Gucci chiede al Tribunale di far uscire Lmvh dal capitale

12/10/2000

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Giovedì 12 Ottobre 2000
finanza & mercati

Nuova puntata della contesa fra le due case di moda.
Arnault: «Facciano un’Opa».
Gucci chiede al Tribunale di far uscire Lmvh dal capitale

MILANO Più che l’ennesima battaglia, tra Gucci e Ppr da una parte e Lvmh dall’altra sembra essere arrivata l’ora della resa dei conti. Campo dello scontro, ancora una volta, la Corte distrettuale di Amsterdam, alla quale la Gucci, guidata da Domenico De Sole, si è rivolta per richiedere ai giudici «di decretare un ordinato smobilizzo» di Bernard Arnault dal capitale della public company fiorentina. Motivo: le numerose cause avviate dal maxipolo francese del lusso ai tribunali olandesi «attaccano l’alleanza strategica di Gucci con Ppr — si legge in una nota — e tentano di soffocare la strategia multimarca del gruppo: Lvmh è un diretto concorrente e sta abusando della sua posizione di azionista per esercitare un’influenza anticoncorrenziale sulle attività della Gucci, con un’accelerazione della sua campagna per ostacolare la strategia di acquisizioni di Gucci, limitare l’uso di risorse e far deragliare la sua alleanza».

Pronta la replica del quartier generale di Arnault: «Làncino un’Opa a un prezzo corretto: a questa condizione potremmo accettare di cedere la nostra partecipazione». Ma, aggiunge la nota della Lvmh, «è assurdo che Gucci sostenga che stiamo esercitando una qualsiasi influenza con il 20,6% in portafoglio e senza avere nominato neppure un rappresentante nel supervisory board. La richiesta tradisce l’imbarazzo (ma in inglese la parola usata è disperazione, ndr) del management Gucci per la recente decisione della Corte suprema olandese di annullare l’accordo del marzo ’99 tra Gucci e Ppr. Nei prossimi giorni presenteremo un ricorso per chiedere la designazione di un inquirente in vista dell’annullamento degli accordi fra Gucci e Ppr e dell’aumento di capitale conseguente».

In tarda serata, un portavoce della Lvmh rincara la dose: «Se immettessimo sul mercato 20 milioni di titoli le azioni Gucci andrebbero a picco». Appunto per questo nel ricorso del marchio fiorentino si fa riferimento a un «ordinato smobilizzo», mentre ieri ad Amsterdam il titolo ha chiuso in ribasso dello 0,65% a 116,05 euro.

Insomma, piovono bombe tra due dei principali competitor del mercato dei beni di lusso. Nella sua difesa Gucci fa leva sul caso Gillette-Wilkinson del ’92, bocciato dall’Antitrust comunitario. E i legali della "doppia G" stanno valutando se presentare analogo ricorso a Bruxelles in base alle norme anticoncorrenza. Certo, il fallimento dello scorso giugno nelle trattative tra Ppr e Lvmh su un’Opa a cento dollari per azione — prezzo non raccomandato dal board della Gucci perché «non riflette il valore di mercato, aumentato del premio di maggioranza» — non sembra di buon auspicio. Anche perché dopo la fine del negoziato Serge Weinberg, numero uno di Ppr, aveva detto di considerare «chiusa la questione»: un’uscita a cento dollari per azione avrebbe portato nelle casse di Arnault una plusvalenza di un miliardo di euro.

Intanto Lvmh non molla nel corteggiamento di Giorgio Armani. All’inaugurazione del maxispazio dello stilista in via Manzoni a Milano, la settimana scorsa, il braccio destro di Arnault nella moda, Yves Carcelle, ha reso omaggio ad Armani, accompagnato da Laudomia Pucci, erede della maison fiorentina recentemente acquisita dal maxipolo parigino. Ma prima del termine dei festeggiamenti per i 25 anni dell’azienda, nel gennaio prossimo, Armani sembra intenzionato a non decidere nulla.

P.B.