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H&M: lavoratori al tempo del fast fashion usati e gettati

13/07/2020
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Già dallo scorso 28 aprile la multinazionale svedese H&M che conta in Italia 180 negozi con 5500 addetti diretti e circa 2000 precari, ha dichiarato che a metà maggio non avrebbe riaperto 8 negozi: Grosseto, Udine, Vicenza, Bassano, Gorizia, Bari e due nel centro di Milano, lasciando centinaia di lavoratrici e lavoratori senza impiego.
Sin da subito le organizzazioni sindacali hanno contestato la gestione aziendale durante l’emergenza Covid 19.
H&M ha messo in crisi oltre 2000 lavoratori, molti di questi impossibilitati anche ad accedere ad ammortizzatori sociali causa il grande utilizzo di contratti a termine e di contratti a chiamata e nonostante il già consistente risparmio economico, ha il coraggio di dichiarare che nel 2020 effettuerà 8 chiusure.
In 12 anni di attività in Italia, H&M ha sfruttato in svariati modi le risorse del nostro paese, compreso l’utilizzo della Cassa Integrazione in deroga, senza mai dimostrare responsabilità sociale per chi ne fa parte: i lavoratori! Da allora ad oggi le organizzazioni sindacali, unitariamente, hanno cercato di mettere in campo svariate strategie sia a livello nazionale che territoriale per invertire questa tendenza legata solo al profitto ma H&M sembra non voler trovare soluzioni alternative.
Lunedì 6 maggio H&M ha inviato 70 lettere di trasferimento coatto ai lavoratori milanesi, con ben oltre 100 km di distanza dalla precedente collocazione, confermando così il comportamento arrogante e senza nessuna mediazione per risolvere la crisi occupazionale che ha creato non riaprendo i 2 negozi su Milano dalla fine del lock down. H&M sta sbagliando, non può pensare di eliminare forza lavoro e continuare ad essere azienda leader del settore del fast fashion!!!
Filcams, Fisascat e Uiltucs consapevoli che la crisi sanitaria ha comportato e comporterà gravi danni a tutto il tessuto economico e produttivo non solo italiano, condannano la direzione di H&M, unica azienda del settore che sta chiudendo negozi, e sta creando emergenza occupazionale.
È arrivata l’ora di dire BASTA a questa modalità di fare impresa che vede solo il profitto come motore di sviluppo, dov’è finita la responsabilità sociale di impresa tanto decantata dalle multinazionali?!
Filcams, Fisascat e Uiltucs metteranno in campo ogni iniziativa utile a contrastare questa deriva, a partire dal coinvolgimento del Ministero dello Sviluppo Economico per venire a capo del Piano Industriale e delle eventuali ricadute occupazionali.
Non ci fermeremo fino a quando per tutti i lavoratori H&M non saranno definite delle collocazioni realmente sostenibili.