Guerra dei numeri in Cgil

08/11/2004


    sabato 6 novembre 2004

    REPLICA. IRRITAZIONE E PROTESTE ANCHE DAL BOTTEGHINO

      Guerra dei numeri in Cgil
      «Noi stiamo con Fassino»

        Polemiche per il titolo correntino dell’Unità, che oggi ripara

          «Di-cias-set-te mila, altro che 1200. C’era l’intera Cgil, a Pesaro, a tifare Correntone. E oggi? Mille e duecento? A parte il fatto che non ci credo, resta il dato politico. Oggi la stragrande maggioranza della Cgil sta con Fassino, non con Mussi. Se poi i tre quarti della segreteria di corso Italia si vuole ostinare, invece, a stare con una iper-minoranza il problema è loro, non della Cgil e dei suoi iscritti. Questi hanno capito benissimo che la funzione politica della minoranza interna dei Ds, che nel 2001 lottava per la sopravvivenza del partito, si è esaurita. D’altra parte, quando Epifani volle costringere la Cgil a schierarsi per il sì al referendum sull’articolo 18 la risposta della base fu l’astensione». E’ a dir poco infuriato, l’alto dirigente di Corso Italia che per di più non appartiene all’ala riformista della Cgil. La quale pure contesta, cifre alla mano, i numeri forniti ieri «da quelli del Correntino». No, trattasi invece di ex firmatario della mozione Berlinguer, oggi convinto dalle ragioni di Fassino. Ai riformisti doc Aldo Amoretti, presidente dell’Inca, e Agostino Megale, presidente dell’Ires Cgil, che invece commentano saggi il rovesciamento dei rapporti di forza che si registra sul 2001 («Il tempo fa maturare anche le nespole», chiosa Amoretti, «Il progetto su cui si era spesa la Cgil tre anni fa è stato sconfitto. Nella politica italiana prima che nel sindacato», commenta Megale) non è andato proprio giù, invece, il titolo dell’Unità. «Quasi tutta la Cgil vota Correntone è un titolo politicamente scorretto, oltre che tecnicamente sbagliato», dicono entrambi con una voce sola. Pare che anche Fassino non abbia gradito e lo abbia fatto sapere a Colombo, che oggi pubblicherà tanto di pagina riparatrice. Amoretti aggiunge: «Sulla Fed ho molti dubbi anch’io ma presentare una mozione per dire che vogliamo distruggere i Ds è un falso storico. Come del resto è stata una sceneggiata un po’ ipocrita il contributo dei 12 segretari al programma dell’Ulivo. Vedo troppi tatticismi, all’interno della segreteria Cgil». Megale preferisce guardare lontano: «Con un sistema politico bipolare bisogna evitare che i sindacati vengano risucchiati dalla lotta politica. La Cgil dovrebbe puntare a costruire, assieme a Cisl e Uil, una grande convention programmatica da sottoporre a entrambe le coalizioni, da qui al 2006. Poi, chi riteniamo più vicino alle istanze dei lavoratori italiani avrà l’appoggio del sindacato confederale. Con la consapevolezza, certo, di avere alle spalle anni di battaglie sociali contro questo governo». Chiedono «profilo alto», «difesa dell’autonomia del ruolo del sindacato» e «profilo riformista», Megale e Amoretti ma per ora in campo c’è «la guerra dei numeri». «Loro dicono di essere 1200? Mah. I sindacalisti firmatari della mozione Fassino sono molti di più», ribattono i riformisti.

          I numeri, insomma, restano al centro del dibattito. Del resto, al congresso, sono molto, se non tutto. Quelli “veri” li snocciola il responsabile Lavoro Ds e membro della segreteria Cesare Damiano, uno della isolata – nel 2001 – «banda dei quattro» (gli altri tre erano Amoretti, Megale e l’ex segretario della Camera del Lavoro di Milano, Antonio Panzeri) che osò contestare la linea dura del Cinese. «Innanzitutto – spiega Damiano – sono circa 220 i dirigenti sindacali confederali che hanno sottoscritto la mozione Fassino, di cui ben 160 della Cgil. Tra loro segretari di categoria come Valeria Fedeli (Tessili) e Fabrizio Solari (Trasporti), di grandi regioni italiane e molte Camere del Lavoro, da Milano a Reggio Calabria. Inoltre, sono oltre mille i dirigenti sindacali che hanno già detto pubblicamente che voteranno la stessa mozione. Tra loro anche due membri di segreteria come Achille Passoni e Nicoletta Rocchi, già firmatari della «Lettera dei 22» (firmata anche dalla Maulucci). E sono centinaia i dirigenti della Uil che stanno con noi, tra cui nomi di spicco del sindacato di Angeletti come Pirani e Migliatti». Giorgio Benvenuto, ex segretario Uil e deputato Ds, sostiene che sono «già oltre 600». «Infine – dice Damiano – i tanti dirigenti territoriali della Cisl, iscritti Ds, anche loro per Fassino». Certo che se Fassino lo votano anche i cislini, allora vuol dire che ne è passato, di tempo, dal 2001.