Gucci: la fuga dei manager allarma Firenze

15/04/2004


  economia e lavoro




15.04.2004
Gucci, la fuga dei manager allarma Firenze
Dopo De Sole e Ford in partenza anche Tashiro, Ricci, Shiek e Galli. Preoccupati i lavoratori. Oggi incontro Rsu-azienda
di 
Sonia Renzini

FIRENZE La notizia ieri è arrivata in un batter d’occhio alla sede della Gucci a Casellina (Scandicci) gettando nello sconforto i lavoratori. Accanto alla dipartita del duo vincente Domenico De Sole e Tom Ford annunciata da tempo si aggiunge quella di altri nomi importanti del gruppo: Toshiaki Tashiro, Renato Ricci, Lisa Shiek e Tomaso Galli.
È quanto scritto nero su bianco sulle pagine del Financial Times che
commenta così la crisi manageriale del gruppo. Una quaterna di rilievo per la griffe italiana da tempo in subbuglio dopo che il controllo era passato nelle mani del gruppo francese Pinault Printemps Redoute di Francois Henry Pinault. E un duro colpo per l’azienda che in un colpo solo si priva di figure fondamentali per settori cardine, come il mercato giapponese,del cui successo è artefice sicuramente Toshiaki Tashiro, quello del personale e della comunicazione con Renato Ricci, della comunicazione con Lisa Shiek, che controlla l’immagine di Tom Ford, della comunicazione
corporate con Tomaso Galli.
Se il Financial Times mostra preoccupazione soprattutto per la perdita di Toshiaki Tashiro e per il suo pollice magico nel mercato giapponese, le rappresentanze sindacali aziendali fanno capire che a pesare in modo particolare è l’uscita di scena del direttore delle risorse umane Renato Ricci, anche perché pare che l’uscita di Tashiro in realtà fosse già nell’aria da un mese. «Della dipartita di De Sole e Tom Ford ormai si sapeva da tempo – dice un sindacalista
aziendale che non vuole essere citato – ma se adesso va via anche Renato Ricci la situazione peggiora e non di poco».
Ricci rappresentava per l’azienda fino a ieri l’uomo delle garanzie, una volta usciti di scena De Sole e Ford. L’accordo con la Ppr stabiliva che sarebbe rimasto almeno per altri due anni, il compito era di potenziare il settore delle risorse umane. «Sono segnali anomali questi – continua il sindacalista – la Ppr ha fatto di tutto perché Ricci rimanesse garantendogli libertà d’azione sul suo operato, non si capisce a questo punto cosa possa essere avvenuto». Intanto il presidente di Ppr, Serge Weinberg, ha annullato all’ultimo momento
una visita alla Gucci la settimana scorsa senza avvertire nessuno. Pare che l’autista incaricato di andare a prendere il dirigente all’aereoporto lo abbia atteso inutilmente. «Proprio Weinberg al momento del controllo della Ppr sulla Gucci – ricorda il sindacalista – ci assicurò che non sarebbe cambiato niente, ma adesso dobbiamo constatare che non era vero».
Ieri le Rsu aziendali hanno cercato di parlare con Ricci, senza successo. L’incontro è rimandato a stamani, intanto predominano scetticismo e preoccupazione. Del resto non è una novità a Casellina che l’arrivo dei «francesi» non abbia mai entusiasmato nessuno, anche perché la dirigenza di De Sole ha dalla sua la forza dei numeri. Dopo l’era della famiglia Gucci l’azienda è passata nel giro di nemmeno una quindicina di anni da un fatturato di 250 miliardi, nel ‘94, a uno di 2mila miliardi. Oggi i dipendenti sono 920 solo a
Casellina, 1.200 in tutta Italia.
Il controllo della Pinault si è scontrato fin dall’inizio con la richiesta di De Sole e Ford che chiedevano autonomia manageriale. Adesso, prima del 30 aprile, dovrebbe essere nominato il nuovo amministratore delegato. Intanto, la Ppr ha lanciato un’opa residuale
sulle azioni Gucci ancora non controllate. Se andrà a buon fine, il 100 per cento di Gucci sarà costato a Ppr 7.2 miliardi.