I consumi non ripartono, a febbraio solo +0,1%

26/04/2004

        sabato 24 aprile 2004
        I dati dell’Istat confermano la crisi: le famiglie italiane non hanno più soldi da spendere. Colpita soprattutto la piccola distribuzione
        I consumi non ripartono, a febbraio solo +0,1%
        MILANO È stato un febbraio nero per i negozi italiani. Le vendite al dettaglio sono infatti cresciute appena dello 0,1% rispetto allo stesso mese dell’anno prima e sono diminuite dello 0,4% rispetto a gennaio. Il dato, che accorpa sia le quantità che i prezzi e ingloba quindi anche l’inflazione, allarma i commercianti, preoccupati per una ripresa dei consumi che stenta a partire.
        La crescita frazionale su base annua è il risultato di un aumento dei prodotti alimentari dell’1,4% e di un calo dell’1% dei non alimentari, quelli dove tradizionalmente più forte si fa sentire la scarsa propensione all’acquisto in tempi di crisi dei consumi. E infatti tutti i gruppi di prodotti del no-food presentano un desolante segno meno: sono andati male, in particolare, i prodotti di profumeria e di cura della persona (-2,4%) e la voce calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-2,1%). Cercano di tenere la posizione, invece, i mobili, articoli tessili e arredamento (-0,2%) e gli altri prodotti, che comprendono anche gioielli e orologi (-0,4%).
        Ma a fare le spese della crisi dei consumi, ancora una volta, sono soprattutto i piccoli negozi, che sopportano un calo delle vendite tendenziale dell’1,8%, con alimentari in discesa del 2,2% e non alimentari in flessione dell’1,7%. La grande distribuzione (e in particolare i grandi magazzini), invece, registra variazioni positive a tutti i livelli: il totale delle vendite cresce del 2,4%, con il food in progresso del 2,3% e il no-food del 3%.
        Una differenza di andamento, quella tra grande e piccola distribuzione, che naturalmente non è sfuggita a Confesercenti: «Mentre le grandi strutture riescono a galleggiare con un incremento pari all’inflazione – osserva l’associa-zione guidata da Marco Venturi – i negozi finiscono a -4,2% scontando, oltre all’andamento dei prezzi, anche le innumerevoli difficoltà derivanti dalla concorrenza dei grandi ed il lievitare di tasse, tariffe locali e costi di gestione». Per ridare vigore ai consumi, dunque, secondo Confesercenti ci vogliono «misure urgenti capaci di supportare i segnali di ripresa del clima di fiducia dei consumatori».