I consumi non ritrovano slancio

21/03/2005
    domenica 20 marzo 2005

    sezione: ECONOMIA ITALIANA – pagina 15

      LA SPESA DELLE FAMIGLIE • Per l’ 80% dei commercianti nel 2005 le vendite al dettaglio resteranno ferme Parla Aldo Soldi, presidente di Ancc Coop
      I consumi non ritrovano slancio
      Confcommercio: aumento dello 0,9% De Rita ( Censis): in Italia situazione più grave che nel resto d’Europa

        VINCENZO CHIERCHIA

          DAL NOSTRO INVIATO CERNOBBIO • L’ 80% dei commercianti ritiene che nel 2005 i consumi rimarranno stagnanti, intorno ai livelli del 2004 e il 30% si aspetta addirittura una flessione intorno all’ 1% della spesa delle famiglie. Secondo i dati resi noti nel corso dei lavori del seminario Confcommercio Ambrosetti sulle prospettive dell’economia italiana, non arriva al 20% la quota dei negozianti che ritiene invece possibile una crescita degli acquisti intorno al 2%. Il principale imputato di questa situazione sarebbe, il calo di fiducia delle famiglie che si ritengono vistosamente impoverite: il 78% dei negozianti pensa che il potere d’acquisto percepito dalle famiglie sia in declino.

          Le previsioni macroeconomiche elaborate da Confcommercio indicano che nel 2005 la crescita generale dei consumi resterà sui livelli dello scorso anno senza recuperi (+ 0,9%) e che, in particolare frenerà la spesa delle famiglie: + 0,9% dal + 1% tendenziale registrano nel corso del 2004. Un’indagine del Censis, realizzata per conto di Confcommercio e presentata dal segretario generale Giuseppe De Rita ha messo spiega che in Europa l’Italia è il Paese dove i consumi sono più deboli e dove la fiducia dei consumatori è più bassa. « Il quadro resta difficile — commenta Giovanni Pomarico, presidente di Ada che aderisce a Federdistribuzione e nel vertice del gruppo commerciale Selex —. Se va bene riusciamo a difendere le posizioni dello scorso anno, ma i negozi di grandi dimensioni soffrono » . E l’indagine Censis Confcommercio ha rilevato che tra il 2003 e il 2004, le famiglie hanno abbandonato in parte supermercati e ipermercati per puntare sui discount, i negozi a basso prezzo, e sui mercati rionali, mentre sta dilagando il fenomeno della spesa fatta in più punti vendita per risparmiare.

          « La Pasqua sarà fredda quest’anno — aggiunge Pomarico —. Da inizio anno c’è stato sì un lieve recupero dei consumi ma è molto molto debole, ed è diffuso tra gli operatori commerciali il timore che alla fine il 2005 possa anche essere peggiore del 2004 » . « Lo scenario è stagnante — aggiunge Umberto Paolucci, top manager europeo di Microsoft e vicepresidente di Confcommercio —. Forse l’iniziativa del Governo, in particolare del ministro Lucio Stanca, sugli sgravi fiscali ai computer dati dalle imprese ai dipendenti potrà dare un segnale di fiducia al mercato, ma il quadro resta generalmente gelido. Le famiglie hanno puntato molto sulla telefonia, ma l’information technology ha avuto globalmente dei problemi e non vedo grosse correzioni di rotta all’orizzonte ».

          Come rileva Giovanni Cobolli Gigli, presidente di Federdistribuzione, l’associazione delle grandi catene commerciali, le famiglie devono far fronte a spese obbligate sempre più elevate, che drenano risorse dai consumi. Oggi i consumi commercializzabili valgono 180 miliardi di euro
          (107 per l’alimentare) a fronte di 600 miliardi per le spese destinate a servizi energetici, sanità e istruzione, ad esempio. Il livello dei consumi che transitato dagli esercizi commerciali — aggiunge — è oggi più basso di tre punti percentuali rispetto al 1990. « Gli italiani hanno cambiato i modelli di acquisto — sottolinea Dino Tabacchi, presidente della catena di negozi di ottica Salmoiraghi & Vigano —. Sono state tagliate le spese voluttuarie. Ci si concentra sull’indispensabile ».

            E anche le imprese industriali vedono grigio sui consumi.
            « Non credo che ci sarà un recupero apprezzabile prima di un paio di anni almeno — spiega Secondo Della Noce, direttore commerciale Europa del gruppo Ferrero —. L’Italia resta stagnante come la Germania, mentre Spagna e Gran Bretagna vanno bene ».