I commercianti difendono i negozi chiusi “Non è colpa nostra se mancano i turisti”

28/04/2011

Bologna – Non basta tenere aperti i negozi per far arrivare sotto le Due Torri folle di viaggiatori spendaccioni. O meglio, non è sufficiente il commercio per rilanciare la vocazione turistica di una città in cui durante il week-end di Pasqua c´è meno gente che a ferragosto. È questo il messaggio che i commercianti lanciano il giorno dopo la querelle tra il commissario Anna Maria Cancellieri e il leader della Cgil Susanna Camusso sullo shopping del Primo maggio.
Ma il tema è complesso. Ancor di più in campagna elettorale. E così il numero uno della Camera di Commercio Bruno Filetti preferisce non parlare. Idem il manager dell´aeroporto Giuseppina Gualtieri. A dare una risposta chiara ai 3,2 milioni di turisti che visitano Bologna ogni anno ci pensa la Confesercenti tramite il suo direttore Loreno Rossi: «Chi resterà aperto il Primo maggio? Le stesse attività che sono aperte le altre domeniche, quindi pochissime». Questo perché «la vocazione turistica della nostra città non è forte e il commerciante apre solo se ha benefici in termine di vendite». Insomma, leggi regionali, ordinanze di Cofferati, decreto Bersani. Tutto negli ultimi anni ha spinto per liberalizzare gli orari dei negozi per aiutare le città a vocazione turistica. Riforme che non hanno aiutato più di tanto l´arrivo dei visitatori nel capoluogo emiliano. E così domenica prossima chi rischia di incassare cifre irrisorie terrà il proprio negozio sbarrato. Quasi un controsenso per una categoria che ogni giorno bussa alla porta della politica per chiedere più turismo e più aerei low cost. E sbatte i piedi per ottenere il bollino ‘botteghe storiche´, la messa al bando di Sirio, delle zone pedonali, la costruzione di nuovi parcheggi e demonizza i cantieri del Civis che fanno perdere turisti.
La polemica sul Primo maggio prosegue da giorni. Da un lato la richiesta di Palazzo d´Accursio di lasciare le saracinesche alzate «per aiutare la ripresa dei consumi». Dall´altro il sindacato convinto che il giorno della Festa dei lavoratori i dipendenti debbano restare a casa (o andare in piazza). Nel mezzo i commercianti bolognesi. Quest´anno meno disponibili dell´anno scorso a fare gli straordinari.
E la serrata dei commercianti non sembra piacere molto alla politica. Ad esempio per l´assessore provinciale al Turismo Graziano Prantoni: «Nello sviluppo turistico di Bologna il commercio deve avere un ruolo e lo deve esercitare». Un messaggio simile a quello lanciato dal suo collega regionale Maurizio Melucci: «Così non si aiuta certo il turismo. A Roma è tutto quasi sempre aperto ma basta pensare anche alla riviera romagnola».
Nel frattempo ad occupare le quasi 20mila camere d´albergo di Bologna arrivano turisti che durante le festività si ritrovano di fronte un città quasi fantasma. A ricordarlo è Celso De Scrilli, presidente di Federalberghi: «I viaggiatori arrivano se c´è qualcosa da vedere e a Bologna quest´anno non c´è una mostra, non c´è niente». Il suo è un giudizio lapidario: «Non è il negozio che rende la città turistica. Serve un progetto, che è un´altra cosa dall´avere venti commercianti aperti la domenica su via Indipendenza».
D´altronde «le botteghe a conduzione familiare – commenta Enrico Postacchini dell´Ascom – hanno difficoltà a stare al passo della grande distribuzione. Ma le grandi catene, con decide di dipendenti, neanche si pongono il problema di chiudere». Per tutti gli altri sul primo maggio «c´è libertà di scelta, ma le feste si possono santificare anche lavorando». Aumentano soci, patrimonio e utile. Ma causa della crisi crescono anche le sofferenze bilanciate da un robusto piano di accantonamenti. Sono gli elementi chiave del bilancio 2010 di Emil banca. Un anno in cui l´istituto ha chiuso con un utile netto di oltre 3 milioni di euro (+10,19% sul 2009) ma «i nostri indicatori per il 2011 – ha ammesso il presidente Giulio Magagni – non sono buoni».
(e.m.) «Basta cioccolatai in giunta»: il sindacato di base Usb ha esposto ieri questo striscione sugli spalti del pubblico all´Assemblea legislativa regionale mentre il presidente Vasco Errani parlava di federalismo fiscale. Il sindacato ha chiesto «reddito e diritti per tutti» e ha contestato alla giunta l´intervento della polizia del 14 aprile scorso al presidio organizzato davanti alla Regione insieme agli inquilini dell´associazione Asia. Calano gli infortuni, crescono i piccoli cantieri, ma scendono del 6% gli occupati e con la ripresa tornano ad aumentare gli incidenti. È il quadro a luci e ombre delle costruzioni nella provincia di Bologna, secondo i dati che l´Istituto professionale edile presenta oggi in un convegno sulla sicurezza. Dati positivi sono la ripresa dei cantieri fino a 60 giorni (2.885 nel 2010, 745 in più) e l´aumento delle imprese iscritte in Camera di commercio (+423), «segno però che chi perde il lavoro ricomincia da artigiano», spiega l´Istituto. Scendono gli infortuni registrati alle casse edili: 1.053 contro 1.397 nel 2009, anche se i dati non comprendono l´impiantistica e lo scorso anno ci sono stati quattro infortuni mortali. «Tra fine 2010 e inizio 2011 insieme ai primi segnali di ripresa sono aumentati anche gli incidenti – avverte il presidente Antonio Mazza – Non si può abbassare l´attenzione».