I bilanci delle cooperative? Certificati da una coop

02/09/2005
    venerdì 2 settembre 2005

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      CONTI E REVISORI

        I bilanci delle cooperative?
        Certificati da una società coop

          Il principale azionista della società (al 35%) è la compagnia di via Stalingrado

            Chi certifica il bilancio della Coop Adriatica, 1,7 miliardi di fatturato, 800mila soci, 8mila dipendenti? Una società di revisione semisconosciuta che si chiama Uniaudit. Chi controlla i conti della Coop Estense, un altro gigante delle cooperative «rosse»? Uniaudit. E di Coop Nordest, Unicoop Tirreno, Coop Lombardia? Uniaudit. Non si sbaglia: prendi una delle grandi coop e quasi sempre trovi Uniaudit. Sarà un caso? Siamo nel cuore della finanza «rossa», quella che si candida a gestire la Bnl.

            Deve avere qualcosa di particolare questa società di revisione che non è nemmeno iscritta nell’elenco speciale della Consob (anche se vorrebbe) e quindi non ha tra i clienti società quotate. La specialità di Uniaudit è quella di essere «fatta in casa», controllata da chi deve controllare. E non è il miglior biglietto da visita per un soggetto che deve garantire la correttezza dei bilanci che certifica.

            Per essere più chiari: il principale azionista (35%) è Unipol, poi ci sono le coop e alcuni privati tra cui dirigenti del mondo cooperativo. Un posticino tra i soci l’anno scorso l’aveva perfino Giovanni Consorte, il numero uno dell’Unipol, ma poi ha venduto.

            Dunque la curiosa situazione delle certificazioni fatte in casa fa sì che le grandi coop citate sopra (importanti azioniste di Unipol via Holmo-Finsoe) si siano affidate per la revisione dei loro bilanci non alla Kpmg o a Deloitte o ad altri big indipendenti ma alla piccola Uniaudit, parente stretta, anzi strettissima visto che indirettamente è una controllata. In questo modo, però, viene a mancare una delle principali caratteristiche che deve avere chi ha il compito di attestare la correttezza del bilancio: l’indipendenza. Che è il requisito essenziale preteso da chi su quei bilanci investe, o come creditore (le banche) o come socio o come istituzione (gli enti locali).

            Il conflitto di interessi, insomma, è piuttosto evidente, a prescindere dalla «elevata professionalità e autonomia dei revisori Uniaudit» su cui giurano molti dirigenti cooperativi (ovviamente) ma anche professionisti del settore.

            Tanto più che la gestione di Uniaudit non è separata dalla proprietà. Il vicepresidente, Claudio Albertini, infatti, è un dirigente di Unipol, consigliere di Nomisma, Earchimede, fedelissimo di Consorte e, di fatto, uomo delle coop.

            Così Uniaudit campa senza infamia e senza lode con i soldi che gli danno i suoi clienti che sono anche i suoi padroni e ai quali dovrebbe fare le pulci sul bilancio. Dopo l’autocontrollo, l’asse Unipol-Coop ha partorito anche l’autocertificazione.

            Mario Gerevini mgerevini@corriere.it