I baby boomers nordisti alla guerra delle pensioni

08/07/2003

martedì 8 Luglio 2003

FRONTE DEL NO.
ARISTOCRAZIA OPERAIA E PADRONCINI, QUEL BLOCCO CHE AVVICINA SINDACATI E LEGA
I baby boomers nordisti alla guerra delle pensioni

Cinquantenne, maschio, residente nel nord Italia, pensionato. Sono 1,8 milioni le persone che godono di una pensione di anzianità nelle regioni del nord (su 2,4 milioni in totale), quasi tutti rientrano nella descrizione appena fatta. Parlare di riforma previdenziale e soprattutto d’innalzamento dell’età di accesso alla pensione significa scontrarsi contro la realtà di questo blocco sociale. E’ quel che la Lega non vuole, tanto che ieri Umberto Bossi ha bocciato la riforma: avanti con la legge delega, ha intimato, niente disincentivi. Questi pensionati con tutti i diritti grazie agli anni di contributi versati, ma ancora al di sotto della soglia anagrafica della vecchiaia, «sono un po’ l’aristocrazia della classe operaia – spiega Giuliano Cazzola – i principali assistiti di un modello sociale con garanzie costose, insostenibili. Basti pensare che l’Inps spende per i trattamenti di anzianità 40 miliardi di euro contro i 35 miliardi che saranno necessari per le pensioni di vecchiaia». A rendere ancora più coeso questo gruppo di persone c’è la sua disposizione geografica, figlio dello sviluppo economico del paese. Combinando i dati Inps con quelli sulla popolazione si scopre che nel nord Italia c’è una pensione di anzianità ogni 14,5 abitanti contro il rapporto di 1 a 63 nel Mezzogiorno. Zone ad alta industrializzazione e sindacalizzazione.
«La forza di questo blocco sociale è ancora intatta – ricorda Antonio Panzeri, della Cgil – come nel ’94, quando fu in grado di rovesciare il governo. È naturale, perché qui non si toccano solo aspetti economici o sociali, ma il futuro e la sicurezza delle persone. Chi tocca l’argomento è inevitabile che si bruci». E c’è chi rischia l’ustione più di altri. Infatti le considerazioni di Panzeri sono particolarmente vere anche per chi sul fronte politico si trova in posizione opposte, come la Lega. Gli "aristocratici" della classe operaia sono più trasversali di quanto si pensi. Sono tanti i lavoratori dipendenti o anche i padroncini, elettori del Carroccio, che si trovano in questa situazione: «In pratica molti lavoratori la usano come un sorta di assicurazione da riscuotere allo scadere dei 35 anni – spiega Cazzola – E l’assenza del divieto di cumulo permette che queste persone continuino a svolgere un’attività lavorativa». Un serbatoio di voti che si rimpinguerà al ritmo di 250 mila persone per parecchi anni ancora. A spese dell’Inps.
I sindacati ribadiscono che le riforma Dini e il suo periodo transitorio che renderà obbligatorio per tutti nel 2008 il requisito dei 40 anni di contributi per andare in pensione assicura la sostenibilità del sistema. «Chi dice il contrario – assicura Panzeri – lo fa per coprire le esigenze di cassa del governo, se invece si vuole assicurare il funzionamento del sistema bisogna spingere di più per la crescita del "secondo pilastro", la previdenza integrativa». Su questo è concorde anche Cazzola: «Il sistema Dini a regime rischia di funzionare come una cattiva assicurazione, erogando assegni modesti a persone ancora in grado di lavorare – ma poi aggiunge – Chi difende il sistema così come si sta profilando, lo fa perché non è in grado si proporre un diverso modello sociale a quello delle ipergaranzie. E’ un po’ come per l’articolo 18, riguarda un numero relativamente contenuto di persone che però hanno un peso specifico notevole all’interno dei sindacati».
Dunque sta tutto in questo intreccio di interessi il destino del sistema previdenziale italiano: il governo ha bisogno di fare cassa ora, anche in funzione della prossima Finanziaria. E i risparmi nella previdenza prima iniziano e meglio sarà per tutti. Ma la sopravvivenza della coalizione di maggioranza non si decide solo sulla sostenibilità dei conti: quei quasi due milioni di "aristocratici" aventi diritto alla pensione di anzianità non rinunceranno alle loro prerogative.
Chi rischia di rimanere schiacciato alla fine è proprio il sistema in sé, che nel lungo periodo non assicura un alto livello di tutela se non viene accompagnato da una pensione integrativa a capitalizzazione privata che finora non sta decollando. La necessità di costruire il "secondo pilastro" rischia di rimanere stritolato dalle esigenze degli schieramenti contrapposti (i tutelati e fautori dei tagli previdenziali). Anche nell’improbabile caso si raggiunga un compromesso.