Hotel, innovazione cercasi

21/01/2003

ItaliaOggi (speciale assoturismo)
Numero
017, pag. 15 del 21/1/2003
Claudio Albonetti

*presidente nazionale Asshotel


Con meno burocrazia, più formazione, incentivi alla destagionalizzazione.

Hotel, innovazione cercasi

Soprattutto con politiche pensate per le pmi

La dimostrazione che il turismo è un’importante voce dell’economia nazionale viene dai dati. La spesa turistica totale in Italia è pari a 70 miliardi di euro e all’11% dei consumi interni. La quota di valore aggiunto del settore turismo sul totale del pil è risalita nel 2001 al 3,4% dal 3,2% del 1998.

Il futuro del turismo italiano dipenderà in larga parte da due importanti fattori: la modifica del titolo V della Costituzione e l’applicazione della legge quadro. Per quanto riguarda il primo fattore, le regioni giocano e giocheranno sempre più un ruolo decisivo nell’emanazione di norme in campo turistico.

Per quanto riguarda la legge quadro, il suo contenuto innovativo risiede principalmente nell’istituzione dei Sistemi turistici locali (Stl), che la stessa legge provvede a finanziare e che possono diventare una moderna forma di programmazione. Essi sono importanti per la riqualificazione e il riposizionamento di mercato delle aree turistiche, per il recupero di efficienza attraverso le nuove tecnologie dell’informazione, per la realizzazione di reti aziendali di cooperazione tra le imprese e per sviluppare un turismo sostenibile.

Gli imprenditori alberghieri si trovano oggi a dover fare i conti con un mercato e con consumi profondamente mutati: è cambiato il modo di fare vacanza e si è modificato l’approccio alla meta turistica con la ricerca di ambiente sano, di territorio organizzato, di strutture e servizi di buon livello, di cultura e di tradizioni, motivazioni che pesano fortemente sulla scelta della destinazione. A ragione, oggi si parla di più turismi e si assiste a buone performance per quanto riguarda, per esempio, il turismo culturale e le città d’arte. A soffrire sono invece alcuni segmenti più tradizionali e a carattere stagionale come il marino e il montano.

Se da un lato gli alberghi delle città d’arte, per esempio, fanno business 365 giorni l’anno e il loro mercato di riferimento è il mondo, dall’altro abbiamo gli alberghi delle località balneari e montane, con decine di migliaia di posti letto, che soffrono per la concorrenza della globalizzazione. Per il sistema ricettivo delle località balneari non c’è più una ricaduta naturale legata al mare pulito e alle spiagge organizzate e ricche di servizi. Il turismo stagionale soffre per la forte concorrenza internazionale e si allarga la forbice tra opportunità e possibilità offerte alle strutture esistenti nelle città d’arte rispetto a quelle delle località stagionali. Un esempio: nelle grandi città d’arte le grandi catene continuano a costruire, mentre nelle piccole località balneari aumentano le richieste ai comuni per trasformare le destinazioni d’uso delle strutture da ricettive in residenziali. C’è da considerare che in media una struttura stagionale balneare produce reddito per non più di 60-70 giorni l’anno, ma il basso reddito unito alla crisi dei consumi turistici non giustifica la scomparsa dall’offerta turistica di migliaia di posti letto, pena un depauperamento della ricettività locale e nazionale.

La progettualità imprenditoriale del settore alberghiero trova un’oggettiva difficoltà a realizzarsi, perché le norme sono spesso pensate più a misura delle grandi che delle piccole e medie imprese. Per esempio, sul piano del lavoro, anche per la forte concentrazione stagionale della domanda, occorrerebbe una maggiore flessibilità e le imprese che operano stagionalmente e che si trovano al centro di una forte concorrenza otterrebbero un grande beneficio dall’abbattimento del costo del lavoro. La marcata mobilità del lavoro turistico rende difficile la crescita professionale, con scarsa attenzione alla formazione in generale e alla qualificazione e riqualificazione in particolare.

Al di là di misure ad hoc per incentivare la destagionalizzazione, sarebbe opportuna una riflessione specifica sui contratti di lavoro stagionali.

Grande preoccupazione nel settore è legata alla messa a norma per l’antincendio, per la rigidità prevista dal legislatore, che riguarda soprattutto le strutture costruite prima del 1994, per l’onerosità finanziaria degli interventi e per la scarsa flessibilità nell’applicazione della norma, che, così com’è, non è applicabile per una pluralità di motivi e, ne siamo certi, spingerà molte piccole e medie imprese ricettive a trasformarsi in residenziali o, peggio ancora, a ritirarsi dal mercato. È indispensabile trovare percorsi alternativi per l’adeguamento, e, poiché una larga maggioranza di imprese non ha la possibilità di finanziare e avviare le necessarie opere di ristrutturazione, prevedere azioni di sostegno.

Per competere in modo vincente nel mercato globalizzato, alle pmi ricettive occorrono politiche nazionali e regionali insieme a interventi di una certa consistenza dello stato e delle regioni per la riqualificazione del prodotto turistico stagionale, se si vuole che in futuro il turismo possa avere sempre più un ruolo trainante per l’economia di tutto il territorio nazionale.