Guerra, ora il futuro fa paura

28/03/2003

           
          VENERDÌ, 28 MARZO 2003
           
          Pagina 16 – Cronaca
           
          Guerra, ora il futuro fa paura
           
          Gli italiani restano pacifisti, ma il 63% vuole una vittoria rapida Usa
           
          il sondaggio
           
           
           
          Indagine Eurisko per Repubblica sul conflitto
          Oltre l´80 per cento esprime preoccupazione
          Poco meno della metà teme gli attentati in Italia
          Governo bocciato c´è più fiducia nel Vaticano
          La maggioranza ritiene opportuno risparmiare
          evita investimenti in Borsa e non vola più
           
          FABIO BORDIGNON

          Tristezza, preoccupazione; ma anche paura e indignazione. Questi i sentimenti provati dagli italiani, una settimana fa, alla notizia dei primi bombardamenti su Bagdad.
          All´alba di una guerra attesa, ma che continua a suscitare forte opposizione tra i cittadini, e contro la quale un´elevata porzione della società si sta mobilitando. Una guerra che, al tempo stesso, sta modificando gli orientamenti e i comportamenti delle persone, anche nelle piccole azioni di tutti i giorni, come la spesa al supermercato. E´ quanto emerge da uno studio realizzato nei giorni scorsi, per Repubblica, da Eurisko.
          Più di tre italiani su quattro (76,8%) si dicono contrari all´intervento armato contro l´Iraq. Un valore inferiore a quello osservato alla vigilia del conflitto (88%: nell´ipotesi di un azione senza l´avvallo del Palazzo di vetro), ed opposto a quello registrato al di là dell´Atlantico, dove sette cittadini statunitensi su dieci – secondo le più recenti rilevazioni – danno il proprio consenso alle operazioni di disarmo nel Golfo Persico. Molto diverse appaiono, sulle due sponde dell´Atlantico, anche le prime reazioni al conflitto. Se l´83% degli americani afferma di essersi sentito sicuro nel momento del primo attacco, e il 65% orgoglioso, altri sono i sentimenti suscitati nella popolazione italiana: preoccupazione (84%), tristezza (82%), paura (58%) e indignazione (67%).
          La maggior parte degli italiani, ciò nondimeno, auspica un esito favorevole agli Stati Uniti. Meno di un intervistato su cinque si augura che gli Usa siano costretti ad un negoziato con Saddam, e appena due persone su cento si schierano apertamente dalla parte dell´Iraq. Il 63% spera si giunga, in tempi rapidi, ad una vittoria delle forze anglo-americane. Anche se in pochi, si illudono che l´intervento possa concludersi in un breve arco di tempo. I più immaginano una durata di almeno qualche mese (42%). E un atteggiamento pessimista sembra emergere anche quando si prendono in considerazione i possibili obiettivi del conflitto. Poco più di una persona su tre (36%) ritiene che l´intervento possa contribuire ad una stabilizzazione dell´area mediorientale. Una quota ancor più bassa (31%) spera in una diminuzione del rischio-attentati nel mondo (anzi, un numero elevato di persone – il 44% – teme si possano verificare atti terroristici nel nostro paese). Più verosimile appare la possibilità che in Iraq, all´indomani del conflitto, possa instaurarsi un regime democratico (45%).
          La popolazione non rinuncia, tuttavia, ad esprimere il proprio dissenso, utilizzando i canali ormai ben noti. Le iniziative pubbliche: il 17% ha partecipato, nelle ultime settimane, a manifestazioni per la pace (contro il 10% registrato a fine febbraio); il 44% pensa di farlo in futuro. Il vessillo pacifista: quasi una persona su tre (31%: un valore raddoppiato nell´arco di poche settimane) dice di avere esposto la bandiera con i colori dell´iride al proprio balcone.
          Il senso di insicurezza suscitato dalla guerra contribuisce, inoltre, a modificare i comportamenti delle persone. Cambia, ad esempio, la propensione verso alcune forme di consumo. La maggioranza degli intervistati ritiene opportuno risparmiare, anche nelle piccole spese di tutti i giorni (53%). Una quota analoga di persone pensa sia più sicuro, in questa fase, evitare gli investimenti in Borsa (54%) e i viaggi all´estero (55%), specie se in aeroplano (53%).
          Cambiano, allo stesso tempo, gli atteggiamenti verso le istituzioni, secondo un trend caratterizzato da una riduzione generalizzata degli indici di fiducia. Se, da un lato, è il Vaticano ad ottenere, in modo stabile, i maggiori favori (59%), è soprattutto per i grandi attori internazionali che si registra un evidente deterioramento di immagine. Si riduce, in misura rilevante, la fiducia nell´Unione Europea (47%), nella Nato (33%) e, soprattutto, nell´Onu (40%). Un risultato che si lega, verosimilmente, all´incapacità, palesata da questi soggetti, di arginare l´iniziativa statunitense. Si conferma basso, anche se in leggera ripresa, il grado di consenso verso gli Stati Uniti (34%), così come la fiducia nel Governo (29%), percepito, ormai, molto vicino all´alleato americano: quasi una persona su due (47%) ritiene, infatti, che l´Esecutivo guidato da Berlusconi sia favorevole alla guerra.