Gucci, Vuitton non molla la presa

28/11/2000

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Martedì 28 Novembre 2000 finanza & mercati
Il gruppo Arnault fa nuove proposte e contesta le stock option a De Sole e Ford.

Gucci, Vuitton non molla la presa

(DAL NOSTRO CORRISPONDENTE)

PARIG. INuovo capitolo nella "saga" che riguarda il controllo della Gucci e nel braccio di ferro che oppone da una parte Lvmh con il 20% del capitale e dall’altra Ppr (Pinault Printemps-Redoute) con il 40. Per risolvere i problemi che riguardano l’azionariato della Gucci e per garantirne l’indipendenza, Lvmh ha presentato infatti ieri nuove proposte.

Prima delle proposte, il gruppo guidato da Bernard Arnault chiede però alla Camera delle imprese di Amsterdam di avviare un inchiesta a tappeto su una presunta cattiva gestione della società, in riferimento in particolare «alle circostanze — si legge in un comunicato — che hanno portato agli accordi con Ppr». E naturalmente rigettate in toto da questi ultimi.

La scoperta della giornata è infatti che, nella primavera ’99, all’epoca dell’ingresso di Ppr in Gucci, il presidente della società italiana Domenico De Sole e lo stilista Tom Ford avrebbero siglato un accordo (tenuto segreto, secondo Lvmh) per ottenere 8 milioni di stock option Gucci, pari all’8% del capitale e a un controvalore che ai corsi attuali si avvicina agli 800 milioni di dollari. La conclusione di Lvmh è che con questo presunto accordo segreto Ppr, con il suo 44% di Gucci a seguito della contestata operazione riservata sul capitale, avrebbe ottenuto il controllo assoluto della maison italiana. In aggiunta, Gucci e il management avrebbero perso quell’indipendenza che, secondo i patti sociali siglati con Ppr, avrebbe dovuto essere garantita fino al 2004. A dar man forte a Lvmh sono scesi in campo anche i piccoli azionisti di Gucci.

Per quanto riguarda le proposte di Lvmh, sono in linea con le dichiarazioni di Arnault che ha sempre dichiarato negli ultimi mesi di non avere alcuna intenzione di acquisire il controllo di Gucci. Nella sostanza, dunque, Lvmh propone, per preservare l’indipendenza di Gucci, di annullare gli accordi con Ppr e nello stesso tempo di procedere a un nuovo aumento di capitale (in concreto una emissione al pubblico, garantita da banche internazionali) più favorevole che non quello Ppr, per 3 miliardi di dollari.

Ma c’è di più. Lvmh, per rafforzare la sua posizione di disinteresse al controllo e nel caso gli accordi con Ppr vengano annullati, «si impegna a limitare irrevocabilmente la propria partecipazione in Gucci al 20% massimo. Inoltre — si legge nel comunicato — si impegna a non esercitare alcuna influenza sulla gestione di Gucci e a non presentare alcun candidato per il consiglio di amministrazione».

Questo lo stato delle cose, mentre si attendono nuovi sviluppi che sicuramente non tarderanno. Da parte sua Ppr in una nota dichiara che l’assegnazione delle stock option è avvenuta alla luce del sole (la trafila per la loro aggiudicazione sarebbe severa e la decisione collegiale) in occasione di due separate assemblee, l’8 luglio ’99 e il 22 giugno scorso. E attacca Lvmh dicendo che «ha una concezione di indipendenza di Gucci molto univoca, indipendenza in cui Lvmh sarebbe il solo azionista significativo di Gucci». Il comunicato parla inoltre di arguzie e peripezie giuridiche e, infine, contrariamente alle affermazioni di Lvmh dichiara che «nessuna misura provvisoria ostacola la libertà di Gucci, oggi». Da parte sua Gucci afferma che non esiste alcun patto segreto con Ppr e che tutti i membri del management (oltre un centinaio) hanno stock option: «Si tratta — riferisce un comunicato — di un ulteriore tentativo di impedire a Gucci di perseguire la sua strategia di successo, che piazza la società in diretta concorrenza con Lvmh in molte aree del business del lusso».

Michele Calcaterra