell’almanacco della nostra storia patria anno 2004: al ragioniere il premier avrebbe addirittura rivolto una sorta di ultimatum («io ti ho fatto generale e io ti degrado»), mentre il ministro dell’Economia la settimana scorsa sarebbe arrivato sul punto di dimettersi, e lo avrebbe fatto se non fosse intervenuto il solito Letta.


    Domenica scorsa deve essere stato davvero un giorno drammatico per Siniscalco. Berlusconi, infatti, avrebbe raccontato lo scontro avuto con il ministro a Gianfranco Fini, chiedendogli se anche lui fosse d’accordo sulla necessità di mettere il ministro dell’Economia di fronte a un’alternativa secca: più risorse o dimissioni. Ma il vicepremier, a sorpresa, avrebbe difeso a spada tratta il ministro dell’Economia. Mentre, altra novità, il gioco duro con il responsabile del ministero di via Venti Settembre lo avrebbe fatto volentieri il leader dell’Udc, Marco Follini. Alla fine la cosa sarebbe naufragata lì. Intanto perché Fini si sarebbe portato Follini dalla sua («se salta Siniscalco salta il governo e addio al rimpasto» sarebbe stato uno degli argomenti usati dal nominando ministro degli Esteri). In secondo luogo perché lo stesso Cavaliere avrebbe ammesso la difficoltà che presenterebbe un’operazione del genere: «Non posso cambiare un ministro dell’Economia ogni tre mesi».


    Che qualcosa di vero – anzi, molto – ci sia in questi racconti lo dimostrano le cronache di ieri. Il viceministro all’Economia, Gianfranco Miccichè, ha minacciato le dimissioni se nella finaziaria non saranno aumentati i fondi per il Sud e ha criticato la manovra fiscale approntata da Siniscalco: «Non era quella che aveva in mente il premier». Il ministro per le Attività produttive, Antonio Marzano, ha sparato ad alzo zero contro Siniscalco e i suoi tecnici: «I tecnici sono al servizio della politica, non viceversa». Il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, ammette: «Tutti nel governo si dicono insoddisfatti del ministro dell’Economia». Mentre Ferdinando Adornato su mancato tagli delle tasse è pronto addirittura a scrivere un giallo: «C’è qualcosa di misterioso. Bisognerebbe indagare».


    Appunto, ed è quello che ha intenzione di fare Berlusconi. «Controllerò la finanziaria punto per punto, taglio per taglio – promette ai suoi – vedrò dove sono finiti quei soldi». Ma intanto qualcuno, anche tra i suoi, fa l’elenco degli errori del premier. Intanto quell’andar dietro alle idee pirotecniche di un Giulio Tremonti che ora veste i panni del Solone: in fondo, Siniscalco e Grilli, due centauri vicini al centro-sinistra (basta guardare il curriculum di entrambi), più legati a Ciampi e a D’Alema che non al Cavaliere, nell’area del centro-destra li ha portati lui. Altro dato da non trascurare la traiettoria politica di Siniscalco: è diventato ministro grazie al Cavaliere, ma da gran navigatore ha capito che per sopravvivere deve assicurarsi anche la protezione di Fini. Risultato: i soldi per il piano fiscale del Cavaliere non li ha trovati, quelli per il pubblico impiego pretesi dal vicepremier, invece, sì. Ultima questione è lo schema della trattativa con cui il premier si è presentato ai suoi alleati: è partito chiedendo il via libera alla manovra fiscale, in cambio di un rimpasto che prevedeva l’approdo di Fini alla Farnesina; è arrivato con Fini che è già il ministro degli Esteri «in pectore», ma ha portato a casa un’intesa sul fisco che non lo accontenta per niente e che, addirittura, appena siglata è stata rimessa subito in discussione dai suoi alleati. Insomma, un capolavoro. Ecco perché bisogna aspettarsi da un momento all’altro una reazione del premier: oggi, a quanto pare, il capo del governo tornerà in pellegrinaggio dall’oracolo Umberto Bossi, sperando – è il caso di dirlo – nei suoi consigli.