Hotel, fare fronte comune

13/07/2005
    mercoledì 13 luglio 2005

    Pagina 16 Turismo

    Renzo Iorio (Aica) commenta il passaggio di alcune catene a Federalberghi

      Hotel, fare fronte comune

      Polemiche sopite tra le associazioni di categoria

      Fabio Donfrancesco

        L’Aica/Federturismo getta acqua sul fuoco delle possibili polemiche e scambi di scortesie, all’indomani dell’annuncio di Confturismo/Confcommercio di aver cooptato alcuni gruppi alberghieri in seno a Federalberghi, tradizionalmente voce degli interessi dei piccoli e medi imprenditori del comparto, e rilancia sulle questioni di fondo che gravano attualmente sul settore. ´Per l’associazione aderente a Confindustria non è assolutamente un problema se un paio di compagnie come Baglioni e Boscolo preferiscono cambiare bandiera; l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno però è dividerci sulle questioni importanti’, tiene a precisare Renzo Iorio, presidente di Aica/Federturismo. ´Ci possono essere degli interessi differenti tra le grandi compagnie e gli hotel individuali. Ma occorre concentrare i nostri sforzi per lavorare su un fronte unico nei tavoli di confronto con governo e sindacati, concentrandoci sull’interesse delle imprese e non pensare ad avere un socio in più o in meno. D’altronde, la concorrenza è sempre salutare’, sottolinea Iorio, ´è il miglior stimolo a fare meglio e di più; l’importante è valorizzare questa leva e minimizzare invece gli effetti di divisioni’.

        Il presidente dell’Associazione italiana catene alberghiere aggiunge di essere convinto, ´come più volte sottolineato dal numero uno di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, che il turismo italiano abbia bisogno di un salto di qualità, di respiro internazionale, di evoluzione verso una vera industria del turismo a livello europeo. Fino a oggi, invece’, osserva Iorio, ´si è fatto troppo commercio locale e poca industria, si sono sfruttate troppo le rendite di posizione, senza investire a sufficienza nelle strutture, nei clienti e nelle risorse umane. Coltiviamo e condividiamo questa visione da quando, nei primi anni 90, le sei principali catene alberghiere italiane costituirono Aica per confluire nella Confindustria allora guidata da Luigi Abete, uscendo da Federalberghi’.

          Attualmente sono 35 le catene alberghiere italiane e internazionali aderenti all’Aica, ´e negli ultimi mesi tre compagnie alberghiere (gruppo Grand hotel Villa d’Este, Soglia hotels e Shr hotels e resort) hanno lasciato Federalberghi per condividere la nostra visione’, ricorda Iorio. ´Quindi più dei lanci di agenzia e dei risiko associativi, credo che alle imprese serva il serio impegno di tutti, il senso di responsabilità e la capacità di superare legittimi, ma alla lunga miopi, protezionismi di bottega nell’interesse generale di un settore economico fondamentale per l’Italia, il cui andamento impone profondi e improrogabili interventi. Dalla conferenza di Genova’, afferma Iorio, ´abbiamo instaurato rapporti di reciproca collaborazione sia con Confcommercio sia con Confesercenti.

          Le prossime sfide che attendono tutto il comparto alberghiero seguono due strade: ´Una nuova normativa nazionale unica, che sia in linea con quella europea, e recuperare quella competitività turistica che l’Italia ha via via perso sui mercati internazionali, intervenendo innanzitutto sulla promozione’, spiega Iorio. ´La trasformazione dell’Enit in un’agenzia con degli obiettivi ben precisi è un passo positivo. Ma se si esaurisce nel cambiargli nome e nel mettere come commissario il presidente uscente’, mette le mani avanti Iorio, ´allora non si va lontano. Molto costruttivo’, conclude Iorio, ´potrebbe essere invece il nascente comitato, che riunisce tutti gli attori del sistema turistico, al fine di avere finalmente la tanto auspicata cabina di regia’. (riproduzione riservata)