«Ha diffamato l’hamburger»: McDonald’s contro Raspelli

27/05/2003



              27/5/2003

              OGGI IN TRIBUNALE, CHIESTI 21 MILIONI E MEZZO DI EURO
              «Ha diffamato l’hamburger»
              McDonald’s contro Raspelli

              ROMA
              L’impero degli hambuger contro uno dei simboli del mangiare «slow»: oggi in Tribunale a Milano si fronteggiano McDonald’s ed Edoardo Raspelli, critico gastronomico e curatore di numerose guide.

              Al centro del contendere un’intervista di Raspelli apparsa su un quotidiano a dicembre. Alcune affermazioni del critico non sono andate giù al re di hamburger e patatine. «Io ho detto quello che pensavo della cucina del fast food: la trovo ‘’repellente’’. Ma non ho insultato nessuno – si difende Raspelli – è il mio lavoro fare il critico gastronomico». Sta di fatto che ora McDonald’s chiede i danni e il conto è salato: 21 milioni e mezzo di euro, l’equivalente degli investimenti pubblicitari fatti dal gruppo nel corso del 2002.
              Tra le frasi che più hanno mandato su tutte le furie il gigante della cucina fast food ci sono le «oscene patatine al sapore di carta», i «panini ciuf ciuf», insomma, secondo Raspelli «il simbolo di oppressione della cultura del palato» cui spetta l’unico merito di «sfamare a basso prezzo, velocemente e con allegria».
              «McDonald’s non ci sta a passare per «pseudo- ristorazione» e chiede al giudice milanese di valutare le critiche del gastronomo. «Vogliamo che venga accertato – spiega il loro legale Alessandro Facchino – se queste dichiarazioni hanno leso il prestigio del mio cliente. E se è così vogliamo essere risarciti. Noi abbiamo le prove che si tratta di falsità». Ecco allora, punto per punto, le «verità» del colosso degli hamburger. «Il gruppo segue standard di qualità molto rigorosi – spiega l’avvocato -. Le patatine messe nel sacchetto di carta ‘’vivono’’ al massimo 5 minuti, poi se non vengono servite al cliente si buttano via. Altro che sapore di carta. Gli olii per friggere vengono cambiati molto di frequente, la nostra carne è tutta italiana, di qualità certificata, abbiamo gli attestati del ministero della Sanità. E ancora il pane: quello originale degli hamburger è così, non possiamo usare le ‘’michette’’». «Il rispetto degli standard di qualità – conclude Facchino – è garantito da una squadra di ispettori che pattugliano i locali, facendo controlli a sorpresa, soprattutto nelle ore di punta».
              «Io non discuto nulla – ribatte Raspelli – mi permetto di rivendicare il mio diritto di fare il critico gastronomico. E’ strano però che sia stato citato solo io e non anche il giornale che ha pubblicato l’intervista». Non è stato forse un po’ «cattivello»? «Macché, ho detto quello che penso, senza esagerare. Ogni volta che sono andato in un fast food mi sono sentito come dopo un pieno al distributore di benzina. Sei sazio, ma il sapore è un’altra cosa. Nonostante ciò riconosco un merito importante al McDonald’s che la nostra ristorazione dovrebbe copiare: hanno saputo conquistare le famiglie. Mentre i nostri ristoranti considerano i bambini esclusivamente dei grandissimi rompiscatole. I fast food, invece, sanno come prenderli, giustamente, perchè i bambini sono i clienti di domani. E sono cose che dicevo anche nell’intervista incriminata». Questi i preamboli, oggi in tribunale il primo round.

              Antonella Torra