H&M annuncia la chiusura di 8 punti vendita in Italia, a rischio centinaia di posti di lavoro.

28/04/2020
Online sales and new collections lift H&M fourth quarter net profits

H&M annuncia la riorganizzazione e la chiusura di otto punti vendita in Italia, a rischio centinaia di posti di lavoro. I sindacati: scelta cinica e irresponsabile, la multinazionale torni sui propri passi.

Già si contano i primi effetti della crisi economica generata dal coronavirus sull’occupazione nelle grandi catene di vendita dell’abbigliamento, tra i comparti che hanno subìto più di altri il lockdown. La multinazionale svedese H&M, che in Italia conta 180 punti vendita e 5.500 addetti, ha annunciato ai sindacati che dal 4 maggio non riapriranno i due negozi di Milano, Udine e Bari, e tra agosto e novembre chiuderanno ulteriori 4 negozi a Vicenza, Bassano, Grosseto, Gorizia, secondo una impostazione dettata dal board internazionale.

I sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, che con la direzione italiana di H&M nel 2018 hanno sottoscritto il primo contratto integrativo aziendale, hanno espresso forti perplessità sulle chiusure annunciate che alimentano la preoccupazione e il clima di incertezza sul futuro delle centinaia di lavoratori coinvolti, già gravemente minato dalle conseguenze generali della diffusione della pandemia.

Le tre sigle, consapevoli che la crisi sanitaria ha comportato e comporterà gravi danni a tutto il tessuto economico e produttivo non solo italiano, richiamano la direzione di H&M alla responsabilità sociale di impresa, a più riprese invocata anche al livello internazionale, in un momento drammatico per la vita del Paese. In un comunicato congiunto diffuso tra i lavoratori, definiscono “una scelta cinica e irresponsabile” puntare “alla sostenibilità economica nel lungo periodo”, scelta che “uccide la speranza di migliaia di lavoratori e lavoratrici per una ripresa complicata ma possibile”.

“Una previsione, 72 anni, che rasenta il ridicolo. Non possiamo certo credere che ci sia concretezza dietro alla paradossale e insensata affermazione che chiudere oggi farà guadagnare altri 72 anni” stigmatizzano i sindacati che hanno chiesto espressamente “che cessino immediatamente da parte dell’azienda gli annunci che stanno creando un clima di sofferenza ed apprensione, in un momento in cui, è richiesta lucidità e impegno, per affrontare la complicatissima fase 2” e sollecitano un dietrofront sulle chiusure e che “ogni sforzo e impegno sia ricondotto alla necessità della ripartenza immediata”.