Hard discount, prezzi caldi

28/01/2005

    venerdì 28 gennaio 2005

      pagina 15 Economia Italiana

      LA SPESA DELLE FAMIGLIE Anche nei negozi «superscontati» in vista rialzi per molte categorie
      Hard discount, prezzi caldi

      Con il caro-petrolio aumenti fino al 100% per i prodotti che utilizzano imballaggi in materie plastiche
      Le catene investono in pubblicità (+81% in un anno) e nuovi negozi: nel 2005 previste 300 aperture

      VINCENZO CHIERCHIA
      MILANO • Aumenti di prezzo in vista anche per gli hard discount, le catene di negozi che hanno fatto dei prezzi superbassi (e dell’embargo quasi totale per i prodotti di grande marca) la loro bandiera.
      Gli hard discount, dopo anni di ristagno, hanno ritrovato slancio a partire dal 2001 sull’onda dell’interesse dei consumatori per i prodotti superscontati (-50/60% rispetto alle principali marche). Oggi invece anche i "templi del risparmio" devono fare i conti con tensioni sui listini all’ingrosso a causa della raffica di aumenti che sta interessando i prodotti in plastica e cellulosa, oltre a diversi comparti alimentari.


      E le catene discount temono di perdere competitività rispetto ai gruppi della grande distribuzione.
      «Il confronto con le imprese fornitrici è stato appena avviato — spiega Miljenko Grahovac, direttore commerciale della catena tedesca Penny Market (gruppo Rewe) —, le richieste di rincari ci sono ma andranno valutate in rapporto con la dinamica dell’intero mercato della grande distribuzione, non possiamo perdere colpi proprio in questo momento». Come aggiunge Christopher Spitzley, top manager della catena italiana Eurospin (oggi alle prese con l’espansione anche in Slovenia), «le tensioni sul petrolio hanno impresso una marcata accelerazione a imballaggi e prodotti in plastica, come piatti, bicchieri e contenitori; in molti casi ci troviamo di fronte a richieste di aggiornamento dei listini anche del 100%. Tensioni si ravvisano anche per carni rosse e detergenti, ma noi puntiamo tutto sul prezzo basso tutti i giorni». «Le tensioni, anche sensibili, sui listini ci sono ma ci difendiamo rilanciando sui prodotti a nostro marchio» sottolinea Bruno Cordazzo, presidente della catena Dico (Coop).


      E alla centrale acquisti di Dico fanno rilevare che tensioni all’ingrosso riguardano anche caffè, carni, ortofrutta, acque minerali e bevande. «Sono consistenti i rincari sugli imballaggi, sia in plastica che derivati dalla cellulosa — sottolineano al quartier generale acquisti di Dico —. Il packaging sui prodotti discount pesa in proporzione parecchio: la sfida sarà contenere i prezzi al consumo sotto l’inflazione per restare competitivi».


      L’hard discount ha battuto il resto della grande distribuzione per crescita di fatturato nel 2004: +3,5% — secondo AcNielsen — contro -1,4% degli ipermercati e -2,1% dei supermarket. E le attese sono positive. «Per il 2005 prevediamo un boom di aperture — dice Spitzley — noi ne abbiamo in cantiere una cinquantina». «In un paio d’anni — stima Grahovac — il discount sarà al 10% del mercato grocery», il che vuol dire un giro d’affari di circa 5 miliardi, oggi — rileva Iri-Infoscan — la quota di mercato discount è al 7% circa. I negozi sono 2.800 negozi, con altri 300 in arrivo.


      La caccia al risparmio da parte delle famiglie ha stimolato l’attenzione per la comunicazione. Massicci gli investimenti in pubblicità: 36 milioni tra gennaio e novembre 2004 (Nielsen media research) con una crescita annua dell’81% (circa 30 milioni per la sola Lidl). «Anche noi puntiamo sulla pubblicità e giocheremo all’attacco nel 2005 in un mercato sempre più sensibile ai prezzi» conclude Grahovac di Penny.