Guerra tra Cgil e CislUil per il contratto artigiani

01/03/2001

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Guerra tra Cgil e CislUil
per il contratto artigiani

Il sindacato guidato da Cofferati ritira la firma dall’accordo regionale in Lombardia

VITTORIA SIVO


roma — Clamorosa marcia indietro della Cgil sul contratto degli artigiani. Anche se a tinte più forti, il caso ricorda quello scoppiato a Milano un anno e mezzo fa sull’accordo con il Comune, firmato da Cisl e Uil e avversato dalla Cgil, e si inserisce comunque nel clima di conflitto ormai imperante fra le Confederazioni. Di nuovo in Lombardia, questa volta lo scontro riguarda il contratto regionale dei dipendenti dell’artigianato (circa 200 mila persone) firmato il 2 febbraio scorso da Cgil, Cisl e Uil lombarde con le quattro associazioni dei datori di lavoro del settore, Confartigianato, Cna, Casa e Claai. Trattandosi di un accordoquadro raggiunto dopo un anno di trattative condotte unitariamente e sulla base di una piattaforma rivendicativa comune, la decisione senza precedenti della Cgil, annunciata due giorni fa, di ritirare la propria firma ha preso in contropiede Cisl e Uil. Tanto più che nel frattempo quella intesacornice aveva dato luogo a 9 accordi di categoria dei vari comparti artigiani (metalmeccanici, tessili, alimentaristi,ecc.). Una vicenda troppo significativa per restare confinata in ambito regionale e difatti le polemiche coinvolgono anche i vertici delle Confederazioni.
«Per noi le motivazione addotte dalla Cgil sono incomprensibili» dichiara il segretario generale della Cisl Savino Pezzotta che assieme al leader della Cisl lombarda Carlo Borio ha diramato un comunicato durissimo in cui chiede che la Cgil «torni sui suoi passi e tenga fede alla firma fatta nell’interesse dell’intero movimento sindacale». La Cisl chiede tra l’altro alla Cgil come mai i punti che ora critica «non sono stati sollevati prima, durante e in conclusione della trattativa». La Uil e il suo segretario regionale Walter Galbusera vanno più in là: questo episodio fa il paio con i contrasti a livello nazionale sui contratti a termine e quindi fa pensare ad una «regia ben mirata». «Questa volta la Cgil lombarda è vittima di un intervento burocratico e centrale», aggiungono, lasciando intendere che il leader della Cgil della Lombardia Mario Agostinelli sarebbe stato costretto da Sergio Cofferati a togliere la firma dall’accordo. Sospetti che Agostinelli respinge in modo categorico: «La decisione di ritirare la firma è un atto assolutamente autonomo della nostra segreteria e respingo con sdegno l’idea di un’interferenza della Cgil nazionale». Il fatto è — dice il sindacalista — che si tratta di un «brutto accordo», che altera l’attuale sistema contrattuale e attribuisce ai cosiddetti enti bilaterali un ruolo improprio. Perché un ripensamento così tardivo? Agostinelli ammette che «da parte nostra c’è stata leggerezza» per non aver valutato l’intesa in tutte le sue implicazioni. «La nostra attenzione si è troppo concentrata sull’obiettivo di sbloccare la vertenza e una volta raggiunta questa finalità non abbiamo riflettuto abbastanza sui contenuti». Nel frattempo, Fiat e sindacati ieri si sono visti fino a tarda sera con il sottosegretario al Lavoro, Ornella Piloni, per verificare la possibilità di una ripresa della trattativa sull’integrativo, ferma dal 24 ottobre scorso. Accettata dai sindacati, la proposta del sottosegretario di una ripresa della vertenza la prossima settimana è stata però bocciata dalla Fiat. Per tutta risposta, i sindacati hanno proclamato uno sciopero di 4 ore nel gruppo Fiat per l’8 marzo. Il ministero si è riservato di riconvocare le parti.