Gucci prevede un calo degli utili

10/12/2002



            10 dicembre 2002


            FINANZA E MERCATI


            Gucci prevede un calo degli utili e resta prudente sui conti 2002

            La redditività per azione si attesterà a 2 dollari, contro i 2,6 stimati in precedenza


            FIRENZE – Il settore del lusso ha il fiato grosso e Gucci corregge al ribasso la previsione di redditività per l’esercizio in corso. Complice un mese di novembre abbastanza freddo sul fronte dei consumi, il management del gruppo fiorentino ha infatti limato a sorpresa da 2,6 a 2 dollari la stima di utile netto diluito per azione. I conti del terzo trimestre, ancora in fase di elaborazione (saranno presentati il 19 dicembre), dovrebbero comunque attestarsi su 645 milioni di dollari di ricavi nel periodo febbraio-ottobre, con un margine operativo consolidato del 12% circa, prima degli ammortamenti per avviamento e marchi. «Le vendite di ottobre hanno avuto un andamento generalmente positivo – sottolinea una nota del gruppo -. La divisione Gucci in particolare ha registrato un incremento del 3%, dell’8% Ysl Beauté, e addirittura del 62% quella Ysl, la cui performace complessiva a livello di marchio nel terzo trimestre è migliorata del 68%». I problemi si sono manifestati a novembre. Dopo che settembre e ottobre avevano fatto sperare in una lenta ma costante inversione di tendenza per il settore, il mese dei morti ha raffreddato gli entusiasmi, spingendo i vertici di Gucci a rivedere le stime per il 2002. Il giro d’affari consolidato dovrebbe dunque attestarsi tra 2,5 e 2,6 miliardi di dollari, contro una previsione di 2,6 miliardi del settembre scorso. Il margine operativo è indicato in leggera flessione, dal 13 al 12 per cento. I ricavi della divisione Gucci sono attesi tra 1,5 e 1,6 miliardi (1,6 l’indicazione precedente), e il margine operativo scenderà dal 30 al 28 per cento. Un cambio di aspettative che il presidente e amministratore delegato del gruppo, Domenico De Sole, ha voluto comunicare subito al mercato. «A partire dall’estate, l’andamento del settore dei beni di lusso è stato molto volatile – commenta De Sole -. Le condizioni di mercato sono state difficili a luglio e agosto, mentre l’andamento delle vendite a settembre e ottobre ci aveva dato fiducia di poter mantenere invariate le indicazioni precedenti. Tuttavia – continua il presidente di Gucci – il rallentamento registrato a novembre ha convinto il management che non è più possibile raggiungere quegli obiettivi». Sulla base delle nuove stime, il gruppo calcola che nel secondo semestre 2002 il fatturato crescerà a una sola cifra, mentre il margine operativo registrerà una riduzione tra il 3 e il 7% rispetto all’andamento del secondo semestre 2001. Si tratta comunque di un netto miglioramento nei confronti della prima parte del 2002 – fanno notare a Firenze – perché a luglio scorso i ricavi del gruppo erano scesi del 4,2% e il margine operativo addirittura del 38,5% sullo stesso periodo del 2001. Resta il fatto che, a meno di un recupero nei giorni di Natale, Gucci non potrà raggiungere la redditività di 2,6 dollari per azione. La notizia non ha però depresso il titolo, scambiato a 89 euro (-0,73%) ad Amsterdam, perché c’è la garanzia di acquisto di tutte le azioni in circolazione (46,5% del capitale) al prezzo di 101,5 dollari nel marzo 2004 da parte di Ppr, che di Gucci ha già il 53,5 per cento. «Abbiamo alcuni dei migliori marchi del mondo – conclude De Sole – e resto molto ottimista sulle prospettive del gruppo».
            C.PER.