I centristi del Polo vanno all´attacco

05/03/2002
La Stampa web







(Del 5/3/2002 Sezione: Economia Pag. 6)
I centristi del Polo vanno all´attacco
«Stralciamo l´articolo 18». Stasera l´emendamento

ROMA

Marco Follini non la considera nè opportuna nè utile questa «guerra di religione» che il governo ha ingaggiato sull´articolo 18 dell Statuto dei lavoratori. I centristi della Casa delle libertà sono convinti che se bisogna litigare con i sindacati allora è meglio farlo su tutto il resto, ma non su questo punto. Allora, la cosa più saggia è «stralciare» la delega e ripartire con il dialogo. La richiesta del Ccd-Cdu verrà messa nero su bianco questa sera in un´assemblea dei deputati del Biancofiore e verrà accompagnata da una proposta. Sarà il capogruppo alla Camera Luca Volontè, che ieri è intervenuto al congresso della Uil a Torino, a mettere ai voti e far approvare una posizione che smarca l´Udc dalla maggioranza e che era stata già espressa all´inizio di febbraio, provocando la reazione del governo. La richiesta di stralcio nel bel mezzo di uno scontro frontale, soprattutto con la Cgil, non era piaciuta ai piani alti di Palazzo Chigi e del ministero del Lavoro: aveva fatto storcere il naso a Roberto Maroni e al vicepresidente del Consiglio, Gianfranco Fini. Ad un certo punto il contrasto all´interno della Casa delle libertà sembrava superato da un chiarimento, al punto che lo stesso Fini aveva minimizzato, assicurado che l´uscita del Ccd-Cdu sull´art. 18 sarebbe rientrato «nelle prossime ore». Parole pronunciate in televisione, a «Porta a Porta», che sembravano annunciare una ritirata del Biancofiore e il ricompattamento della maggioranza. Invece le cose non sono andate in questo modo. Anzi, i deputati del Ccd-Cdu questa sera riconfermeranno pari pari la richiesta di stralciare la delega ma faranno anche una proposta. L´emendamento, secondo quanto si apprende, potrebbe consistere nella riduzione ad un solo caso (rispetto ai tre previsti da Maroni) la modifica dell´art. 18: si può licenziare senza giusta causa quei lavoratori il cui contratto al tempo determinato verrà tasformato a tempo indeterminato. E´ solo un´ipotesi di mediazione che però è già stata bocciata anche da Cisl e Uil. Più praticabile, invece, sembra un´altra proposta, quella di rafforzare gli ammortizzatori sociali, in particolare un forte aumento delle misure finanziarie per la formazione professionale continuativa. Un modo per consentire a chi ha perso il lavoro di trovare una nuova occupazione grazie all´aggiornamento professione, appunto.
Ma al di là delle soluzioni tecniche, la mossa politica dell´Udc serve a creare una sponda alla Cisl e alla Uil, aiutare Pezzotta e Angeletti ad uscire dall´angolo e liberarsi dalla tenaglia in cui si trovano oggi: da un lato Cofferati e lo sciopero generale del 23 marzo, dall´altro governo e Confindustria. «E´ necessario svelenire il clima – afferma Volontè che questa settimana inviterà a pranzo i segretari della Cil e della Uil – evitare un´ondata di scioperi e agitazioni che danneggiano il Paese, su una questione che non è certamente quella centrale. Sì, perchè con la modifica dell´art. 18 non si creano nuovi posti di lavoro. Sono gli altri gli strumenti che bisogna mettere in moto. E poi – osserva Volontè che ieri è stato fischiato al congresso della Lega – diciamo le cose come stanno: non si può governare sempre con il muro contro muro, anche se alla Camera hai novanta deputati di maggioranza». E il responsabile Lavoro del Ccd, Ettore Peretti, rincara la dose, aggiungendo che il «governo avrebbe fatto meglio ad aprire qualche cantiere prima di toccare l´art. 18»
Ieri Volontè è andato al congresso della Uil ad esprimere il sostegno del suo partito alla battaglia sindacale. «La relazione di Angeletti e le recenti interviste di Pezzotta – ha detto il capogruppo alla Camera dell´Udc – ci confermano nel nostro senso di responsabilità nel chiedere al Governo che la pausa di riflessione sull’art. 18 si trasformi in uno stralcio. Davanti alle prossime 5 settimane di scioperi, alla grande disponibilità nel condividere gran parte delle deleghe su lavoro e previdenza e nel discutere le riforme strutturali a partire dallo statuto dei lavoratori, auspichiamo che il nostro senso di responsabilità venga anticipato dalle decisioni del ministro del Lavoro e dell’intero Governo». No, il dissenso dei centristi all´interno della maggioranza, dunque, non è rientrato su questa materia. E sembra destinato a crescere anche su altri fronti, per non parlare di quello sulla politica estera e l´Europa. Ma questa è un´altra storia.

Amedeo La Mattina


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