“Habemus (2)” Il latino e la ola (M.Gramellini)

21/04/2005

    giovedì 21 aprile 2005

      Il latino e la ola

      di Massimo Gramellini

      Più che dalle insinuazioni della stampaccia inglese sui suoi trascorsi hitleriani, il Papa Timido deve subito difendersi da un ventaglio di luoghi comuni che all’interno della Chiesa hanno già ispirato diversi brontolii e trovato un primo megafono in don Mazzi. «Con Ratzinger addio al dialogo coi giovani, lui è uomo di Palazzo», ha rivelato il cappellano dell’Isola dei Famosi al cespuglio di microfoni con cui abitualmente convive. L’idea che un Papa sia oscurantista perché non sa fare la ola è abbastanza curiosa. Non foss’altro perché ne presuppone una ancora più curiosa: che un Papa che la sappia fare sia progressista. Forse non sarà questo il Pontefice che aprirà al sacerdozio femminile e ai preservativi (ai divorziati, chissà). Ma non lo era neanche il suo predecessore. E la storia insegna che sono spesso i Papi «da scrivania» a modificare le regole del gioco, essendo l’intimità la condizione ideale dell’ispirazione.

      Il luogo comune apparirebbe poi ancora più assurdo se intendesse bollare come indigesto ai giovani il desiderio di Ratzinger di ripristinare la tradizione. Appurato che dopo anni di chitarre sugli altari e preti in blue jeans le chiese d’Europa sono più vuote di prima, un Papa ha tutto il diritto di chiedersi se non sarebbe il caso di riprovare col latino e i canti gregoriani. Nulla di più moderno dell’immutabile, in questi tempi precari. E nulla di più seducente: se non per don Mazzi, sicuramente per i giovani, che avvertono il fascino di chi sa dire anche dei «no», purché non li imponga con arroganza, ma li motivi con dolcezza.