Gucci penalizza Pinault

22/07/2002

20 luglio 2002

Gucci penalizza Pinault

Gucci potrebbe essere la goccia che ha fatto traboccare il vaso di Pinault-Printemps-Redoute. La stabilità finanziaria dell´indebitata conglomerata francese è legata alle fortune dell´azienda italiana del lusso. Non solo PPR possiede il 53% di Gucci ma si è impegnata a pagare 4,8 miliardi di dollari per il resto della società, ovvero 101,50 dollari per azione entro il 24 marzo 2004.
Questa situazione ha creato una strana relazione fra le azioni delle due aziende. Mentre il titolo di PPR da un lato è caduto in borsa sulla scorta di voci di una crisi di liquidità, le azioni di Gucci hanno retto bene, attestandosi giovedì a 90 dollari. Questo prezzo equivale a uno sconto di appena il 6% rispetto all´offerta di PPR, lasciando trasparire la convinzione degli investitori sulla capacità di PPR di onorare il suo impegno. D´altro canto ciò implica che le vendite di azioni di PPR non sono giustificate. Poi c´è il problema del costo dell´opzione di vendita concessa ai detentori delle azioni di Gucci, vale a dire la differenza fra il valore reale del gruppo italiano è il prezzo dell´offerta obbligatoria d´acquisto. Non è semplice risalire a tale valore sulla base del prezzo dell´azione di Gucci, perché c´è il sostegno dell´offerta. Su base relativa, a 90 dollari ad azione la valutazione corrente di Gucci si traduce in un multiplo di 20 volte gli utili previsti per azione per il 2004, un premio rispetto alle 17 volte di LVMH. Tuttavia, a 101,50 dollari Gucci sembra costosa, allo stesso livello di Hermès. Se si ipotizza una sopravvalutazione del 20% su tale base, ecco materializzarsi un ulteriore miliardo di dollari di valore perso. Ecco perché l´azione di PPR ha subito la batosta.

Rob Cox
(traduzione di Silvestro De Falco)