I carabinieri chiedono i nomi degli iscritti al sindacato

29/07/2002



27.07.2002
I carabinieri chiedono i nomi degli iscritti al sindacato.
Cofferati: «Atti intimidatori»

di Vladimiro Polchi


«Vogliamo nome e cognome di tutti gli iscritti al sindacato». I carabinieri della stazione di Tolentino fanno la conta dei lavoratori sindacalizzati: una schedatura che rientra in un “monitoraggio nazionale per il controllo del territorio”. Alla faccia della Costituzione e di una libera organizzazione sindacale.
Mercoledì scorso la “Poltrona Frau” (400 dipendenti, una delle più importanti fabbriche della provincia di Macerata) riceve una visita inaspettata: tre carabinieri in borghese chiedono l’elenco nominativo di tutti i dipendenti iscritti ai sindacati. La richiesta viene giustificata con la necessità di provvedere al controllo del territorio. I dirigenti dell’azienda si oppongono ed esprimono riserve sulla legittimità della procedura: si tratta infatti di violare dati cosiddetti sensibili e dunque coperti dalle norme sulla privacy. I carabinieri, dopo aver espresso delle osservazioni critiche sulla legge in questione, rispondono di non ritenere le norme applicabili al caso concreto. Procedono quindi con determinazione all’acquisizione degli elenchi degli iscritti al sindacato e lasciano ai dirigenti della Frau un documento in cui si legge che è in corso un “monitoraggio sul territorio nazionale”.
Lo stesso accade in altre due importanti imprese della zona: la Nazareno Gabrielli (250 dipendenti) e una grande azienda di pelletteria (con oltre 190 addetti). Qui però i carabinieri hanno meno fortuna: non riescono a farsi consegnare l’elenco dei lavoratori sindacalizzati, perché i dirigenti si appellano proprio alla legge di tutela della privacy.
L’episodio non tarda a provocare reazioni politiche e sindacali. Giovedì, il senatore Ds Guido Calvi, denuncia l’accaduto con una interrogazione al ministro della Difesa. «Si tratta di una condotta grave – commenta Calvi – ed è necessario che il ministro accerti la fondatezza della notizia e spieghi le ragioni di un’azione, che se non giustificata da straordinarie esigenze, appare del tutto intollerabile». Il senatore della Quercia decide anche di fare un esposto al Garante della privacy e non esclude un ricorso alla magistratura. Quanto all’eventuale esistenza di una direttiva generale dietro l’iniziativa dei carabinieri marchigiani, Calvi presenterà una nuova interrogazione in parlamento.
In serata è intervenuto Sergio Cofferati: «Siamo in presenza di atti intimidatori che creano difficoltà alla dialettica sociale. È necessaria chiarezza, ma d’altronde, non dobbiamo scaricare tutte le polemiche sui carabinieri, bisogna cercare di capire che vi è qualcosa di più». A questo proposito il segretario della Cgil ha fatto riferimento «a situazioni diverse» quali l’accertamento svolto da più parti sulla partecipazione allo sciopero nelle diverse fabbriche. Anche per il deputato maceratese Valerio Calzolaio (Ds), quanto è accaduto alla Frau è «grave e costituisce una lesione dei diritti dei lavoratori garantiti dalla Costituzione». Calzolaio è preoccupato per «il clima di scontro che il governo ha promosso contro le organizzazioni sindacali» e ricorda che «è stato il ministero del Lavoro ad avere già promosso la schedatura di chi ha liberamente scioperato e che è il presidente del Consiglio ad aver oscurato il decisivo ruolo del sindacato nella lotta contro il terrorismo».
Contro la schedatura nelle aziende del maceratese, le organizzazioni sindacali fanno fronte unito. Marco Manzotti, segretario regionale Cgil, scrive a tutte le Unioni industriali delle Marche per avvisarle che «non sono tenute a dare liste di nessun tipo senza un mandato giudiziario specifico». I segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil chiedono urgentemente un incontro con il prefetto di Macerata. Intanto, forse allarmati dal clamore suscitato, venerdì mattina i carabinieri tornano alla Frau e restituiscono l’elenco, scusandosi e sostenendo ancora che si era trattato di un’indicazione nazionale.
Nel pomeriggio i sindacati si incontrano col prefetto Giulio Marcellino per avere un chiarimento della vicenda. Il comando provinciale dei carabinieri, insieme al prefetto, confermano i controlli effettuati, ma addossano tutte le responsabilità al comando di Tolentino, che avrebbe «sbagliato atteggiamento». Dunque si tratterebbe solo di un errore di un ufficio periferico? Per il prefetto non ci sono dubbi, visto che «non è in atto alcuna schedatura o indagine mirata». Marcellino ipotizza che l’iniziativa sia solo rivolta ad acquisire dati numerici in caso di manifestazioni sindacali. «Ma perché – si domanda il segretario provinciale Cgil, Aldo Benfatto – rivolgersi alle aziende, quando la consistenza degli iscritti è verificabile all’Ufficio del lavoro?».
Il prefetto accenna anche a un monitoraggio per «prevenire eventuali fenomeni che possono provocare allarme». Benfatto è sbalordito. «Nella realtà maceratese – afferma – non c’è criminalità organizzata, nè infiltrazioni mafiose». Quanto al rischio terrorismo, il segretario Cgil ricorda che «sono proprio i sindacalisti a esser oggetto delle minacce, dunque non si giustifica alcuna schedatura».
Ma soprattutto quella che non si spiega è la storia del “monitoraggio a livello nazionale”. Il prefetto parla di errore locale e nega indicazioni nazionali. Mentre il Comando generale dei carabinieri non commenta: «sono in corso accertamenti, il cui esito verrà riferito al ministro della Difesa Antonio Martino, al quale è stata rivolta l’interrogazione». Eppure quel documento lasciato all’azienda Frau parla proprio di un “monitoraggio nazionale” in corso. Come dicono i sindacati e come conferma indirettamente la stessa azienda.