«I consumi 2002 saranno in discesa»

22/07/2002

sabato 20 luglio 2002



«I consumi 2002 saranno in discesa»

Vincenzo Chierchia

MILANO – «Il vero nodo è rappresentato dai beni durevoli, sensibili al clima di fiducia, per i quali si stima una caduta degli acquisti nell’ordine del 4% in quantità. È un segnale molto preoccupante e il peggioramento del clima di fiducia delle famiglie non apre certo le porte a un recupero, a un’inversione di tendenza». Decisamente a tinte fosche, dunque, il quadro della domanda interna e delle intenzioni di spesa delineato da Carlo Mochi, responsabile dell’ufficio studi di Confcommercio. «Le previsioni per i beni durevoli – aggiunge Mochi – sono decisamente orientate al peggio. Per mobili, elettrodomestici e anche per le automobili i segnali sono negativi. Le famiglie sono disorientate, incerte. E credo che dobbiamo aspettarci nuovi peggioramenti dello scenario». Per gli altri settori l’analisi di Confcommercio non cambia direzione. «Il turismo annaspa. L’abbigliamento è complessivamente molto debole – aggiunge Mochi -. Ci attendiamo una flessione sensibile anche quest’anno, almeno intorno all’1,5% delle quantità vendute, dopo aver archiviato un anno difficile come il 2001». A tenere, nell’ambito della ricognizione della dinamica dei consumi delle famiglie, è soltanto l’alimentare. «Complessivamente l’andamento è stabile – sottolinea il responsabile dell’ufficio studi di Confcommercio – anche se si stanno osservando dei marcati fenomeni di sostituzione. Ad esempio le famiglie, di fronte ai massicci rincari dei prodotti freschi, ortofrutta in pole position, per la siccità, stanno privilegiando i surgelati, per cui in molti comparti dell’alimentare abbiamo rincari elevati accompagnati da caduta della domanda e da sostituzione con prodotti complementari». Nel complesso le attese di Confcommercio sulla dinamica dei consumi delle famiglie sono in netto deterioramento. «Se va bene – sottolinea Mochi – potremo archiviare il 2002 con un lieve incremento della spesa aggregata intorno allo 0,9%, in decelerazione dopo il modesto 1,1% del 2001. Ma anche in questo caso occorre fare attenzione al fatto che la dinamica dei consumi sconta il fatto che le quantità di prodotti effettivamente venduti nei negozi sono in netto calo». Il quadro macroeconomico prefigurato dall’ufficio studi di Confcommercio è infine fortemente condizionato dall’evoluzione dello scenario internazionale. «Il terzo trimestre dell’anno in Italia ha una significatività relativa – spiega Mochi – i veri conti si faranno nell’ultima parte dell’anno. Ma i fattori negativi sono molteplici. Gli Usa restano in difficoltà. Un nuovo shock petrolifero è plausibile se il Medio Oriente si infiammerà di nuovo a causa dell’Irak. In Italia le difficoltà di un gruppo industriale chiave per l’intero Paese come Fiat si stanno facendo sentire e l’onda lunga proseguirà ancora. Il changeover ha poi accentuato i timori sui prezzi. Insomma, le famiglie sono sulla difensiva di fronte a uno scenario non favorevole a nessun livello, e destinato a perdurare».