I blocchi alle anzianità? Vale solo la delega

20/06/2003



        Venerdí 20 Giugno 2003
        Verifica e manovra


        I blocchi alle anzianità? Vale solo la delega

        Verifica e manovra – Berlusconi sgombra il campo sulla riforma pensioni: niente decreti in vista


        ROMA – «Sulle pensioni il Governo procederà lungo il percorso delineato dalla legge delega». Così Berlusconi ha risposto a chi gli chiedeva se l’Esecutivo fosse intenzionato a intervenire con un decreto legge per il blocco delle "anzianità". Il premier, durante la conferenza stampa tenutasi al termine del vertice del Ppe, non si dilunga oltre sul fronte previdenziale che rappresenta uno dei temi caldi nel confronto interno alla maggioranza. Confronto che, in attesa della verifica annunciata dallo stesso presidente del Consiglio per la prossima settimana, ieri ha avuto un ulteriore momento di approfondimento nel lungo faccia a faccia tenutosi a via XX settembre tra Gianfranco Fini e Giulio Tremonti. Al ministro dell’Economia il vicepremier, in tre ore di colloquio, ha ribadito le richieste di An e anche dei centristi per una maggiore collegialità nel l’adozione delle scelte soprattutto sul fronte economico, a partire dalla stesura imminente del Dpef e poi della Finanziaria. Per Fini questa collegialità deve essere istituzionalizzata attraverso una cabina di regia-consiglio di gabinetto a Palazzo Chigi, su cui peraltro c’era già un accordo all’inizio della legislatura. La collegialità, insomma, non può essere lasciata alla mera istituzione di un Dipartimento economico alla Presidenza, che resta pur sempre un organo tecnico e non politico. Un’ipotesi che Tremonti non pare accogliere positivamente, se interpretata nel senso di una restrizione delle competenze del suo dicastero. A via XX settembre tuttavia si sdrammatizza e si sottolinea che la lunga chiacchierata tra i due colleghi di Governo è stata «molto cordiale». A gettare acqua sul fuoco, del resto, è stato lo stesso Silvio Berlusconi: «C’è sempre stata collegialità nelle decisioni del Governo – ha detto – e tutti a Palazzo Chigi hanno avuto la possibilità di presentare le loro posizioni». Il premier ancora una volta ha difeso l’operato di Tremonti, sottolineando che «quando ci sono poche risorse è chiaro che c’è anche una dialettica su dove devono andare le possibilità della spesa pubblica». «Questo, naturalmente – ha aggiunto – ha portato il ministro dell’Economia ad un ruolo difficile, e a prendere delle posizioni difficili, ed i vari membri del Governo a vedere certe loro aspettative, certe loro attese non soddisfatte». Quanto al futuro, il presidente ha detto, però, che «dobbiamo dare a tutti la possibilità di intervenire nelle decisioni che riguardano anche l’economia». E per Berlusconi si tratta di «una cosa non difficile» da raggiungere. Ma è evidente che la collegialità richiesta da Fini coinvolge ovviamente anche la Lega, la quale, ad esempio, non ha nascosto il proprio disappunto (sia attraverso Umberto Bossi che il ministro del Welfare Maroni) sulle ipotesi provenienti da via XX settembre in materia previdenziale. L’idea di un blocco delle anzianità e ancor di più di una riforma strutturale che inserisca disincentivi permanenti per chi ricorra alla pensione anticipata, è stata senza mezzi termini rispedita al mittente dalla Lega. Sulla previdenza, dunque, l’asse Bossi-Tremonti rischia di vacillare. A meno che, forse, nell’ambito di una rinnovata collegialità, il Carroccio ottenga dagli alleati quelle garanzie su immigrazione e devolution che il senatur ha ribadito anche ieri. Una cosa è certa: l’apertura del semestre italiano costringe tutti a una maggiore coesione. Su questo Berlusconi è stato netto. Ciascuno, dunque, dovrà essere pronto a rinunciare a qualcosa o, quanto meno, a rinviare di sei mesi i propri mugugni.
        B.F.