I consumi scendono in aprile

08/06/2010

Certo, c’è la componente auto, che non gode più degli incentivi, a pesare, ma la caduta dei consumi è in ogni caso pesante. A sostenerlo è la Confcommercio il cui indicatore dei consumi «segnala ad aprile 2010 una diminuzione dell’1,6% in termini tendenziali». Che in termini reali significa una caduta del 3%. Si tratta di una inversione di tendenza «che durava dall’ultimo trimestre del 2009», di graduale recupero dei livelli di consumo delle famiglie. «La battuta d’arresto registrata dalla domanda nel mese di aprile – fenomeno che sembra interessare anche altre economie europee si legge in modo più evidente guardando al dato destagionalizzato che mostra una riduzione dell’ 1,7% rispetto a marzo, dopo un bimestre di graduale miglioramento». Il dato dell’ultimo mese – afferma il Centro studi Confcommercio – deriva principalmente dalla caduta delle vendite di nuove autovetture, «come segnala il ripiegamento più sensibile,negli ultimi tre mesi, dell’aggregato totale rispetto a quanto registrato da quello computato al netto della domanda di autovetture». La presenza di un clima meno favorevole sul versante dei consumi sembra confermato dalla flessione registrata a maggio dal clima di fiducia delle famiglie, dopo ilmodesto recupero di aprile. Il dato dell’ultimomese potrebbe essere stato influenzato dai timori riguardanti la crisi greca e dalle aspettative, poi confermate, di interventi sul versante della finanza pubblica. Più articolata appare la situazione sul versante del «sentiment» delle imprese. a maggio, a fronte di un ulteriore miglioramento del clima di fiducia degli operatori delle aziende manifatturiere – afferma Confcommercio – gli imprenditori del commercio e dei servizi segnalano un peggioramento. Le aspettative più favorevoli sul versante delle imprese manifatturiere deriverebbe dal progressivo miglioramento registrato dalla produzione. Stando ai risultati dell’indagine rapida di Confindustria, nel mese di maggio la produzione è aumentata del 2,4% rispetto ad aprile, tendenza che, stando agli ordinativi (+0,3% congiunturale) ed al netto ridimensionamento registrato dalle scorte dovrebbe proseguire anche nei prossimi mesi». Secondo Antonio Foccillo, segretario confederale della Uil, «l’inversione di tendenza dei consumi italiani registrata dall’indice di Confcommercio è la prova che le politiche atte a favorire la domanda non sono adeguate gli stessi incentivi all’industria automobilistica o ad altri settori produttivi hanno una validità a termine e non sono strutturali». Per Foccillo «quello che servirebbe, invece, è una politica fiscale redistributiva positiva sia nei confronti dei redditi da lavoro dipendente sia di quelli da pensione».