I consumi degli italiani fermi al palo

26/01/2006
    giovedì 26 gennaio 2006

    Pagina 34 – Economia

      Per l´Istat +1,7% rispetto all´anno precedente, ma le variazioni su ottobre e negli undici mesi del 2005 sono nulle

        I consumi degli italiani fermi al palo

          A novembre crescita zero delle vendite. I commercianti: è stagnazione

          Barbara Ardù

          ROMA – E´ fissa sullo zero la lancetta che segna gli aumenti o le diminuzioni nei consumi degli italiani. Bloccata da parecchi mesi. Solo i consumi alimentari reggono. Se infatti le vendite al dettaglio sono aumentate a novembre 2005 dell´1,7% rispetto allo stesso mese del 2004, la variazione è nulla sia rispetto allo scorso ottobre, sia sui primi undici mesi del 2005. Prudenti o squattrinati gli italiani continuano a manifestare cautela negli acquisti. Non tagliano i consumi, come hanno fatto nei primi quattro mesi del 2005 quando le vendite al dettaglio hanno subito un vero e proprio crollo, ma nemmeno caricano i carrelli. Osano più sugli alimentari (le vendite a novembre sono aumentate del 2,6%) e sono più cauti quando devono acquistare i prodotti non alimentari (+1,1%). E a tirare la cinghia è ancora una volta il Sud. Gli incrementi più marcati nelle vendite al dettaglio si sono registrati infatti nel Centro (+4%) e nel Nord-Ovest (+2,1%).

          Di buono c´è che il trend positivo iniziato ad agosto non si è fermato: dopo il +2,4% di agosto, il +1,1% di settembre il +1,4% di ottobre, a novembre, secondo i dati dell´Istat, si registra la quarta variazione tendenziale positiva consecutiva. Dati che però preoccupano i commercianti. La variazione dell´1,7% «pur segnando finalmente un altro risultato positivo, non indica una vera inversione di tendenza – spiega la Confesercenti – infatti al netto dell´inflazione la variazione è ancora una volta negativa, pari allo 0,4%». Dunque consumi al palo, che «riflettono lo stato stagnante dell´economia italiana». «Se non vengono affrontati i nodi fondamentali per rendere più competitivo il sistema Paese – conclude la Confesercenti – difficilmente arriveremo a una vera svolta».

          E anche in Confcommercio hanno difficoltà a parlare di ripresa, nonostante il peggio sia ormai alle spalle. «I consumi non ripartono» è il commento del Centro studi dell´associazione. Preoccupa soprattutto la flessione nelle vendite al dettaglio dei beni non alimentari. La variazione nulla dei primi undici mesi del 2005 è infatti il risultato di un aumento delle vendite al dettaglio dei prodotti alimentari dello 0,6% e di un calo nel comparto non alimentari dello 0,2%.

          A novembre invece a tirare su le vendite è stato il comparto dei prodotti farmaceutici (+2,5%) e quello degli "altri prodotti" (gioiellerie, orologerie) con +1,7%, mentre le flessioni più marcate si sono registrate per "supporti magnetici e strumenti musicali" (-1,5%) e per cartoleria, libri e giornali (-0,5%).

          Ma a preoccupare i commercianti non è solo il ristagno delle vendite. Ancora una volta l´Istat certifica la sofferenza della piccola impresa. Gli italiani preferiscono la grande distribuzione dove si trovano più facilmente promozioni e occasioni. Quell´1,7% di incremento nelle vendite al dettaglio di novembre è infatti il risultato di un balzo del 3% nel commercio della grande distribuzione e dello 0,8% delle vendite nelle imprese operanti su piccole superfici, i negozi. Non solo. La dinamica delle vendite è risultata più favorevole nella grande distribuzione sia per i prodotti alimentari (+3,3% rispetto a +0,1%), sia per i prodotti non alimentari (+2,2% rispetto a +1%). Gli italiani insomma preferiscono sempre più i grandi magazzini.

          Nel 2005 è cambiata anche la composizione del carrello della spesa. Nei primi 11 mesi è calato il consumo di pollame (-12,3%), è aumentato quello di carne di maiale (+4,7%) e il latte fresco ha vissuto un vero e proprio boom (+4%). E´ quanto emerge da una analisi della Coldiretti. Sono stati gli effetti psicologici dell´emergenza influenza aviaria ad aver affossato i consumi di pollame. In calo anche il consumo di oli e grassi (-1,3 per cento), mentre rimane stabile la spesa per l´olio di oliva.