Hannah Arendt

Domenica_Donne_HannahArendt_SITO

Chi era

Nata ad Hannover il 14 ottobre 1906, Hannah Arendt è stata una filosofa, storica e scrittrice tedesca naturalizzata statunitense. A causa delle sue origini ebraiche subì la privazione dei diritti civili e venne perseguitata dal regime nazista. Dopo una breve carcerazione decise di emigrare. Nel 1937 il regime le ritirò la cittadinanza, rimase quindi apolide fino al 1951, anno in cui ottenne la cittadinanza statunitense. Muore a New York il 4 dicembre 1975.

La ricordiamo

Giornalista e docente di scuola superiore, Arendt è nota soprattutto per i suoi scritti politici. Non amava essere considerata “filosofa” preferendo la qualifica di “teorica politica”. La sua opera più conosciuta è forse “La banalità del male”, ispirata al processo al funzionario nazista Adolf Eichmann, in cui Arendt teorizza come il male possa essere più diffuso di quanto si pensi, accettato o messo in atto da persone con scarso spirito critico. Una condizione generale di “banalità” appunto, che porta a commettere crimini terribili e nello stesso tempo induce gli artefici a non sentirsene responsabili. Arendt ha sostenuto la teoria del pluralismo politico, che genera libertà con l’accettazione e l’inclusione di ciò che ci è estraneo.

Frasi celebri

«La triste verità è che molto del male viene compiuto da persone che non si decidono mai ad essere buone o cattive.»

«Il rivoluzionario più radicale diventerà un conservatore il giorno dopo la rivoluzione.»

«Dal che si potrebbe concludere che più un bugiardo ha successo, più gente riesce a convincere, più è probabile che finirà anche lui per credere alle proprie bugie.»

Approfondimenti

André Enegrén, Il pensiero politico di Hannah Arendt, Lavoro, Roma, 2000

Paolo Flores d’Arcais, Hannah Arendt. Esistenza e libertà, autenticità e politica, Fazi, Roma, 2006