Gucci scivola sull’opzione Ppr

16/07/2002


16 luglio 2002



Il titolo perde il 9% malgrado i francesi confermino l’impegno ad acquistare il 47%Gucci scivola sull’opzione Ppr
FIRENZE – Pinault Printemps Redoute (Ppr ), azionista di maggioranza di Gucci , conferma la volontà di tenere fede agli impegni e di rilevare nel 2004 la restante quota (47%) del gruppo fiorentino al prezzo di 101,5 dollari per azione, ben al di sopra degli 88,5 dollari a cui è stato scambiato il titolo venerdì scorso a New York. «Non ci sono dubbi sul fatto che onoreremo i nostri impegni», ha sottolineato ieri Serge Weinberg, presidente e amministratore delegato di Ppr. In base agli accordi che nel 2001 hanno messo fine alla disputa con Lvmh sul controllo della maison guidata da Domenico De Sole, Ppr si è impegnata ad acquistare il restante 47% di Gucci nel marzo del 2004, a 101,5 dollari per azione appunto, qualora il titolo non abbia già superato quel valore. Ipotesi, a questo punto, non facile da prevedere. Il mercato ha reagito penalizzando Ppr, che ha lasciato sul campo il 9% del proprio valore a 80,9 euro. Gli investitori, che anche grazie all’impegno del gruppo di Weinberger considerano il titolo Gucci quasi come se fosse un bond (c’è un prezzo di riferimento per il 2004), hanno mostrato qualche perplessità sulle prospettive di finanziamento dell’operazione da parte di Ppr, anche perché al colosso francese la Schroeder Salomon Smith Barney (Sssb) ha appena tagliato il rating e ridotto il target price da 108 a 80 euro. Intanto Gucci, che è il terzo gruppo al mondo nel lusso, conferma le stime sugli utili di fine anno, nonostante le difficoltà del settore, fortemente penalizzato dagli attentati dello scorso 11 settembre e dal calo dei consumi soprattutto negli Stati Uniti. «Prevediamo che il mercato continuerà ad avere problemi per tutto il 2002», ha detto De Sole, presidente e amministratore delegato della griffe italiana, all’Assemblea annuale degli azionisti ad Amsterdam, ribadendo comunque le stime di un utile per azione di 2,60-3,00 euro a fine esercizio, in calo del 16% rispetto all’anno precedente. Il management punta a realizzare un margine operativo del 14% prima degli ammortamenti per avviamento e marchi: percentuale che sale al 30% nel caso della sola divisione Gucci, autentica locomotiva del gruppo. A livello consolidato, i ricavi dovrebbero attestarsi a quota 2,7 miliardi di euro, di cui 1,7 miliardi grazie al marchio della doppia "G". L’inizio dell’anno (per Gucci, fiscalmente, parte dal primo di febbraio) ha confermato il trend di rallentamento rispetto al 2001, ma la sostanziale tenuta del gruppo. Nel primo trimestre, i ricavi sono stati pari a 607,6 milioni di euro contro i 616,7 dell’anno precedente, l’utile operativo è passato da 78,8 a 51,1 milioni e il risultato netto per azione da 0,61 a 0,35 euro. «Il nostro asse portante resta la divisione Gucci – commenta De Sole – anche se Yves Saint Laurent continua a registrare performance straordinarie, per cui nonostante le attuali condizioni dell’economia internazionale siamo in grado di ribadire le stime di redditività per l’esercizio in corso, con un utile diluito per azione previsto compreso tra 2,60 e 3,00 euro». Gucci, insomma, continua a produrre risultati positivi e la conferma dei progetti da parte di Ppr non è una novità in assoluto. «Gucci? È una buona operazione anche dopo i tragici avvenimenti dell’11 settembre scorso», disse Weinberger qualche mese fa, spiegando che i mezzi finanziari per sostenere l’operazione non sarebbero stati un problema. Ppr, come ha spiegato il suo presidente, può infatti contare su linee di credito per 2 miliardi di euro, su un aumento di capitale e un’emissione obbligazionaria per un totale di altri 1,4 miliardi. Operazioni che saranno varate al momento utile, cioè nel 2004.

C.Per.