I consumatori tartassati dalle lobby

21/10/2005
    venerdì 21 ottobre 2005

    Pagina 7- PrimoPiano

    L’ITALIA DELLE CORPORAZIONI DAI FARMACI AI TAXI IL CONTO DA PAGARE È SEMPRE PIÙ ALTO

    I consumatori tartassati dalle lobby

      Forti differenze
      con i Paesi esteri
      anche nelle parcelle
      dei professionisti

        retroscena

          ROMA
          Italia, Paese delle mille corporazioni: oggi si parla di quella dei benzinai ma non dimentichiamoci di tutte le altre.

          Secondo i calcoli del presidente dell’Adusbef, Elio Lannutti, «in Francia i due terzi dei carburanti sono erogati dagli impianti di proprietà della grande distribuzione, con un risparmio per automobilista del 10-12 per cento, che in Italia si tradurrebbe in 150-300 euro di minore esborso all’anno» a seconda del livello dei consumi individuali. Ma nel confronto internazionale è difficile negare che, in termini di costo per i clienti, quel che vale per i nostri benzinai vale pure per i nostri taxisti, perché (dati alla mano) gli uni e gli altri ci costano di più, anche in conseguenza delle norme che blindano la categoria.

          Una recente comparazione rivelava ad esempio che a Roma in taxi si pagano 2,33 euro di scatto e 11 centesimi ogni 141 metri (cioè 0,78 euro al chilometro) mentre a Parigi fanno 2 euro a chiamata e 0,60 al chilometro e a New York 2 svalutatissimi dollari alla partenza e 30 centesimi (sempre di dollaro) ogni quinto di miglio (320 metri), cioè circa mezzo euro al chilometro. Anche altri confronti internazionali ci penalizzano, con l’eccezione di Londra dove la sterlina pesante fa pesare assai pure il chilometro se si paga in euro.

          In Europa è d’uso comprare i medicinali più comuni al supermarket, a prezzi da grande distribuzione; non in Italia, dove il monopolio delle farmacie, stabilito dalla legge, è rigidissimo e tale resta nonostante un recente tentativo di liberalizzazione. Il ministro della Salute, Francesco Storace, aveva calcolato in un 20 per cento medio il costo extra che sopportano gli italiani per alcune medicine; in mancanza di una liberalizzazione del settore il ministro ha ridotto per decreto i prezzi e la Federfarma si è attivata presso gli associati affinché applichino queste indicazioni.

          In Italia corporazioni potenti e difficili da contrastare, anche perché ben rappresentate in Parlamento, sono quelle dei liberi professionisti associati in ordini professionali, che impongono tariffe minime e dunque limitano o escludono la concorrenza sulle parcelle. Confindustria da tempo indica nell’attuale struttura degli ordini un fattore di svantaggio competitivo per le imprese italiane rispetto alle straniere; si pensava che il marcato unico europeo imponesse delle parificazioni, che però finora non si sono viste.

          Per dirla tutta, bisogna ammettere che certe professioni sono più necessarie in Italia che altrove perché da noi lo sfascio della pubblica amministrazione ne rende più necessari i servizi, per esempio nella certificazione delle transazioni. Ancora Lannutti dà alcune cifre sui notai: «Sono meno di 5 mila in tutta Italia per seguire un milione di compravendite immobiliari all’anno, e ognuna di queste frutta parcelle di migliaia di euro. Nei passaggi di proprietà delle auto si spendono da noi 300-400 euro contro i 30 della Francia e i 40 della Germania», dove peraltro i notai ci sono. Nel settore legale la situazione per i clienti è peggiorata da quando è stato eliminato il giudizio di equità per tutti i contratti di massa (quelli che si stipulano con le banche, le assicurazioni e le società di servizio tipo luce e gas): il che significa che prima per cause che avevano per oggetto, ad esempio, 50 euro non si pagava nulla mentre adesso se ne devono sborsare a centinaia e allora si rinuncia a far valere i propri diritti.

            Nella vita quotidiana i cittadini italiani hanno occasione di dirsi soddisfatti delle prestazioni di ingegneri, architetti e geometri, ma anche di lamentarsi del costo delle loro parcelle, tutte chiuse entro limiti tabellari; lo stesso vale per quelle dei commercialisti, ma se aiutano a pagare meno tasse non ci si lamenta di sicuro. [lui.gra.]