“Habemus (1)” Alto prelato, pikkolo pelato (M.Travaglio)

21/04/2005
    giovedì 21 aprile 2005

    Alto prelato, pikkolo pelato

    di Marco Travaglio

    È commovente il provincialismo con cui mezzibusti e politici italiani hanno accolto l’elezione del nuovo Papa. Chi, avendo stomaco forte, ha fatto zapping nei programmi Rai e Mediaset dedicati all’evento – praticamente tutti – ha potuto ascoltare i commenti a caldo di Bruno Vespa e di Suor Paola (la tifosa della Lazio), del cardinal Tonini e di Barbara Chiappini, di Francesco Giorgino e di Paolo Fox (quello che fa gli oroscopi), di Giovanni Floris e di Michele Cucuzza, di Antonio Socci in trance e di Giuliano Ferrara in tranche con Armeni a bordo. Ora si attendono i pareri illuminati di Gigi Marzullo (responsabile per la cultura di Rai1), Mara Venier e Loredana Lecciso, Paolo Crepet e Barbara Palombelli, Rosa Giannetta Alberoni e, quando la notizia li avrà finalmente raggiunti, degli ospiti della Fattoria. Insomma, la solita compagnia di giro invitata a commentare i conclavi e i festival di Sanremo, le elezioni politiche e le finali di Miss Italia, la guerra in Iraq e le nozze di Carlo e Camilla, i parametri di Maastricht e le ricette della Clerici. Il loro italiano, di solito, è molto più stentato di quello di Papa Ratzinger, che parla come le Sturmtruppen, ma non sbaglia un verbo. L’altra sera, quando Giorgino al Tg1 s’è avventurato nel plurale «rammarici», pare che il Pontefice abbia chiesto ai suoi collaboratori: «Ma non zi tice rammariki?». Quel che non può, per sua fortuna, aver visto perché impegnato al balcone, è il primo commento di Bruno Vespa: l’insetto dell’Opus Nei esultava per l’elezione come se fosse merito suo, con il decisivo argomento che «io Ratzinger l’ho intervistato». Per la verità l’hanno intervistato un po’ tutti, ma a lui bastava vedere al Soglio uno dei suoi intervistati preferiti: se avessero eletto Vanna Marchi o l’avvocato Taormina, per lui sarebbe stato lo stesso.

    Anche dai palazzi della politica, la solita fiera delle banalità: tutti commenti sull’asse destra-sinistra, conservatori-progressisti, quasi che il conclave fosse la bouvette di Montecitorio. Leggendario il ministro Calderoli che, dall’alto dei suoi studi odontotecnici, sentenzia: «Viva Ratzinger. È l’unica cosa non di sinistra che circola oggi in Italia». Anche l’altro fratello De Rege padano, l’ingegner ministro Castelli, è entusiasta: «Un grande Papa contro il pensiero unico del relativismo etico». Castelli e Calderoli sono due ratzingeriani della prima ora: combattono il relativismo etico da quando si sposarono con rito celtico sull’altare di Odino, sorseggiando sidro davanti a un druido. Boselli, al solito, è «cauto», anche perché le recenti esternazioni del futuro papa sulle «sporcizie nella Chiesa» non lasciano ben sperare in un dialogo con i neocrax.
    Pecoraro Scanio teme che questo «oscurantista chiuda al dialogo con le altre religioni aperto da Giovanni Paolo II», come se Ratzinger non fosse il braccio destro di Wojtyla. Pera ricorda che Ratzinger ha firmato un libro con lui, a riprova del fatto che i papi sono infallibili, ma i cardinali no. Berlusconi, infine, si prenota per un «rapporto privilegiato fra la Santa sede e il governo italiano».

    La solita corbelleria sesquipedale. Il Papa non è democristiano: è cattolico, cioè universale, e non ha rapporti privilegiati con alcun governo. Nemmeno Schroeder, che almeno è tedesco, s’è sognato di uscire con una vaccata simile. Onde evitare di infierire pubblicamente sul Cavalier Salma, pare che il nuovo Papa abbia deciso di non rispondergli pubblicamente. L’ha fatto in privato, con una telefonata piuttosto pepata.

    - Presidente Berlusconi, qui il Vaticano. Le passo il Santo Padre.
    - Impossibile, qui l’unico santo padre sono io. Chieda a Piersilvio.
    - Dev’esserci un’interferenza. Ripeto: le passo il Santo Padre.
    - Guarda, Follini, se è uno dei tuoi soliti trucchi per fregarmi e mandare avanti Casini, non attacca.
    - Zignor Perluskoni, zono Penetetto XVI.
    - Non mi dica, il signor Papa in persona! Caro collega, diamoci del tu. Vorrei subito sgombrare il campo dalle voci malevole messe in giro dal Kgb su una mia candidatura alternativa alla tua…
    - Lasci pertere, Ruini all’inizio ci ha profato a fare il zuo nome, ma il fumo nero anzikè tal kamino ha kominciato a uscire talla sua pocca e talle sue orekkie, kosì ha tofuto rinunciare.
    - Qual buon vento la porta a telefonarmi? Anche lei preoccupato per le sorti del mio governo? La capisco, anzi mi consenta di chiederle, a nome delle zie suore, di intercedere presso Follini…
    - Gvardi, me ne freko tel koferno tetesco, si fikuri di qvello italiano. Mika mi kiamo ruini o sotàno: mi kiamo Ratzinger. Kapisce kvesta parola? R-a-t-z-i-n-g-e-r. Ze le telefono è proprio perkè il rapporto prifileciato ti kui parla lei con noi non eziste.
    - Ma insomma, cribbio, un po’ di dialogo e di ecumenismo, in fondo sono l’Unto del Signore e il rappresentante in terra del Bene contro il Male! Non ti hanno avvertito? Non mi sarai mica diventato comunista solo perché ti han messo addosso quella toga, pardon quella stola rossa?
    - Lei non kapisce. Noi siamo kattolici, non temocristiani. Noi kustotiamo la Fete, foi Emilio Fete. Noi annunziamo la Ferità, voi rakkontate un zakko ti palle. Noi kompattiamo la gverra, foi la fate e poi la kiamate pace. Noi ziamo kvi ta tuemila anni, voi ta untici e sono cià troppi. Io zono un umile laforatore nella vigna ti Tio, lei un porioso miliartario travestito ta prezitente operaio. E mi tia del lei. Io zono alto prelato, lei pikkolo pelato.