Hotel salvati dai clienti Ue

17/10/2002


ItaliaOggi (Turismo)
Numero
246, pag. 16 del 17/10/2002
di Andrea G. Lovelock


I dati a sorpresa in un’indagine Italia Hospitality su 40 strutture di 4 e 5 stelle.

Hotel salvati dai clienti Ue

Ha prevalso il turismo individuale sui gruppi

Con un osservatorio costituito da quasi 40 strutture alberghiere di quattro e cinque stelle, dislocate nelle 12 regioni italiane turisticamente appetibili, la società di servizi Italian Hospitality ha fornito ieri a Roma il suo consuntivo stagionale: il turismo in Italia, pur essendo in parziale crisi (-5%) per le note vicende di terrorismo e congiuntura economica, ha reagito più che bene, grazie soprattutto alla compensazione di flussi turistici dall’Europa centrale e dall’area del Mediterraneo (il 77% del turismo proviene dai paesi Ue) che hanno sostituito la grave flessione dei bacini Usa e Giappone. Un’analisi decisamente in controtendenza che Isania Bonacina, managing director, spiega così: ´Pur condividendo le preoccupazioni di chi, albergatori in testa, ha accusato il colpo di una defezione turistica importante perché proveniente dai due bacini più redditizi, non si può ignorare che in termini di teste, arrivi e pernottamenti, la tenuta del nostro paese c’è stata.

Hanno perso parecchio le città d’arte (Firenze -20%, Roma -11% rispetto a settembre 2001) e le località balneari, ma, se si va a vedere, la maggiore sofferenza si è avuta più sull’indotto turistico che sull’industria delle vacanze vera e propria. Non a caso le stesse organizzazioni del turismo internazionale hanno riconosciuto che il turismo in Europa e in Italia, nonostante la crisi post 11 settembre, è rimasto un bene di largo consumo e che c’è stato un considerevole incremento del movimento turistico all’interno dell’Europa, tanto che il 77% dei visitatori del nostro paese, nei primi dieci mesi dell’anno, proviene dall’Europa.

Altre buone notizie vengono dall’analisi sulla tipologia dei visitatori’, ha proseguito Bonacina, ´poiché dai dati espressi dalle stesse organizzazioni di categoria, mentre ha sofferto il turismo di gruppo, quello individuale è addirittura aumentato del 9% rispetto al recente passato. Così come è stato registrato un calo minimo nella tipologia del turismo d’affari che, stando alla buona tenuta di città come Milano e Torino, ha segnato solo un -1%’.

Ad avvalorare questo ottimismo certificato c’è il fatto che l’analisi del segmento turistico di Italian Hospitality è medio-alto, riferita dunque a un’ospitalità che esige alti standard di qualità. ´Ed è qui, sul terreno della qualità, che l’Italia può fare la differenza nell’immediato futuro’, ha sottolineato Lidia Minak, delle relazioni esterne di Italian Hospitality, ´poiché il paese può anche contare sulle potenzialità, in massima parte inesplorate, di un’offerta alberghiera a tre stelle che deve investire sulla qualità per acquisire maggiori share di mercato. In altre parole, il ragionamento di questa società di servizi che a gennaio presenterà anche una carta della qualità Italian Hospitality, è molto lineare: la crisi c’è stata e ha colpito soprattutto l’indotto, ma le potenzialità di crescita del nostro paese sono praticamente intatte e le possibili nicchie di sviluppo dell’ospitalità vanno ricercate attraverso il lancio sul mercato di strutture ricettive medio-basse, a tre stelle, in grado di allargare anche il raggio d’azione del patrimonio ricettivo spendibile all’estero.

Ma con quali criteri? Italian Hospitality che è, appunto, una società di servizi che offre ai clienti consulenze per promozione e marketing dell’ospitalità, proporrà parametri operativi che vanno dall’assistenza all’ospite, alla tempestività nei check-in e check-out, dalla formazione del personale alle risposte commerciali inviate alle aziende-clienti. Un’azione, dunque, ad ampio raggio per reimmettere nei circuiti internazionali un’offerta alberghiera italiana accessibile a più ampie fasce di utenza turistica. ´È nostra intenzione coinvolgere in futuro’, ha concluso Bonacina, ´alberghi a tre stelle con standard di qualità equiparabili a quelli di altri paesi europei, affinché si possa diversificare l’offerta. Così come sarà indispensabile aprirsi a nuovi mercati, da quello cinese a quello russo, attraverso un’azione congiunta con le camere di commercio, proprio per giocare d’anticipo sulla concorrenza che si sta già attrezzando per aggredire quei mercati emergenti’. Un lavoro duro, impegnativo, una sfida per nulla facile, ma allo stesso tempo una strada obbligata, oggi più di ieri, per fronteggiare anche i più recenti colpi inferti al turismo internazionale.