I consumatori: in 4 anni troppi prezzi raddoppiati

16/05/2005
    lunedì 16 maggio 2005

      UNA COMPARAZIONE GENNAIO 2001-MAGGIO 2005 CONFERMA L’IMPOVERIMENTO DELLE FAMIGLIE
      I consumatori: in 4 anni
      troppi prezzi raddoppiati
      Indagine Adoc. Per Renato Brunetta (Fi) «rilevazioni inaffidabili»
      Venturi (Confesercenti): «La colpa dei rincari non è dei negozianti»

        analisi
        Luigi Grassia

          SE volete gustare un frutto di stagione come le fragole e provate a confrontare il loro prezzo di oggi con quello di 4 anni fa – cioè dall’introduzione dell’euro – scoprite che sono rincarate del 94%. Se dirottate la vostra attenzione sulle susine l’aumento è del 125,8%. Una minerale piccola o una pizzetta ordinate al bar costano il 96% in più. Le scarpe segnano +93,6%. Anche gli affitti delle case sono raddoppiati in quasi tutte le città. Lo dice una ricerca Adoc-AdnKronos sul periodo gennaio 2001-maggio 2005 i cui risultati sono stati diffusi ieri.

          La valanga dei rincari si è abbattuta su un’Italia in cui, negli stessi anni, il tasso di inflazione rilevato dall’Istat è rimasto inchiodato sulla linea del Piave del 2% (decimale più decimale meno). Secondo l’economista di Forza Italia Renato Brunetta la contraddizione è solo apparente: in parte la spiega con «il terrorismo psicologico delle associazioni dei consumatori e i loro sistemi di valutazione non affidabili», inoltre rileva che se si tiene conto non solo dei listini ma anche degli sconti e delle vendite rateali senza interessi si scopre che «le auto costano meno, gli elettrodomestici costano meno, i cellulari costano meno» e questo abbassa la media del tasso di inflazione. Resta il dato oggettivo che per molti beni c’è stato con la conversione lira/euro uno scalino di prezzo che non si è mai riassorbito e adesso milioni di famiglie non arrivano a fine mese.

          Fra le cose che si mettono in tavola, il record dei rincari rilevati dall’Adoc riguarda i carciofi il cui prezzo è addirittura triplicato (+206,4%) mentre l’insalata è più che raddoppiata (+115,2%) e le patate quasi (+93,5%). Al confronto sembrano quasi modesti – ma non lo sono – gli aumenti di spaghetti (+30%), tonno in scatola (28,3%) e bistecca (+18,3%). Per le uova fresche l’aumento è stato del 56%. Le zucchine (o zucchini, a seconda delle varianti regionali) che in questi anni sono assurte un po’ a campione eponimo del rincaro alimentare, hanno messo a segno un +38,1% che in effetti potrebbe davvero rappresentare una specie di media per il settore.

          Il presidente di Confesercenti Marco Venturi non accetta che i commercianti finiscano sul banco degli imputati: facendo l’esempio della frutta, dice che «secondo i dati dell’Ismea il 40% del prezzo finale va agli agricoltori, il 40% all’intermediazione e solo il 20% ai dettaglianti. È sui passaggi intermedi che si dovrebbe intervenire».
          Quando si esce di casa e si va al bar si trova tutto aumentato pure lì: una colazione cappuccino più cornetto passa da 1600 lire a 1,40 euro (+68,7%). In pizzeria si spende più o meno quello che una volta si spendeva al ristorante: la margherita da 6500 lire è passata a 4,5 euro (+33,9%), la cena complessiva da 15.000 lire a 17 euro (+19,3%) senza contare birra o vino. Con lo stesso criterio la cena in ristorante costa 35 euro contro le 40.000 lire del 2001, cioè +69,4%.
          E i divertimenti? E i vizi? Le sigarette sono aumentate del 38,9%, le giocate al lotto del 96,1%. Rincari minori per gli svaghi culturali, già costosi e quindi a rischio di diserzione totale: il biglietto del cinema è aumentato dell’11,8% e l’abbonamento a teatro del 14,8%.
          Se ci andiamo in autobus scopriamo che i ticket sono passati a Roma e Milano da 1500 lire a un euro, con un aumento del 29,9%. Vivere nelle grandi città costa molto anche per il caro-casa, con affitti cresciuti a Roma del 93,6%, a Milano dell’84,4%, a Firenze dell’82,2% e a Bari del 78,7%.

            E le prestazioni professionali? Chiamare l’elettricista costa il 93% in più, andare dal carrozziere il 37%, dal barbiere il 67,7%, dal parrucchiere il 48,9%, dal dentista il 61,4% e dall’avvocato il 25%.
            Commercianti, professionisti ed esercenti di bar e ristoranti citano gli aumenti di tariffe e tasse locali per giustificare i rincari delle loro prestazioni. L’economista Mario Talamona, che gode di un duplice punto di vista essendo anche assessore al Bilancio di una metropoli come Milano, in parte li giustifica: «In questi anni le finanze comunali sono state effettivamente in difficoltà, perché hanno dovuto partecipare al risanamento del deficit pubblico. Molti Comuni si sono rifatti con l’addizionale e con l’aumento dell’Ici e delle tariffe, anche se qui a Milano questo non è quasi avvenuto». Il Municipio meneghino è pure azionista della Aem che ha appena conquistato la Edison e in questo Talamona vede un esempio importante di come «accompagnare le aziende ex municipalizzate a una crescita col vaglio del mercato, in modo da abbassare in prospettiva i prezzi di luce e gas. Per ridurre tutti i prezzi in Italia la soluzione può essere solo avere più mercato».