Hotel, brilla solo il tre stelle

16/03/2005
    mercoledì 16 marzo 2005

      pagina 14 Turismo

      Hotel, brilla solo il tre stelle
      Federalberghi ha presentato a Venezia il rapporto sull’industria dell’ospitalità. Le strutture ricettive salite a quota 36.166 unità

        di Andrea G. Lovelock

          Cresce e migliora l’offerta del settore alberghiero italiano; un settore che si conferma estremamente polverizzato, se si considera che la quota in mano alle catene internazionali e a quelle familiari è solo del 6%. Il dato è emerso ieri nel corso della 55» assemblea annuale di Federalberghi, a Venezia, nel corso della quale è stato presentato il Rapporto sull’industria alberghiera italiana, realizzato dalla Mercury di Firenze. Uno spaccato della hotellerie del nostro paese che lo scorso anno ha fatturato oltre 29 miliardi di euro. Dagli anni 90 a oggi, il panorama ricettivo italiano è passato da 33.480 alberghi a 36.166 unità, implementando sia la fascia alta dei cinque stelle, passati da 107 a 197, sia quella media che ha registrato un enorme sviluppo, se si tiene conto che negli anni 90 erano 9.423 e oggi si è giunti a 15.776.

            Nel panorama dell’ospitalità made in Italy fatica a farsi strada l’innovazione, se si considera che solo il 42% delle strutture dispone di un sito internet, il 32% vanta impianti di aria condizionata, mentre l’adeguamento delle strutture alle esigenze del mercato sembra ben procedere col 33% di alberghi che dispone di un centro-benessere.
            ´Cifre che comunque mostrano una crescita qualitativa’, ha commentato il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, ´nonostante tre anni di crisi. Numeri che fanno giustizia del luogo comune, che spesso relega gli alberghi italiani a un ruolo marginale. Cifre alla mano siamo la parte più vitale del sistema economico-turistico del paese’.

              Ma la sofferenza del comparto alberghiero italiano è forse racchiusa in tre cifre: dal rapporto, emerge che sol il 2% delle strutture ricettive appartiene a catene alberghiere, il 4% fa capo a catene familiari e ben il 94% è rappresentato da medio-piccole, singole imprese. Il che significa difficoltà ad approntare investimenti, adeguamenti strutturali, poiché non ci sono i presupposti per un accesso al credito adeguati.

                Tra le curiosità emerse dal rapporto, un miglioramento della stagionalità, poiché risulta che il 75% delle strutture ricettive italiane rimane ormai aperto tutto l’anno. Circa i dati prettamente turistici del 2004, in Italia è stato certificato un calo dell’1,4% nel movimento globale, tra le forti contrazioni nelle presenze alberghiere estere spiccano gli olandesi, (-6,6%) i tedeschi col -4,4%, gli inglesi col -4,1% e i francesi con il -3,7%. Geograficamente parlando, tra le regioni che hanno mostrato una buona tenuta primeggia il Veneto, con 31 milioni di pernottamenti, la Toscana con 17,6 milioni e la provincia di Bolzano con 16,4 milioni di notti in albergo. (riproduzione riservata)