Gucci, 6.000 miliardi da spendere

27/03/2001

AFFARI&FINANZA


FINANZA
lunedi 26 Marzo 2001
pag. 46 Gucci, 6.000 miliardi da spendere
Dopo il bilancio "di lusso" appena chiuso, al gruppo resta ancora una forte liquidità per fare shopping. La partita aperta con il tribunale di Amsterdam per la quota di Arnault: alla fine potrebbe persino non essere esclusa un’opa

GIOVANNI PONS


Sembrerà strano, ma in un periodo di quasi recessione negli Stati Uniti, una società che opera nel mercato del lusso, la Gucci, continua a crescere a ritmi impressionanti. La conferma è arrivata giovedì scorso quando ad Amsterdam il presidente Domenico De Sole, nel presentare il bilancio record del 2000, ha detto davanti agli analisti che in febbraio le vendite retail della divisione Gucci sono aumentate del 29%.
Che cosa succede, che i ricchi non sentono la recessione e continuano a spendere come e più di prima? Può essere che sia così ma i risultati della Gucci appaiono obbiettivamente in controtendenza. Guardando al principale concorrente, il gruppo francese Lvmh, gli analisti hanno notato che nel quarto trimestre le vendite del marchio Louis Vuitton, cioè il core business dove i margini sono più elevati, hanno registrato una crescita limitata al 5% depurata dall’effetto cambi, contro un 2728% dei primi nove mesi del 2000. Non sorprende quindi che la stessa mattina della conference call di De Sole le principali banche d’affari abbiano emesso una nota consigliando l’acquisto del titolo considerato a questo punto sottovalutato. Tra queste la Morgan Stanley ha confermato il suo obbiettivo a 125 dollari (la quotazione a Wall Street è intorno a 75 dollari), la Jp Morgan arriva alle stesse conclusioni e allo stesso prezzo target mentre la Schroeder Salomon Smith Barney passa da neutrale e buy con un obbiettivo a 105 dollari.
Insomma una bella iniezione di fiducia per il management che in poco più di un anno ha riportato sulla retta via una maison blasonata come Yves Saint Laurent, comprato il produttore di scarpe italiano Sergio Rossi, il gioielliere Boucheron, il produttore di orologi Bédat, le borse della Bottega Veneta. Rimanendo, secondo i dati sulla posizione finanziaria presenti nel bilancio 2000, con 3,1 miliardi di dollari in cassa (più di 6mila miliardi di lire) da spendere in altre acquisizioni. E infatti non passa giorno che qualcuno non attribuisca a Gucci una nuova preda da annettere all’orbita del gruppo. Ultimamente si era parlato di contatti con la Chopard, un marchio dell’alta gioielleria che si inserirebbe molto bene nello stile Gucci, ma le trattative non sono facili visto che la proprietà è in mano a una famiglia e il prezzo è molto elevato. Quindi si è cominciato a parlare di Valentino, marchio messo in vendita dalla Hdp di Maurizio Romiti. Ma anche qui non mancano i problemi visto che al di là della notorietà della griffe i conti della casa di moda sono pessimi: basti dire che i debiti, quasi 400 miliardi, sono praticamente il doppio del fatturato. Il tentativo di Hdp sarebbe quello di scatenare un’asta tra i due rivali in affari, De Sole e Bernard Arnault leader del gruppo Lvmh, come è successo in passato per Fendi. Ma di questi tempi nessuno ha più intenzione di strapagare le aziende.
Secondo indiscrezioni attendibili, invece, in questi giorni De Sole è impegnato in un’altra acquisizione in Francia, quella per assicurarsi la maison Balenciaga insieme al suo stilista di spicco, Nicholas Guesquière, che avrebbe già accettato di passare al fianco di Tom Ford come qualche mese fa aveva già fatto l’inglese Alexander McQueen.
Sulla Gucci rimane comunque pendente la causa intentata da Lvmh di fronte alla corte olandese per l’ingresso, ormai due anni fa, del gruppo PinaultPrintemps nel capitale della casa di moda fiorentina. Con quell’operazione Arnault fu diluito dal 34% al 20%, una quota che non dà diritto a rappresentanti nel consiglio di amministrazione della società. Ora il Tribunale di Amsterdam ha ordinato un’investigazione su quell’operazione ma prima di sei mesi difficilmente se ne conoscerà l’esito. In questo lasso di tempo è possibile che i due imprenditori rivali, Pinault e Arnault, si mettano d’accordo per una qualche soluzione che accontenti tutti. Non è quindi escluso che nei prossimi mesi arrivi un’Opa estesa a tutto il mercato e a un prezzo giudicato corretto dal management della Gucci.