Hotel, in due anni persi 560 milioni€

20/09/2004

          del lunedì

            lunedì 20 settembre 2004

            sezione: ECONOMIA & FINANZA – pag: 9

            Una ricerca di Databank fotografa la flessione dei ricavi da vendita di camere, food & beverage e attività di supporto
            Hotel, in due anni persi 560 milioni€
            Gli albergatori italiani attuano politiche di prezzo poco competitive

            FABIO GRATTAGLIANO

            Gli alberghi italiani si preparano a contabilizzare un biennio tutto negativo. Dopo un 2003 che ha visto una flessione dei ricavi dell’1,3%, il comparto dovrebbe bissare la stessa performance negativa anche nel 2004. In altri termini, in due anni gli alberghi italiani hanno incassato 560 milioni in meno, passando dai 21,3 miliardi del 2002 ai 20,7 stimati per la fine di quest’anno.

            A rivelarlo è la ricerca sul turismo alberghiero realizzata dalla società Databank. «Dopo un periodo d’incertezza, arriva la batosta — sintetizza Antonio Rana, senior consultant di Databank —. Gli albergatori italiani pagano lo scotto di una politica di prezzi inadeguata alle condizioni del mercato e i turisti preferiscono non varcare la soglia d’ingresso degli hotel. E così, il 2003 si chiude con un bilancio in rosso, che prosegue ancora, lasciando prevedere un 2004 ulteriormente negativo».

            Effetto camere. La contrazione dei ricavi è frutto in prevalenza della performance relativa alla vendita di camere, che costituisce poco più del 50% degli introiti del settore. Questa voce risulta in perdita dell’1,8% sia nel confronto tra il 2002 e il 2003, sia in quello tra le stime di chiusura del 2004 e l’anno scorso. Si è passati dagli 11,1 miliardi del 2002 ai 10,7 previsti nel 2004. La diminuzione si riflette anche sul ricavo medio per camera, che fra il 2002 e il 2003 scende a 47,6 euro (-0,8%).

            Le altre fonti. Più contenuta la flessione registrata nell’area food & beverage (il 36% dei ricavi alberghieri complessivi) pari a circa 100 milioni. La restante quota del fatturato (il 12% circa) è costituito dalle voci relative a tutte le attività di supporto al soggiorno alberghiero, all’affitto di sale congressuali e ad altri servizi: anche in questo caso compare il segno meno, facendo lasciare sul terreno circa 60 milioni nel triennio 2002-2004.

            La top 40. «Il trend — sottolinea Rana — è condizionato dalle principali 40 catene alberghiere attive in Italia (vedi tabella a sinistra, che sostengono in modo consistente l’occupazione media nazionale, anche se rappresentano solo l’1,9% dell’offerta totale, il 7% circa del numero di camere e il 13,5% del fatturato». Le 40 principali compagnie alberghiere — riporta l’analisi di Databank — hanno venduto nel 2003 circa 129mila camere, il 2,5% in meno rispetto al 2002, per un valore intorno a 1,5 miliardi (-5,4%). Il ricavo medio per camera dei grandi gruppi alberghieri è quindi di 115 euro, con un tasso d’occupazione che fra il 2002 e il 2003 scende dal 52 al 49 per cento.

            A guidare la graduatoria delle catene che offrono la maggior disponibilità di camere c’è Best Western (9.600), seguita da Space (8.588), Intercontinental (6.100), Jolly (5.580) e Accor (4.922).

            Lo scenario. «Le condizioni della domanda lasciano presagire un comparto turbolento — conclude Rana —, perché soggetto a eventi incontrollabili di natura esogena, nonché decisamente più evoluto e maturo, con una conseguente segmentazione del mercato in seguito alla creazione, all’ingresso e al riposizionamento di marchi su specifici target. Eppure, dopo un decennio di continue trasformazioni, grazie a una serie di accordi con altri operatori dell’industria del benessere, l’hotéllérie italiana ha intrapreso una nuova direzione, che trasformerà in modo consistente la propria fisionomia».