Hotel: l’ascesa del gruppo Sol Melià

04/03/2002






HOTEL L’ascesa del gruppo Sol Melià

Fate largo a don Gabriel


Lo spagnolo Escarrer ha partner come Aol, Bbv, Telefonica. Ora vuole Ciga

      D on Gabriel Escarrer Julià ci pensa su, poi sfodera un sorriso posando la fetta di jamon serrano, prosciutto di casa sua. «Sì – dice – ci può interessare l’acquisto degli immobili degli alberghi Ciga appena messi in vendita dalla Starwood. Anche quelli in Sardegna». Eccolo qui, dunque, il nuovo astro dell’imprenditoria alberghiera, il concorrente dei nostrani Della Valle, il pretendente mediterraneo dei gioielli di lusso della multinazionale americana guidata da Barry Sternlicht: in piedi, doppiopetto blu, fra gli ottoni e le piante artificiali del suo nuovo cinque stelle festeggiato due settimane fa, il Melià Milano nella sede dell’ex Alemagna, zona Fiera, costato otto milioni di euro. Uno spagnolo di 66 anni che ha cominciato a 21 prendendo in leasing un albergo a una stella a Maiorca (l’Hotel Altair, 60 camere), ha lavorato giorno e notte come receptionist, direttore, addetto alle prenotazioni, ha firmato il contratto per l’affitto del quarto albergo, a 24 anni, la notte prima del matrimonio. Oggi è il presidente di Sol Melià, azienda familiare da 33 mila dipendenti e 350 alberghi in 30 nazioni (il 40% in proprietà, il resto in gestione), quotata alla Borsa di Madrid dal ’96 (1,9 miliardi di euro di capitalizzazione, settimo gruppo di hotel al mondo), utile lordo del 29% su un fatturato 2001 di 1.016 milioni di euro (»14%: ma l’utile netto è sceso del 45%, a 64,7 milioni di euro, anche per via dell’11 settembre).
      Con i marchi Melià (4 o 5 stelle), Sol (3-4 stelle, hotel di vacanza), Tryp (3-4 stelle, hotel di città: acquisizione del 2000, con scambio azionario) e Paradisus Resort («tutto compreso» di lusso), la sua compagnia alberghiera, controllata dalla famiglia al 60,9% (il 7,2% fa capo a Tryp, il resto è sul mercato) è la prima in Spagna (dove il marchio è più noto dell’Hilton), America Latina e Caraibi (Cuba in testa); la terza in Europa; la decima nel mondo (solo due posti dopo Starwood, ottava).
      Ora si appresta a conquistare l’Italia. E a farne la leva per crescere in Europa.
      In un anno e cinque mesi, dal settembre 2000, con il marchio Melià Hotels & Resort, Escarrer ha già aperto tre alberghi di lusso nel nostro Paese: due a Roma, uno a Verona (in gestione), uno a Milano (di proprietà). E quest’estate sbarcherà nella Sardegna che è il regno degli alberghi ex Ciga, come il Cala di Volpe, ai quali avrebbe manifestato interesse Diego Della Valle, presidente della Tod’s: il Melià Poltu Quatu, 4 stelle lusso e 140 camere appena fuori Porto Cervo, aprirà in luglio.
      I piani ufficiali dicono che questo informale signore di Palma di Maiorca, padre di tre figli che lavorano in azienda (Maria Antonia, Gabriél Jiunior, amministratore delegato,e il delfino Sebàstian, vicepresidente), voglia arrivare a sei alberghi italiani entro l’anno prossimo, per un totale di 1.287 camere: oltre un decimo delle 103.274 previste per il 2002 in tutto il mondo (il doppio del ’97, e il 24% più di oggi: sono 83 mila). Aprirà infatti un altro hotel nella capitale (il Grand Melià Roma) nel gennaio 2003 e un altro in Sardegna (il Melià Olbia) nel giugno successivo. Ma par di capire che sia una sottostima.
      «Voglio che l’Italia diventi la nostra casa – annuncia il presidente – Sarà la nostra seconda destinazione dopo la Spagna, investiremo molto, penso a 4-5 hotel l’anno». E precisa: «Per esempio: in non più di due anni apriremo anche a Firenze e Venezia».
      Una scommessa per un gruppo che fino a 15 mesi fa, in Italia, non esisteva nemmeno, e che continua ad avere un core-business nazionale (il 43% dei suoi alberghi è in Spagna). Ma Escarrer ha un progetto anche politico. E partner forti. Il progetto: «Pensiamo a un brillante futuro nelle relazioni fra Italia e Spagna. Crediamo di poter contribuire, con la nostra esperienza, allo sviluppo dell’industria turistica del vostro Paese. Spingeremo i governi a prestare maggiore attenzione al turismo, può migliorare la bilancia dei pagamenti».
      Quanto ai partner, sono Banco de Bilbao, Telefonica e America online.
      Tutti impegnati su Internet. A fianco dei primi due, Sol Melià partecipa (al 25,4%) Hotel NetB2B, un portale nel business to business.
      Col terzo, ha lanciato Aol Avant, il braccio spagnolo di America Online (ne possiede il 6,2%). In più, controlla il 70% di Lastminute.es, la divisione spagnola della società di viaggi all’ultimo minuto in rete.
      Una sorpresa da quel don Gabriel che i giornali americani descrivono come «il patriarca molto lavoratore della molto modesta famiglia degli Escarrer di Palma di Maiorca». Ma Internet sembra determinante per lo sviluppo del turismo. Come il Mediterraneo. Non può farseli scappare se vuole riempire quei 420 alberghi che intende avere nel giro di due anni: 80 più di oggi.
A. Pu.


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