I consumatori: riuscito lo sciopero della spesa

13/09/2002




13 settembre 2002

I consumatori: riuscito lo sciopero della spesa

Guerra di cifre sulla protesta per il caro-prezzi. I commercianti: pronti a manifestare contro la stagnazione economica

      ROMA – Dieci milioni, venti. Di più. Nel calcolare le adesioni allo sciopero degli acquisti, tenutosi ieri, la tendenza dell’Intesa dei consumatori, ispiratrice dell’iniziativa, è all’arrotondamento. Alla fine della giornata, costellata da annunci delle associazioni e smentite soprattutto della grande distribuzione (Gs e Coop), il dato si attesta su un 40%, con punte del 50% al Sud: un cittadino italiano su due. Un trionfo, secondo organizzatori e sostenitori. Numeri da giocare al lotto, secondo Confcommercio che si prepara a scendere in piazza a ottobre contro la stagnazione. Forse un po’ sovrastimati, per Confesercenti che preferisce promuovere accordi-calmiere. Così, in assenza della prefettura, che negli scioperi fa la tara al numero dei manifestanti, della giornata di protesta resta un dato roboante. E la sensazione che gli italiani, ancora lungi dal chiedersi «se» è il caso di spendere, cominciano a chiedersi «come» farlo risparmiando.

      MAI COME AL SUD – Il bollettino delle sedi periferiche dell’Intesa segnala adesioni del 22% a Milano, del 25% a Firenze, del 30% a Bologna, del 32% a Torino. I dati si fanno ancora più incoraggianti man mano che si scende a Sud: 38% a Roma, 45% a Napoli, 48% a Bari, 50% a Catania. Ma al di là dei numeri va registrato un fiorire di iniziative locali: come il calmiere che, nato a livello nazionale da un accordo tra l’Intesa e Confesercenti, ora sarà ripreso anche a Bologna.

      CONSIGLI & ACQUISTI – Il picchetto dell’Intesa, organizzato davanti a Montecitorio, riscuote forse meno successo del decalogo per risparmiare stilato dal Codacons. Scorrendolo, non solo è possibile sapere come resistere alle tentazioni allineate sugli scaffali dei supermercati, in genere ad altezza d’uomo. Ma si può anche ipotizzare di proseguire la protesta con uno sciopero «permanente effettivo». Basterà rinunciare ai dieci prodotti che detengono il record dell’aumento: trigliette, sarde, vongole, sgombri, fiammiferi, olio di semi di girasole, crescenza, fagioli borlotti, noci e tutte le delizie dell’orto.

      A CHI TOCCA – La solidarietà espressa all’iniziativa dell’Intesa dall’Ulivo allarma la Coalizione dei consumatori che non vi ha aderito. «Ai partiti e ai sindacati diciamo: giù le mani dai consumatori» protesta per tutti Giustino Trincia. Alle associazioni che registrano una così forte spaccatura interna, la Camera sta preparando una sorpresa: la commissione Attività produttive, guidata da Bruno Tabacci, che martedì avvierà un’indagine sui prezzi, intende trovare un modo per soppesarne l’effettiva rappresentatività. Intanto Confcommercio contesta le cifre dello sciopero la cui «assai scarsa attendibilità» rischia «di creare anche inutili e pericolose turbative di mercato». Ieri il consiglio generale di Confcommercio, prendendo atto della «grave situazione dell’economia» ha deciso di riconvocarsi il 3 ottobre, data nella quale «non esclude, in assenza di significative iniziative del governo, la mobilitazione di tutto il settore».

Antonella Baccaro